Il vecchio adagio di Borsa «Sell in May and go away» propone un modo semplice per battere il mercato: vendere le azioni a maggio, restare fuori durante il semestre estivo, potenzialmente più debole, e tornare a investire in autunno. I dati storici offrono un fondamento a quest’idea. Gli ultimi dieci anni, tuttavia, evidenziano un problema rilevante. «Tra l’esistenza di un’anomalia stagionale e il successo di una strategia d’investimento c’è una grande differenza. Un recente backtest di Reuters mostra che un investitore che avesse mantenuto l’investimento nell’S&P 500 dal 2016 avrebbe ottenuto un rendimento quasi doppio rispetto a chi fosse uscito sistematicamente dal mercato a maggio», sottolinea a Milano Finanza Francesco Bergamini, rappresentante di Freedom24, società internazionale di broker online, in Italia (agente collegato autorizzato).
Allo stesso tempo, l’effetto Halloween non è del tutto scomparso. Ne deriva un paradosso: una regolarità stagionale può esistere sul piano statistico, ma la sua applicazione meccanica può produrre risultati inferiori a quelli di una normale strategia buy & hold, ossia acquistare e mantenere l’investimento.
La logica alla base della strategia di Halloween è semplice: l’investitore acquista azioni a fine ottobre o all’inizio di novembre, le mantiene fino ad aprile e riduce poi l’esposizione al mercato da maggio a ottobre. Il fondamento accademico di questa regola è stato fornito dallo studio di Sven Bouman e Ben Jacobsen che hanno individuato un effetto stagionale ricorrente nei rendimenti azionari, noto, appunto, come indicatore di Halloween. «Tuttavia, il fatto che il periodo novembre–aprile abbia storicamente registrato risultati medi migliori rispetto a maggio–ottobre non significa che il semestre estivo debba necessariamente chiudersi in perdita. È proprio qui che risiede il rischio principale della strategia: l’investitore può non beneficiare di alcune fasi di forte rialzo che, nel lungo periodo, si rivelano più importanti del vantaggio stagionale medio», avverte Bergamini.
Gli ultimi dieci anni hanno messo alla prova il sell in May. Dal 1945 l’S&P 500 ha registrato un rendimento medio del 2% tra maggio e ottobre, contro quasi il 7% tra novembre e aprile. Nell’ultimo decennio, però, il semestre tradizionalmente «debole» ha registrato risultati decisamente migliori: il rendimento medio si è avvicinato al 7% e uno dei più recenti periodi maggio-ottobre ha segnato un guadagno del 22,1%. Il periodo che la strategia classica suggerisce di evitare è diventato sempre più spesso una fonte di rendimenti consistenti.
E se durante l’estate la liquidità venisse investita? Chi vende le azioni a maggio non deve necessariamente lasciare il capitale in liquidità senza ottenere alcun rendimento. «Nel contesto attuale, il capitale può essere investito in titoli del Tesoro statunitensi a breve termine o in altri strumenti prudenti. Abbiamo quindi esteso il confronto a tre strategie», continua Bergamini, spiegando che i calcoli sono stati effettuati sul periodo da novembre 2015 a ottobre 2025, che comprende dieci cicli stagionali completi, partendo da un capitale iniziale di 10.000 dollari. Per la componente difensiva della strategia di Halloween moderna è stata utilizzata la serie dei rendimenti medi mensili dei titoli del Tesoro statunitensi a tre mesi (si veda la tabella sotto).
«Il motivo per cui abbiamo scelto come periodo il decennio 2015-2025», spiega l’esperto, «è perché in questi dieci anni abbiamo vissuto di tutto, dalla pandemia di Covid, all’inflazione in ripresa, al boom dell'intelligenza artificiale fino alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Sono stati dieci anni intensi». Il risultato mette in luce un aspetto importante. Sostituire la liquidità con titoli del Tesoro a breve termine migliora effettivamente la strategia: il valore finale del portafoglio passa da 17.280 a 19.306 dollari. In altre parole, gli interessi aggiungono 2.000 dollari per ogni 10.000 dollari di capitale iniziale.
