Stretto di Hormuz, parla Emanuele Grimaldi (Ics): «Inaccettabile pagare pedaggi. Serve un cessate il fuoco permanente»
Stretto di Hormuz, parla Emanuele Grimaldi (Ics): «Inaccettabile pagare pedaggi. Serve un cessate il fuoco permanente»
Nonostante la riapertura dello stretto, la navigazione resta incerta. Il presidente dell’International chamber of shipping ai microfoni di Class Cnbc: «Ci sono 20-30 mila persone esposte direttamente ai rischi della belligeranza»

di di Marina Valerio (ClassCnbc)  18/04/2026 02:00

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 La dichiarazione di apertura dello Stretto di Hormuz annunciata dall’Iran il 17 aprile apre una finestra, ma la navigazione resta fortemente condizionata dal quadro geopolitico e militare che rimane fragile e ad alto rischio.

A commentare l’annuncio in un momento decisivo per il trasporto marittimo globale e per i flussi energetici è il presidente dell’International chamber of shipping (Ics), Emanuele Grimaldi, che rappresenta oltre l’80% della flotta mercantile mondiale, storico armatore e amministratore delegato del gruppo Grimaldi. Ecco le sue considerazioni a caldo, ai microfoni di Class CNBC.

Domanda. Presidente Grimaldi, partiamo dal quadro operativo: il 13 aprile è scattato il blocco navale americano, poi la tregua in Libano e infine l’apertura di Teheran. Oggi chi controlla realmente Hormuz?

Risposta. Formalmente l’autorità preposta al controllo della navigazione è l’Imo, l’Agenzia delle Nazioni Unite che dovrebbe garantire il libero trasporto delle merci e la sicurezza della navigazione. Ma in una situazione di guerra, il controllo è di fatto esercitato dai Paesi belligeranti. Da un lato c’è l’Iran, che aveva imposto il blocco, dall’altro gli Stati Uniti, intervenuti successivamente dicendo: non possono passare solo le navi degli amici iraniani, quindi blocchiamo anche noi. Questa, in estrema sintesi, è la situazione.

D. L’Iran apre se regge la tregua. Quindi Hormuz è navigabile o no?

R. Si tratta di uno specchio d’acqua molto vasto e, se ci fosse la volontà da parte sia dell’Iran sia degli Stati Uniti, certamente si potrebbe passare. Ci sono stati anche episodi di posizionamento di mine, ma esistono corridoi che dovrebbero esserne liberi. Oggi (venerdì 17 aprile, ndr) è arrivata una buona notizia, l’Iran dice di aver riaperto la navigazione. Invito alla massima prudenza, è ancora prematuro trarre conclusioni, soprattutto perché abbiamo a bordo i marittimi. Spesso parliamo di queste 1.000-2.000 navi, parte delle quali sono stanziali perché stanno sempre nel Golfo Persico, quindi parliamo di circa 1.100 navi impegnate nella navigazione internazionale, su un totale di 90 mila navi nel mondo sui traffici internazionali, ma con 20-30 mila persone esposte direttamente ai rischi della belligeranza.

D. Attualmente esiste un doppio regime, iraniano e americano. Come incide concretamente sui transiti?

R. In precedenza l’Iran bloccava tutte le navi tranne le proprie e quelle dei Paesi amici che esportavano il petrolio iraniano. Questa era la principale fonte di reddito per Teheran. Gli Stati Uniti sono intervenuti con un blocco mirato proprio alle navi che esportavano petrolio iraniano. Ora sembrano aprirsi discorsi di tregua e di pace, e quindi potrebbe esserci anche una buona occasione, una buona finestra per lasciare l'Iran, naturalmente noi seguiamo l’Imo. Dobbiamo saperne un po’ di più. Siamo passati per tanti proclami da tutte le parti, anche molte delle notizie non sono né provate né attendibili.

D. Teheran aveva formalizzato un sistema di pedaggi in criptovalute. Ma esistono riscontri?

R. È inaccettabile pagare pedaggi per la navigazione. La libera navigazione è un principio fondamentale, e l’Iran, essendo parte dell’Imo, dovrebbe rispettarlo. Tuttavia, ci troviamo in una situazione di guerra. Anche noi abbiamo sentito di possibili pedaggi e di altre situazioni, però non ci sono concrete prove a riguardo. Si parla di pedaggi, ma spesso si tratta di navi iraniane che trasportano petrolio iraniano. È difficile pensare a un pagamento di pedaggi in questi casi. Molte navi, inoltre, non transitano ufficialmente: possono spegnere i segnali, passare di notte o seguire corridoi non tracciati. Quindi non abbiamo numeri certi.

D. Le assicurazioni per le navi nel Golfo sono un problema?

R. Le navi devono pagare per i rischi di guerra. È difficile trovare assicurazioni per navi che transitano in aree di conflitto se ti bombardano. Questi sono rischi che non si devono prendere.

D. Quali condizioni sono necessarie per riprendere il traffico nello Stretto di Hormuz?

R. È necessario un accordo permanente di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Se le minacce cessano, il traffico potrebbe riprendere rapidamente.

D. La presenza militare di Trump sta funzionando?

R. È una questione politica e militare complessa. Tutto sembrerebbe riconducibile al tentativo di produrre la bomba atomica che in mano ad una teocrazia rappresenta un rischio per l'umanità, su questo non ci sono dubbi. Ma la pace è fondamentale per il ritorno alla normalità nel traffico marittimo.

D. Meglio una soluzione diplomatica a guida cinese che includa l'Iran, oppure un’asse Stati Uniti-Cina?

R. Quello cinese è un grande popolo, oltretutto sono molto bravi nella loro diplomazia, ragionano molto prima di prendere delle decisioni. È il più grande protagonista del commercio mondiale. È un Paese importantissimo con un peso enorme e certamente può avere un ruolo importante in Pakistan, che è più vicino all’Iran. Ma certamente tutti gli uomini di buona volontà dovrebbero fare uno sforzo per raggiungere questa pace nel più breve tempo possibile, e forse anche discutere di come disarmare il tentativo di costruire la bomba atomica.

D. Cosa cambia per lo shipping dopo questa crisi di Hormuz?

R. Abbiamo dimostrato resilienza anche in passato, affrontando sfide più importanti come la pandemia e il blocco del Canale di Suez da parte degli yemeniti. Sul mare siamo abituati a vivere nel contesto internazionale; prima ancora c’era stata la pirateria… (riproduzione riservata)