Streaming, intelligenza artificiale e consolidamento. Sono questi i tre assi lungo i quali si sta trasformando il mercato globale Media & Entertainment, con le piattaforme digitali sempre più centrali nella distribuzione e nella monetizzazione dei contenuti.
Nel 2025 il fatturato aggregato dei 25 principali gruppi internazionali privati del settore ha raggiunto 362,8 miliardi di euro, in crescita del 2,8% rispetto al 2024 e del 6,8% sul 2022. Gli operatori statunitensi continuano a dominare il comparto, concentrando l’84% dei ricavi complessivi. È quanto emerge dal nuovo Report Media & Entertainment dell’Area Studi Mediobanca.
A trainare il mercato è soprattutto il video on demand in abbonamento. Nel 2025 i ricavi Svod hanno infatti rappresentato il 22,2% del giro d’affari complessivo dei principali operatori internazionali, registrando una crescita del 13,4% rispetto all’anno precedente, la più sostenuta tra le principali linee di business. Nello stesso periodo sono invece diminuiti i ricavi pubblicitari (-4,1%), quelli della pay TV tradizionale (-2,5%) e quelli legati alla produzione e distribuzione di contenuti (-2,1%).
La base degli utenti delle piattaforme streaming è comunque aumentata del 6,1% al 31 dicembre 2025, anche se a un ritmo inferiore rispetto agli anni precedenti. Netflix mantiene la leadership globale con oltre 300 milioni di abbonati e una quota del 27,7% del mercato Svod mondiale. Seguono Amazon Prime Video, con oltre 200 milioni di utenti, e Walt Disney, che con Disney+ e Hulu supera i 196 milioni di sottoscrittori.
La crescita dello streaming si accompagna a una nuova fase di consolidamento dell’industria. Dopo l’acquisizione di Paramount da parte di Skydance, il completamento dell’operazione Canal+/MultiChoice e il rafforzamento di MFE in ProSiebenSat.1, il 2026 si caratterizza per ulteriori operazioni straordinarie. Tra queste figurano le offerte di acquisizione promosse da Paramount Skydance su Warner Bros. Discovery e da Fox su Roku.
Secondo Mediobanca, le operazioni riflettono la ricerca di maggiori economie di scala, la necessità di rafforzare il posizionamento nello streaming e il ruolo sempre più centrale delle piattaforme digitali nella distribuzione e nella monetizzazione dei contenuti.
Il settore mostra intanto un miglioramento della redditività: nel 2025 l’ebit margin medio dei principali operatori internazionali è salito al 14,3%, 0,7 punti percentuali in più rispetto al 2024. Sul podio figurano Netflix, con un margine del 29,5%, Versant al 21,1% e TelevisaUnivision al 21%.
Accanto alle operazioni di aggregazione, la trasformazione è sempre più tecnologica. L’intelligenza artificiale generativa, rileva l’Area Studi Mediobanca, sta diventando una componente strutturale dell’industria audiovisiva e interviene lungo l’intera catena del valore, dalla pre-produzione alla distribuzione e alla monetizzazione dei contenuti. La competizione futura dipenderà quindi sempre più dalla capacità degli operatori di integrare dati, capacità computazionali e tecnologie AI all’interno dei propri modelli di business.
Il quadro italiano presenta dinamiche simili, pur con una crescita più moderata. Nel 2024 i ricavi aggregati dei principali operatori Media & Entertainment sono aumentati del 7,4% rispetto al 2023 e del 10,7% sul 2022. A sostenere la crescita sono stati soprattutto il segmento Svod, salito del 15,8%, il mercato pubblicitario, cresciuto del 9,6%, e la ripresa della pay TV tradizionale, con un incremento del 5,4%.
Il mercato rimane fortemente concentrato: Rai, Sky e Mediaset generano insieme circa il 63% del fatturato complessivo. La loro quota, tuttavia, è progressivamente diminuita per effetto dell’espansione delle piattaforme online: nel 2022 arrivava infatti al 68%. Rai si conferma il primo operatore per ricavi con 2,8 miliardi di euro, in crescita del 4,7%, davanti a Sky con 2,3 miliardi (+8,6%) e Mediaset con 2,1 miliardi (+6,9%). Parallelamente, Netflix, Prime Video, Disney+ e Dazn continuano a rafforzare la propria presenza nel mercato audiovisivo italiano.
