Stress test Fmi, aumentano le banche globali esposte a una crisi nel settore AI
Stress test Fmi, aumentano le banche globali esposte a una crisi nel settore AI
Un numero crescente di istituti sarebbe in difficoltà in caso di stagflazione e limitati effetti dell’intelligenza artificiale

di di Francesco Ninfole 13/10/2026 22:45

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Le banche globali sono «resilienti», ma un crescente numero di istituti sarebbe in difficoltà in uno scenario di recessione ed elevata inflazione, innescato da una forte correzione delle aspettative di produttività legate all'AI. Lo ha evidenziato uno stress test del Fmi.

Nello scenario avverso 110 banche che pesano per il 22% degli asset mondiali sarebbero «deboli», cioè avrebbero un indice di capitale inferiore al 7%. Il numero di banche deboli è salito quest’anno rispetto a quello registrato negli esami del 2025 (88 banche per un valore pari al 18% degli attivi globali).

Le posizioni iniziali di capitale erano simili nei due anni considerati, ma nel 2026 le perdite sono state maggiori per effetto delle condizioni dello stress test che ha considerato uno shock più forte dell’energia e un maggiore rialzo dei tassi dei titoli di Stato a lungo termine. Nelle ipotesi della prova sarebbero in difficoltà soprattutto istituti di minori dimensioni, assieme a un numero limitato di grandi gruppi, secondo il Fmi, che non ha pubblicato dati individuali.

I risultati per area geografica

I risultati degli stress test variano molto in base all'area di riferimento. Le banche asiatiche avrebbero la maggiore erosione del capitale a causa delle elevate perdite sui crediti (9% del capitale) legate all’aumento della disoccupazione e alla dipendenza della regione dal petrolio e dal gas importati.

Le banche europee avrebbero il secondo calo di capitale più consistente. Invece gli istituti del Nord America sarebbero nel complesso resilienti, sostenuti dalla generazione di proventi netti da interessi e commissioni, ma alcuni istituti dell’area subirebbero perdite superiori alla media in caso di problemi nel settore finanziario non bancario (Nbfi).

Lo scenario dello stress test tra AI e tassi

Lo scenario avverso ha considerato aumenti di produttività per l'AI inferiori alle attese con tassi più elevati, in un contesto caratterizzato da fragilità del mercato obbligazionario e interruzioni nell’approvvigionamento energetico. Lo stress test ha ipotizzato una brusca correzione delle valutazioni del settore AI con forti ripercussioni sui mercati finanziari globali. Inoltre lo scenario ha incluso tensioni su pronti contro termine e sui bond (i rendimenti delle obbligazioni a breve e a lungo termine aumenterebbero rispettivamente di 150 e 300 punti base), con costi di finanziamento in rialzo in tutti i settori e in tutte le economie.

Di conseguenza la crescita del pil reale globale sarebbe di circa il 3% al di sotto dello scenario di base. La disoccupazione globale aumenterebbe del 3,5%, mentre l’inflazione crescerebbe di oltre il 4% entro il 2027.

In base a queste ipotesi, l’indice di capitale di maggiore qualità (Cet1) del settore bancario globale calerebbe di circa 150 punti base, attestandosi all’11,5%. Il valore resterebbe al di sopra dei minimi regolamentari. Il calo sarebbe determinato soprattutto dalle svalutazioni sui crediti, in parte compensate da un maggiore margine di interesse. Tuttavia, la resilienza aggregata nasconde «sacche di debolezza» secondo il Fmi.

Nel complesso gli stress test del Fondo Monetario Internazionale sono «un buon promemoria del fatto che non dovremmo dare per scontata la resilienza», ha detto Athanasios Vamvakidis, vice direttore del dipartimento monetario e dei mercati di capitale del Fmi, aggiungendo che l’analisi dovrebbe fungere da suggerimento per le autorità che stanno «valutando modifiche normative» per il settore bancario, con riferimento implicito innanzitutto a quelle Usa. (riproduzione riservata)