La strategia con il risultato migliore, tuttavia, resta la stessa. La strategia che prevede di restare investiti nel mercato, indica il rappresentante di Freedom24 in Italia, ha chiuso il periodo con un capitale di 32.900 dollari, 13.600 dollari in più rispetto alla strategia di Halloween moderna. Il divario rimane, quindi, ampio anche sostituendo la liquidità a rendimento zero con i titoli del Tesoro.
È questo il rischio principale della strategia di Halloween. Il problema non è l’assenza di un rendimento, ma il fatto che, in alcuni anni, l’investitore si ritrova fuori dal mercato proprio quando questo registra i risultati migliori.
Per un investitore di lungo periodo, questa differenza è importante. La strategia buy & hold non cerca di prevedere quali semestri offriranno i risultati migliori. L’investitore si espone a tutta la volatilità del mercato, ma partecipa anche a tutte le fasi di crescita. La strategia di Halloween cerca, invece, di ridurre il rischio sacrificando una parte dei rendimenti potenziali. Gli ultimi anni hanno mostrato che il prezzo di questa «assicurazione» può rivelarsi troppo elevato. Ma allora significa che la stagionalità è inutile? «No», chiarisce Bergamini. «L’effetto Halloween resta un’interessante regolarità storica. È però più prudente utilizzarlo come fattore aggiuntivo nella gestione del portafoglio, anziché come segnale automatico di compravendita. In altre parole, il calendario può essere uno strumento utile per la gestione del rischio, ma non dovrebbe diventare un sistema d’investimento».
Con l’avvicinarsi del periodo novembre-aprile, gli investitori dovrebbero tener presente che l’aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi potrebbe esercitare pressioni sulle valutazioni, in particolare nel settore tecnologico e negli altri comparti in cui le valutazioni dipendono fortemente dai flussi di cassa futuri. Il superamento dei rendimenti dei Treasury decennali del 5% accentua questo rischio, nonostante la solidità degli utili aziendali.
Allo stesso tempo, il mercato avrà bisogno di conferme sulla capacità degli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale di tradursi in una crescita sostenibile dei ricavi e dei flussi di cassa. Nella prossima fase del ciclo dell’AI, per gli investitori sarà probabilmente sempre più importante valutare non soltanto l’entità della spesa per investimenti, ma anche la capacità delle aziende di ricavarne un ritorno concreto. Questo perché, afferma l’esperto, se i ritorni, attesi molto elevati, non sono in linea con l’aumento dei tassi di interesse i rischi aumentano. Questo può far spostare l’ago della bilancia in maniera molto rapida.
I rendimenti dell’S&P 500 sono molto legati all’andamento delle Magnifiche 7, il rischio concentrazione c’è sempre. Quindi, anche se Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta, Nvidia e Tesla dovessero correggere (+2227% da ottobre 2016 al 30 settembre 2026 contro il +470% della Magnifiche 7 europee, si veda l’altra tabella), «la strategia di Halloween resta la scelta più efficace. Bisogna rimanere investiti. Le stagionalità servono eventualmente per gestire una parte marginale, magari più tattica, del portafoglio piuttosto che stravolgerlo continuamente», aggiunge Bergamini.
Se i rendimenti dei Treasury Usa a 10 anni dovessero continuare a mantenersi elevati, il settore più sensibile ai tassi è quello tecnologico. Il secondo che potrebbe eventualmente soffrire con tassi più alti a lungo è quello immobiliare, soprattutto le società che costruiscono data center per l’AI. È la prima volta che si vede un legame così stretto tra questi due settori, di solito divergenti.
Il settore che, invece, può continuare a beneficiarne è quello bancario, forse più in Europa che negli Stati Uniti perché la gestione del credito è più oculata e questo permette alle banche di essere più solide. Senza dimenticare i settori dei consumi essenziali e quello energetico. «I nostri clienti stanno diversificando i propri portafogli a livello azionario. Negli ultimi anni è diventato dominante il tema degli investimenti in Etf con piani di accumulo. Ma la diversificazione non deve essere solo settoriale, ma anche geografica con Europa e Asia, due continenti meno presenti nei portafogli degli investitori», consiglia Bergamini, avvertendo che a volte il rischio più costoso per un investitore non è restare sul mercato troppo a lungo, ma uscirne troppo presto. (riproduzione riservata)