Nel 2024 gli organici dei principali operatori italiani si sono ridotti del 3,8%, a 22.619 unità, in un contesto segnato dal consolidamento internazionale e dal progressivo riposizionamento verso l’offerta streaming. L’Ebit margin aggregato è invece tornato positivo, al 2,5%.
Nel 2025 il settore radiotelevisivo italiano ha raggiunto un giro d’affari di 9,6 miliardi di euro, in aumento dello 0,7% sull’anno precedente e quasi del 10% rispetto al 2019. Anche in questo caso lo spostamento verso il digitale è evidente: gli abbonamenti web sono aumentati del 10% e rappresentano il 24,9% dei ricavi complessivi.
Lo streaming genera circa 2,4 miliardi di euro e rappresenta ormai il 59,4% del mercato della pay TV, con un incremento di quasi 45 punti percentuali rispetto al 2019. Di contro, gli abbonamenti alla pay TV tradizionale sono diminuiti del 5,5%.
Anche la pubblicità evidenzia il cambio di paradigma: nel 2025 i ricavi televisivi sono diminuiti del 2,6%, mentre la radio è cresciuta del 2,1%. Le piattaforme digitali concentrano ormai oltre il 66% degli investimenti pubblicitari nazionali. Internet è inoltre diventato la principale porta di accesso alle notizie: il 55,8% degli italiani si informa online, contro il 43,2% che utilizza la televisione, anche se i media tradizionali mantengono livelli di fiducia superiori rispetto alle fonti online.
Nel confronto con i principali broadcaster pubblici europei, il sistema radiotelevisivo tedesco rimane quello di maggiori dimensioni, con 9,8 miliardi di euro, davanti al Regno Unito con 7,9 miliardi e alla Francia con 4,4 miliardi. L’Italia si ferma a 2,8 miliardi, ma presenta un modello caratterizzato da un livello di contribuzione a carico degli utenti inferiore alla media europea e da una struttura dei ricavi più equilibrata tra raccolta pubblicitaria e risorse pubbliche.
Nel 2024 la Rai ha registrato un ebit margin del 3,9%, in calo di 1,7 punti percentuali sul 2023, ma comunque superiore a quello degli altri broadcaster considerati, con l’Austria al 2% e la Svizzera all’1,1%; per gli altri operatori il margine è negativo.
Sul fronte del canone, i 90 euro annui pagati in Italia rappresentano il livello più contenuto tra i principali Paesi europei: 0,25 euro al giorno per abbonato contro una media europea di 0,34 euro. La trasformazione delle modalità di fruizione, con la diffusione dei dispositivi connessi e il ridimensionamento della centralità del televisore tradizionale, pone secondo Mediobanca il tema dell’adeguamento dei criteri di finanziamento del servizio pubblico.
Per il 2026 l’Area Studi Mediobanca prevede una crescita del 5,3% dei ricavi aggregati dei principali operatori internazionali Media & Entertainment. Ancora una volta sarà il video on demand a trainare il comparto, con una crescita attesa del 14,9%. Positive anche le prospettive per la raccolta pubblicitaria, prevista in aumento dell’11,6%, e per parchi a tema e merchandising, attesi in crescita dell’8,8%. Più contenuta, al 2%, la crescita prevista per produzione e distribuzione di contenuti, mentre gli abbonamenti alla pay TV tradizionale dovrebbero diminuire del 5,7%.
In Italia la crescita dovrebbe essere più moderata, con un incremento stimato dei ricavi aggregati dei principali operatori compreso tra il 4% e il 5%. A sostenere il mercato saranno anche i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 e la Coppa del Mondo FIFA 2026, oltre alla diffusione delle offerte Avod (Advertising Video on Demand), dei piani supportati dalla pubblicità e dei Fast Channels e al contributo della produzione e distribuzione di contenuti.
Restano tuttavia segnali di debolezza sul fronte della pubblicità tradizionale. Nel primo semestre 2026 il settore radiotelevisivo italiano ha registrato una flessione del 2,2%, che arriva al 5,6% nel solo mese di giugno. La televisione è scesa del 2,1% nel semestre e la radio del 3,7%, mentre il digital advertising ha continuato a crescere, segnando un +3,4%.
Il passaggio decisivo, nella lettura di Mediobanca, è quindi quello dalla semplice acquisizione di nuovi abbonati alla capacità di monetizzare le audience attraverso pubblicità, dati e servizi a maggior valore aggiunto. È su questo terreno, insieme all’integrazione dell’intelligenza artificiale e alla ricerca di scala globale, che si sta spostando la competizione nel Media & Entertainment. (riproduzione riservata)