L’Italia consolida il vantaggio ed entra nell’ultimo miglio della campagna di riempimento degli stoccaggi di gas con un distacco di 17 punti percentuali rispetto alla media europea. Secondo l’ultimo aggiornamento di Gas Infrastructure Europe, riferito al 9 settembre, i depositi italiani sono pieni per oltre l’84% contro il 67,33% del dato Ue, in forte discesa rispetto al 79,6% dello stesso giorno del 2025. Per raggiungere il 90%, obiettivo comunitario in vista dell’inverno, all’Italia mancano ormai meno di sei punti, equivalenti a poco più di 12 Teravattora, uno stock di circa 1,1 miliardi di metri cubi.
Il tasso di riempimento è tanto più rilevante se si considera che le riserve nazionali hanno dovuto compensare il gas del Qatar, ancora fermo per causa maggiore, con crescenti importazioni da altre fonti: in testa l’Algeria, seguita dall’Azerbaigian tramite il gasdotto Tap e dalla quota crescente di gas naturale liquefatto.
Stando ai dati Snam aggiornati al 31 agosto, dall’inizio del 2026 l’Italia ha importato 41,4 miliardi di metri cubi di gas. La quota più consistente, 14,7 miliardi, è arrivata dall’Algeria attraverso il gasdotto Transmed, che attraversa la Tunisia e raggiunge la rete italiana a Mazara del Vallo. Altri 13,7 miliardi sono stati consegnati via nave ai terminali di rigassificazione: il dato riunisce i flussi di Cavarzere, Livorno, Panigaglia e le due unità gemelle di Ravenna e Piombino.
Da Melendugno sono entrati invece 6,5 miliardi di metri cubi, trasportati dal gasdotto Tap lungo la rotta che porta il gas azero dal Mar Caspio fino alla Puglia. Passo Gries ha contribuito con 5,2 miliardi provenienti dalla rete svizzera e dai mercati dell’Europa nord-occidentale, mentre da Tarvisio sono transitati 1,1 miliardi attraverso la rete austriaca. Chiude la graduatoria Gela, punto di approdo del Greenstream dalla Libia, con appena 200 milioni di metri cubi, quota che Eni potrà aumentare grazie agli accordi con la compagnia nazionale Noc.
Il vantaggio dell’Italia emerge anche indirettamente dal report “The Commodities Feed: Brent breaks above $100/bbl amid Us-Iran escalation”, pubblicato il 10 settembre da Ing Think. Mentre l'Italia mette in sicurezza i propri depositi, gli analisti sottolineano che il resto d’Europa è al di sotto della media degli ultimi 5 anni e che «questa marcata carenza di scorte lascia il mercato energetico globale fortemente esposto e vulnerabile all'avvicinarsi della stagione dei riscaldamenti», il tutto mentre il gas supera gli 80 euro a Mwh e il Brent sfonda quota 100 dollari.
Per Ing il problema non è solo quanto gas sia stato accumulato, ma il margine di sicurezza rimasto all’Europa davanti a nuovi shock dei prezzi. Con i depositi meno pieni, il mercato dispone di un cuscinetto più sottile e diventa quindi più sensibile sia a un calo delle temperature sia a eventuali problemi nelle forniture. A rendere il quadro più delicato è il differenziale tra il prezzo europeo Ttf e il riferimento asiatico Jkm, che Ing segnala in ampliamento. Se il mercato asiatico paga di più, i carichi di gnl possono essere dirottati verso l’Asia, costringendo l’Europa a offrire prezzi più elevati per attirare le metaniere. La competizione non riguarda dunque soltanto la disponibilità fisica del gas, ma anche la capacità dei compratori europei di assicurarsi i carichi.
A questa pressione si aggiungono le notizie sugli attacchi con droni ucraini contro alcuni impianti di trattamento del gas nella regione russa di Yamal. Ing non quantifica l’impatto sulle forniture, ma indica l’episodio come un ulteriore spinta al rialzo delle quotazioni.
Intanto, Snam sta prolungando la vita delle concessioni dei siti di stoccaggio. In attesa della seconda proroga ci sono i siti di Brugherio, Ripalta, Sergnano, Settala, Sabbioncello, Cortemaggiore e Minerbio, mentre risultano già rinnovate con decreto definitivo le concessioni di Fiume Treste, fino al 20 giugno 2032; Cellino, fino al 9 dicembre 2034, e Collalto, fino al 16 giugno 2034. (riproduzione riservata)