Stellantis, Volkswagen e Renault, che insieme rappresentano il 60% della produzione automobilistica europea, hanno sottoscritto un impegno comune sul «Made in Europe» inviato ai membri del Parlamento Europeo. Il testo del messaggio è stato anticipato dal Financial Times.
Nel documento congiunto, le tre case automobilistiche chiedono regole semplici e chiare, oltre a incentivi concreti per potenziare la produzione nell’Unione Europea. Il giorno prima Toyota e Jaguar Land Rover si erano invece espresse contro il progetto delle nuove regole europee, dimostrando che l’industria dell’auto è divisa.
Le aziende guidate da Antonio Filosa (Stellantis), Oliver Blume (Volkswagen) e Francois Provost (Renault) sottolineano che l’industria automobilistica europea è pronta a investire nella produzione sul territorio continentale, ma servono condizioni di contesto realistiche. Il «Made in Europe» dovrebbe sostenere la competitività, attrarre investimenti e tenere conto del divario di costi rispetto ai concorrenti internazionali. Solo così, sostengono le tre case, l’Europa potrà mantenere il proprio ruolo di potenza automobilistica globale.
Il punto centrale dell’impegno riguarda la definizione stessa di «Made in Europe»: secondo le tre aziende, l’etichetta deve essere semplice, raggiungibile e uniforme in tutta l’Ue. La proposta è fissare una soglia del 70% di contenuto di valore regionale, parametro che coprirebbe l’intera catena del valore, dalla progettazione alla produzione avanzata.
Stellantis, Volkswagen e Renault chiedono quindi alle istituzioni europee di costruire un quadro normativo che garantisca che il 70% dei veicoli venduti in Europa dalle case automobilistiche provenga per almeno il 70% dai 27 paesi dell’Ue: la formula «70:70 in EU27».
Il terzo messaggio riguarda gli incentivi alla localizzazione e al reshoring produttivo. Secondo le tre case, il «Made in Europe» non dovrebbe limitarsi a compensare i costi più alti della produzione europea, ma incentivare attivamente la rilocalizzazione delle filiere. Tra le richieste: un sostegno forte e mirato alla produzione europea di batterie, una flessibilità pragmatica nelle regole soprattutto per le vetture di piccole dimensioni e politiche capaci di rendere i veicoli elettrici più accessibili, contribuendo così a costruire una catena di approvvigionamento europea più forte. (riproduzione riservata)