L’Italia continua a riempire gli stoccaggi di gas in vista della prossima stagione invernale e stacca di quasi 20 punti la media europea.I depositi italiani, infatti, alla data del 19 agosto hanno superato l’80% secondo i dati di Gie-Gas Infrastructure Europe, mentre l’Europa è poco sopra il 61%.
Le rilevazioni di Gie mostrano un sistema nazionale più avanti rispetto ai grandi mercati continentali, nonostante la crisi di Hormuz. Soltanto Polonia e Portogallo, rispettivamente con l’89,4% e l’88,2%, hanno una percentuale di riempimento superiore a quella italiana. Si tratta però di Paesi con una capacità di stoccaggio molto più contenuta. L’Italia dispone invece di oltre 203 Teravattora di capacità tecnica, seconda in Europa soltanto alla Germania, che al 19 agosto aveva riempito appena il 50,1% dei propri depositi. Ancora più indietro la Francia, al 64,6%.
Al 30 giugno, stando alla semestrale di Snam, il riempimento dei depositi gestiti dal gruppo era già al 67%, oltre 18 punti sopra la media europea. La capacità complessiva, intanto, è salita a 18,2 miliardi di metri cubi, il livello più elevato d’Europa: di questi, 4,6 miliardi sono destinati allo stoccaggio strategico e 13,6 miliardi costituiscono la capacità disponibile.
La composizione degli approvvigionamenti conferma il livello di diversificazione raggiunto dall’Italia dopo lo stop al gas russo e i numeri della piattaforma Polaris di Snam aiutano a leggere la campagna di riempimento, partita come ogni anno ad aprile. Tra ottobre 2025 e marzo 2026 i depositi italiani hanno erogato 9,5 miliardi di metri cubi di gas, coprendo il 23% della domanda nazionale. Un altro 26% è stato assicurato dal gas naturale liquefatto e il restante 51% dalle importazioni via gasdotto. La capacità dei siti è pari a 19 miliardi di metri cubi.
Nel primo semestre del 2026 sono stati immessi nella rete italiana 31,2 miliardi di metri cubi di gas, lo 0,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. L’Algeria si conferma la prima fonte di approvvigionamento con 11,4 miliardi entrati da Mazara del Vallo, contro i 10,9 miliardi di un anno prima.
Quasi allo stesso livello si colloca ormai il gas naturale liquefatto (settore che Snam st rafforzando anche a livello societario), che nei primi sei mesi dell’anno ha raggiunto 10,7 miliardi di metri cubi, mezzo miliardo in più rispetto al primo semestre 2025. Tornando ai gasdotti, gli arrivi si mantengono stabili all’Azerbaigian, attraverso il gasdotto Tap che approda a Melendugno sono arrivati 4,9 miliardi rispetto ai 4,8 miliardi dello stesso periodo 2025. I flussi dal Nord-Ovest europeo attraverso Passo Gries sono invece scesi da 4,2 a 3,4 miliardi, mentre quelli dal Nord-Est europeo attraverso Tarvisio restano bassi ma sono leggermente saliti da 0,5 a 0,6 miliardi. Residuale il contributo della Libia: da Gela sono transitati 0,2 miliardi, contro gli 0,5 miliardi del primo semestre 2025. Il Paese nordafricano, però, vuole aumentare le esportazioni attraverso un maxi-piano di investimenti che coinvolge Eni e le altre big oil presenti sul mercato libico.
Nel complesso, le importazioni via gasdotto sono diminuite del 2%, pari a 400 milioni di metri cubi, ma il calo è stato più che compensato dalla crescita del gas liquefatto. Secondo Snam, nel secondo trimestre 2026 il Gnl ha garantito un terzo dell’approvvigionamento complessivo (34%) grazie ai cinque terminali italiani.
Cavarzere resta il primo punto di ingresso con 4,6 miliardi di metri cubi rigassificati nel semestre, poco sotto i 4,7 miliardi del 2025. Seguono Piombino, salito da 2 a 2,4 miliardi, e Livorno, stabile a 2,2 miliardi. Panigaglia è sceso da 0,9 a 0,6 miliardi, mentre il rigassificatore di Ravenna, entrato in esercizio nel maggio 2025, ha portato il proprio contributo da 0,3 a un miliardo. Piombino e la nuova Fsru ravennate, quindi, hanno più che compensato la flessione degli altri impianti.
Il rapporto di Polaris misura anche gli effetti della crisi mediorientale e del blocco dello Stretto di Hormuz. Nell’intero semestre la disponibilità di Gnl non ne ha risentito: anzi, i volumi immessi in rete sono aumentati del 5%. L’impatto si è concentrato a giugno, quando gli arrivi di gas liquefatto sono diminuiti di 600 milioni di metri cubi, l’11% in meno rispetto allo stesso mese del 2025. Sempre a giugno, i flussi da Passo Gries sono scesi del 23%, con una riduzione di 200 milioni di metri cubi, compensata solo in parte dall’aumento delle importazioni attraverso Tarvisio. (riproduzione riservata)