Stellantis starebbe valutando accordi con alcuni costruttori automobilistici cinesi per rafforzare le proprie attività in Europa, alle prese con sovracapacità produttiva, concorrenza crescente e i costi della transizione all’elettrico. Secondo fonti vicine al dossier citate da Bloomberg, i colloqui avrebbero coinvolto gruppi come Xiaomi e XPeng e riguarderebbero possibili investimenti nelle attività europee del gruppo nato dalla fusione tra Fiat Chrysler e Psa.
Tra le opzioni discusse ci sarebbe anche la possibilità per i partner cinesi di acquisire quote di marchi del gruppo, tra cui Maserati, o di ottenere accesso alla capacità produttiva degli stabilimenti europei. Le trattative sono ancora preliminari e non è certo che si traducano in un accordo, ma riflettono la ricerca di nuove soluzioni industriali per stabilizzare il business europeo.
Il gruppo guidato dall’amministratore delegato Antonio Filosa ha avviato contatti con diversi operatori globali, come parte delle normali attività di dialogo con l’industria automobilistica, ha fatto sapere Stellantis, precisando tuttavia di non commentare indiscrezioni di mercato.
Un rafforzamento dei rapporti con i costruttori cinesi potrebbe offrire a Stellantis un accesso più rapido a tecnologie avanzate per veicoli elettrici e software, ambiti in cui molte aziende europee e americane sono rimaste indietro rispetto ai rivali cinesi, sostenuti negli anni da importanti sussidi pubblici di Pechino. Per i produttori cinesi, invece, la collaborazione rappresenterebbe un modo per accelerare l’ingresso nel mercato europeo, oggi sempre più strategico anche come sbocco commerciale in un contesto di forte guerra dei prezzi sul mercato domestico.
Il gruppo italo-franco-americano dispone inoltre di maggiore libertà di manovra in Europa rispetto agli Stati Uniti. Washington ha infatti deciso di vietare dal 2027 l’uso di tecnologie cinesi nei veicoli connessi sulle strade americane, mentre in Europa le auto elettriche cinesi continuano a guadagnare quote di mercato nonostante i dazi introdotti dall’Unione Europea.
Le valutazioni strategiche mettono in luce anche la crescente divergenza tra le attività europee e quelle nordamericane del gruppo. Negli Stati Uniti Stellantis ha avviato investimenti per circa 13 miliardi di dollari per rinnovare la gamma e sostenere marchi come Jeep e Ram, mentre in Europa il gruppo affronta un contesto più competitivo e margini più ridotti. Secondo le fonti, il management vede maggiori prospettive di rendimento negli Stati Uniti e sarebbe più cauto nel destinare nuovi capitali al mercato europeo, caratterizzato da una forte presenza di rivali come Volkswagen, Renault e dal rapido avanzare dei costruttori cinesi guidati da Byd.
Alcune delle discussioni avrebbero toccato anche la possibilità di una maggiore separazione operativa tra le attività europee e quelle americane del gruppo, anche se Stellantis ha smentito in modo netto l’ipotesi di uno scorporo societario.
Il costruttore sta cercando di stabilizzare le operazioni dopo un periodo turbolento, segnato da massicci tagli ai costi e da una transizione energetica più incerta del previsto. In diversi mercati, tra cui Europa e Stati Uniti, il passaggio all’elettrico procede infatti più lentamente rispetto alle attese iniziali. Le riflessioni arrivano anche dopo l’annuncio di svalutazioni e oneri straordinari per 22,2 miliardi di euro, legati in gran parte alla revisione dei piani sull’elettrico e alla cancellazione di alcuni progetti di batterie e modelli futuri.
Parallelamente Stellantis sta valutando anche un rafforzamento della collaborazione con il partner cinese Leapmotor, con cui sono allo studio progetti comuni su tecnologie elettriche e software per veicoli elettrici a prezzi accessibili destinati al mercato europeo. Il gruppo, controllato dal principale azionista John Elkann attraverso la holding Exor, dovrebbe fornire maggiori dettagli sulle proprie strategie il 21 maggio durante l’investor day negli Stati Uniti. In quell’occasione il management potrebbe chiarire il futuro assetto industriale tra Europa e Nord America e il ruolo che eventuali partner asiatici potrebbero avere nel rilancio delle attività europee. (riproduzione riservata)