I veicoli commerciali leggeri rischiano di trasformarsi in una vera e propria bomba a orologeria nei conti di Renault e Stellantis. A lanciare l’allarme è Les Echos: secondo il quotidiano francese, il forte ritardo dei due costruttori nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati da Bruxelles in questo segmento espone entrambi a sanzioni potenzialmente molto pesanti nel ciclo regolatorio 2025-2027, con impatti già visibili, o imminenti, nei bilanci.
La recente decisione della Commissione Europea di abbandonare il target del 100% elettrico al 2035 non ha infatti modificato gli obblighi di breve e medio periodo. I costruttori restano vincolati a ridurre progressivamente le emissioni medie di Co2 non solo delle auto passeggeri, come già raccontato più volte da questo giornale, ma anche di furgoni e van. E questo aggrava ulteriormente il problema: le vendite di veicoli commerciali leggeri elettrici in Europa continuano a non decollare, frenate da prezzi elevati, limiti di autonomia e tempi di ricarica incompatibili con le esigenze operative di artigiani, flotte e piccole imprese.
Secondo Les Echos, Renault ha già iniziato a fare i conti con questo rischio. Nel primo semestre 2025 il gruppo ha predisposto un accantonamento da 98 milioni di euro, legato in larga parte alla possibile violazione delle normative nazionali ed europee sulle emissioni di Co2, con il segmento dei veicoli commerciali leggeri che potrebbe essere il principale fattore di esposizione. Fonti interne al gruppo non escludono un ulteriore accantonamento nel secondo semestre, a conferma di un rischio considerato strutturale e non episodico.
Sul fronte Stellantis, sempre secondo il quotidiano francese, la società guidata da Antonio Filosa (molto critico con l’Ue proprio sulle norme legate ai veicoli commerciali) per ora non avrebbe contabilizzato alcun accantonamento legato al rischio delle multe Ue nei conti semestrali. Ma il tema potrebbe emergere con forza in occasione della presentazione dei risultati annuali del 26 febbraio. Secondo diversi analisti, il gruppo potrebbe cogliere l’opportunità di una più ampia revisione degli asset - anche alla luce degli aggiustamenti strategici sull’elettrico negli Stati Uniti - per includere una copertura sul rischio Co2 in Europa, sia sui furgoni che sulle auto in generale.
L’esposizione di Stellantis è infatti elevatissima. Con una quota di mercato prossima al 30% nei veicoli commerciali leggeri in Europa, il gruppo è uno dei più vulnerabili alle sanzioni. Secondo uno studio dell’Icct, Stellantis sarebbe oggi 24 grammi di Co2 sopra il proprio obiettivo, mentre Renault viaggerebbe con uno scostamento di circa 16 grammi. Considerando che ogni grammo in eccesso comporta una multa di 75 euro per veicolo venduto, il rischio cumulato su base annua può rapidamente trasformarsi in miliardi.
La situazione appare difficilmente recuperabile nel periodo di riferimento 2025-2027. Il ritardo accumulato già nel primo anno rende poco realistico un rientro spontaneo sotto i limiti, soprattutto in assenza di una domanda «naturale» di veicoli commerciali leggeri elettrici. Non a caso, all’interno di Stellantis il tema è stato esplicitato con chiarezza già nei mesi scorsi: mantenere un mix di elettrico intorno al 10% nel comparto van potrebbe costare fino a 2,6 miliardi di euro di sanzioni entro il 2027, aveva detto a luglio l’allora capo in Europa Jean-Philippe Imparato.
Da qui il doppio fronte su cui si muovono i costruttori. A Bruxelles, Renault e Stellantis stanno intensificando l’attività di lobbying per ottenere una revisione al ribasso dei target o meccanismi di maggiore flessibilità. Sul mercato, invece, Stellantis sta cercando di limitare i danni intervenendo sulle leve commerciali, anche attraverso rialzi dei prezzi sugli utilitari termici per spingere i clienti verso le versioni elettriche. Una strategia difensiva che conferma come il segmento dei furgoni, ancor più che le auto, sia in questo momento il primo vero problema per i produttori nella transizione elettrica europea. (riproduzione riservata)