Nuovo stop produttivo, il terzo in pochi giorni, per Mirafiori. Dopo le recenti interruzioni, prima lunedì 22 e martedì 23 giugno e poi una settimana intera dal 22 al 29 giugno, lo stabilimento torinese di Stellantis resterà fermo anche lunedì 6 e martedì 7 luglio, bloccando la produzione della nuova Fiat 500 ibrida. Ufficialmente il motivo è ancora una volta la mancanza di componenti del motore, ma continuano a moltiplicarsi gli interrogativi sulle reali cause dei continui fermi, con il sospetto che dietro possano esserci anche ordini inferiori alle attese.
Secondo quanto risulta a Milano Finanza, il blocco della produzione è legato all’impossibilità da parte di Teksid (controllata da Stellantis) di fornire tutti i componenti necessari per il motore della 500 ibrida. Alla base ci sarebbero problemi nella disponibilità di alcuni materiali utilizzati per la produzione dei pezzi. Si tratta della stessa motivazione che era stata indicata anche per precedenti interruzioni produttive, alimentando però un crescente scetticismo tra sindacati e stakeholder.
Tra gli addetti ai lavori la versione della sola carenza di materiali convince sempre meno. Una fonte sottolinea a questo giornale come sia difficile credere che gli stop siano riconducibili ogni volta esclusivamente a problemi di approvvigionamento, ricordando che situazioni analoghe si erano già verificate nelle scorse settimane anche nello stabilimento di Melfi. Il fatto poi che Mirafiori anticiperà la pausa estiva con quattro settimane consecutive di fermo, compresa l’ultima di luglio, rafforza, secondo diversi osservatori, il timore che la situazione possa essere più complessa e che la domanda della nuova 500 ibrida non stia procedendo con il ritmo inizialmente previsto.
«Purtroppo i giorni di fermata produttiva continuano inesorabilmente, viene difficile credere che il problema sia legato solamente alla mancanza di motori perché basta vedere le vendite della 500», sottolinea Gianni Mannori della Fiom torinese. In effetti a giugno in Italia sono state vendute solo 1.326 Fiat 500, secondo Dataforce, e nel primo semestre il dato è di 8.619 unità.
«Quindi è sempre più urgente è la necessità di avere altre produzioni per scongiurare la possibilità che i nuovi assunti vengano lasciati a casa e contestualmente si finisca di nuovo nel pantano della cassa integrazione», aggiunge Mannori, definendo «sconcertante e vergognoso silenzio delle istituzioni».
La comunicazione del nuovo fermo arriva venerdì 3 luglio e coincide con la presentazione da parte della Fim-Cisl del consueto report sulla produzione del primo semestre negli stabilimenti italiani di Stellantis, che certifica il ritorno alla crescita di Mirafiori. Secondo il sindacato, tra gennaio e giugno lo stabilimento ha prodotto 36.048 vetture, con un balzo del 135,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, trainato interamente dalla nuova Fiat 500. La produzione, sempre secondo la Fim, vede un rapporto di circa una 500 elettrica ogni sei versioni ibride assemblate.
Numeri che confermano come il nuovo modello abbia ridato ossigeno all'impianto torinese, ma che potrebbero non bastare a raggiungere i target produttivi. L’obiettivo iniziale di circa 100 mila Fiat 500 ibride nel 2026 era già considerato da tempo fuori portata. Ora anche l’ipotesi di circa 80 mila vetture indicata dalla Fim-Cisl appare sempre più difficile da raggiungere se gli stop produttivi dovessero continuare anche nella seconda parte dell’anno.
Le nuove difficoltà produttive arrivano mentre Stellantis continua a soffrire anche sui mercati finanziari. Venerdì 3 il titolo è di nuovo il peggiore del Ftse Mib, con un calo di quasi il 4% sotto quota 5 euro. A pesare sono le nuove stime di Equita, che ha ridotto del 15% il target price a 6,4 euro confermando la raccomandazione hold. La sim ha rivisto al ribasso le previsioni di utile per azione del 16% nel 2026 e del 9% nel 2027, citando un contesto macroeconomico ancora difficile, il maggiore costo di energia e logistica dopo la crisi in Medio Oriente e la crescente pressione competitiva dei costruttori cinesi in Europa.
Gli analisti evidenziano inoltre possibili ritardi nel lancio della nuova Jeep Cherokee per problemi di fornitura delle sospensioni da parte di ZF, elemento che potrebbe rallentare il recupero dei volumi nel secondo trimestre. Pur ritenendo probabile la conferma della guidance 2026, Equita si aspetta un miglioramento dei risultati di Stellantis più lento rispetto alle attese iniziali, in un contesto che continua a mettere sotto pressione sia la produzione sia le prospettive del gruppo.
A pesare forse ancor più sul titolo c’è anche il downgrade da parte di Hsbc, che ha abbassato la raccomandazione da hold a reduce e ridotto il prezzo obiettivo da 5,50 a 4 euro, indicando un potenziale ribasso di circa il 22% rispetto ai livelli di chiusura di giovedì 2. La banca ritiene che il percorso di rilancio di Stellantis sia ancora poco convincente, richiamando anche i problemi di qualità emersi negli ultimi mesi con i richiami di veicoli negli Stati Uniti.
Secondo gli analisti, i margini elevati registrati in passato potrebbero essere stati ottenuti anche a fronte di investimenti insufficienti e Stellantis potrebbe dover aumentare la spesa per sostenere una vera ripresa. Hsbc ha così rivisto drasticamente al ribasso le proprie stime per il 2026, dimezzando le previsioni sul free cash flow industriale e tagliando di quasi il 60% quelle sull’utile operativo rettificato.(riproduzione riservata)