Stellantis, un colosso della difesa vuole la fabbrica ferma in Canada per produrre veicoli militari
Stellantis, un colosso della difesa vuole la fabbrica ferma in Canada per produrre veicoli militari
Il produttore canadese di blindati Roshel ha bisogno di nuovi spazi per una commessa da 6 miliardi. Il sindaco del comune del Canada: Stellantis potrebbe non tornare a produrre prima del 2031

di Andrea Boeris 27/07/2026 09:11

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Lo stabilimento Stellantis di Brampton, fermo ormai dal 2023, potrebbe passare dalla produzione di automobili a quella di veicoli militari. Roshel, gruppo canadese della difesa specializzato nella produzione di mezzi blindati, sta valutando il sito alle porte di Toronto per sostenere un’espansione che potrebbe trasformarlo in uno dei principali poli della difesa del Paese.

L’impianto di Stellantis sarebbe la soluzione ideale per Roshel

L’operazione è legata a una maxi gara del governo federale canadese per la fornitura di Light Utility Vehicles alle forze armate. Roshel è uno dei due gruppi rimasti in corsa per il contratto, che potrebbe raggiungere un valore di 6 miliardi di dollari canadesi e comprende la produzione di 1.600-2.100 veicoli, oltre a 400-500 rimorchi leggeri.

Secondo quanto ricostruito da Toronto CityNews, l’azienda avrebbe bisogno di circa 2 milioni di piedi quadrati di nuovi spazi industriali, cinque volte gli attuali spazi utilizzati per produzione, ricerca e sviluppo. Lo stabilimento Stellantis di Brampton, con linee già predisposte per l’assemblaggio di veicoli e un’estensione compatibile con i piani del gruppo, sarebbe quindi una delle soluzioni più immediate.

Roshel pronta ad assumere migliaia di persone

Il ceo di Roshel, Roman Shimonov, ha spiegato che il settore della difesa potrebbe sostituire almeno in parte la capacità produttiva automobilistica persa in Canada negli ultimi anni. «Molte aziende automobilistiche hanno lasciato il Canada ed è proprio qui che la difesa può intervenire, riportando migliaia di dipendenti al lavoro, anche a Brampton», ha dichiarato l’ad.

Roshel produce attualmente circa 16 veicoli blindati al giorno e fornisce mezzi all’Ucraina e a diversi Paesi della Nato, tra cui Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Francia. In caso di aggiudicazione della commessa canadese, il gruppo sarebbe pronto ad assumere centinaia di lavoratori già entro la fine del 2026 e potenzialmente migliaia negli anni successivi.

L’obiettivo dichiarato è avviare le prime consegne già nel 2026, una tempistica particolarmente aggressiva che richiederebbe un impianto sostanzialmente pronto all’uso. Shimonov ha lasciato intendere che i colloqui preliminari sul fronte immobiliare sarebbero già iniziati e che Roshel non potrebbe attendere la conclusione formale della gara prima di preparare l’espansione.

Brampton fermo dal 2023 e ancora senza missione industriale

La fabbrica Stellantis di Brampton, dove lavoravano circa 3 mila persone, è sostanzialmente inattiva dall’uscita dell’ultimo veicolo dalle linee nel 2023. Il sito produceva modelli Chrysler e Dodge, ma non ha ancora ricevuto una nuova missione industriale. La Jeep Compass che inizialmente avrebbe dovuto essere assegnata allo stabilimento canadese è stata invece destinata all’impianto Stellantis di Belvidere, in Illinois, aumentando l’incertezza sul futuro della fabbrica.

La questione è diventata uno dei dossier più delicati nei rapporti tra Stellantis, il governo canadese e i sindacati, anche perché il gruppo guidato da Antonio Filosa ha ricevuto oltre 200 milioni di dollari canadesi di sostegni federali per favorire la trasformazione del sito verso la produzione di veicoli elettrici. Stellantis sostiene di essere ancora impegnata nella ricerca di «un futuro sostenibile» per Brampton e di aver avviato discussioni costruttive con il governo e con gli altri soggetti interessati. Al momento, però, non è stato indicato alcun nuovo modello destinato alle linee canadesi.

Il sindaco di Brampton: Stellantis potrebbe tornare solo nel 2031

Ad alimentare le preoccupazioni sono anche le dichiarazioni del sindaco di Brampton, Patrick Brown, secondo cui il gruppo automobilistico avrebbe prospettato un possibile ritorno della produzione non prima di cinque anni. «Sto sentendo da Stellantis che potrebbero non tornare fino al 2031 e questo è inaccettabile», ha affermato Brown, chiedendo al governo federale di far rispettare gli obblighi assunti dal gruppo automobilistico dopo aver ricevuto fondi pubblici. Un orizzonte così lontano significherebbe lasciare lo stabilimento sostanzialmente inutilizzato per circa otto anni dall’ultima vettura prodotta, con conseguenze molto pesanti per i dipendenti, i fornitori locali e l’intera economia dell’area.

Allo stesso tempo, Brown si è detto favorevole a una soluzione che possa riportare rapidamente occupazione a Brampton, anche attraverso un accordo tra Stellantis, Roshel e il sindacato Unifor. Il consiglio comunale del comune ha già approvato all’unanimità una mozione a sostegno dell’offerta di Roshel per la commessa delle forze armate. Il sindaco ha però chiesto che gli eventuali nuovi posti siano ben retribuiti e possibilmente sindacalizzati, in modo da garantire continuità occupazionale ai lavoratori dello stabilimento.

Il muro del sindacato Unifor: Stellantis non può scappare via

L’Unifor, il sindacato che rappresenta i dipendenti Stellantis di Brampton, non è però convinto di questa soluzione. Il presidente della sezione locale 1285, Vito Beato, ha ricordato che è ancora in vigore un contratto collettivo con il costruttore e che le parti si stanno avvicinando a un nuovo tavolo negoziale. «Non permetteremo a Stellantis di tagliare e andarsene», ha dichiarato Beato. «Vogliamo risposte per Brampton, vogliamo riportare i nostri iscritti al lavoro e proteggerli per tutto il tempo necessario».

Il sindacato teme che la cessione o l’affitto del sito a un produttore della difesa possa sancire l’abbandono definitivo della produzione automobilistica e la perdita permanente di circa 3 mila posti ad alta retribuzione.

La destinazione d’uso dello stabilimento Stellantis di Brampton

Proprio per impedire una trasformazione incontrollata dell’area, la città di Brampton ha recentemente modificato la destinazione urbanistica dei terreni, classificandoli esclusivamente per la produzione automobilistica. La misura punta a evitare che Stellantis possa vendere o affittare lo stabilimento a un’impresa estranea al settore senza il consenso dell’amministrazione locale.

L’ingresso di Roshel aprirebbe quindi anche una questione normativa: la produzione di veicoli militari potrebbe essere considerata sufficientemente vicina all’attività automobilistica oppure richiedere una nuova modifica della destinazione d’uso. (riproduzione riservata)