Dopo il crollo storico di venerdì 6 febbraio, con un -25% che ha scosso il mercato, e il timido tentativo di recupero di lunedì 9, Stellantis prova a rimettersi in moto e nella giornata di martedì 10 centra un primo rimbalzo. Il titolo è arrivato a guadagnare oltre il 6% a Piazza Affari, risalendo sopra quota 6,5 euro, mentre le case d’affari continuano ad aggiornano le proprie valutazioni alla luce delle indicazioni fornite dal gruppo guidato da Antonio Filosa che venerdì scorso ha annunciato svalutazioni per oltre 22 miliardi sull’auto elettrica.
Un primo segnale di attenuazione delle pressioni arriva da Wolfe Research, che ha migliorato la raccomandazione da «sottoperform» a «in linea con il settore», citando l’assenza di catalizzatori negativi nel breve periodo. Secondo il broker, dopo il reset delle aspettative, una graduale ripresa di utili e flussi di cassa è possibile nel biennio 2026-2027.
Tra le reazioni più caute c’è invece quella di RBC Capital, che mantiene una raccomandazione di market perform ma abbassa il target price a 6 euro. Hsbc resta anch’essa su una posizione di mantenimento, riducendo il prezzo obiettivo a 7 euro. Più costruttiva, pur con una limatura delle stime, Ubs, che conferma il giudizio buy e rivede il fair value a 9,70 euro.
Più articolata l’analisi di Oddo Bhf, che mantiene una posizione neutrale e riduce il target da 9 a 7 euro. La traiettoria di recupero nel 2026 è stata uno dei temi centrali della conference call con il management. L’amministratore delegato ha cercato di rassicurare il mercato prospettando un ritorno a un risultato operativo industriale (Aoi) positivo già nel primo trimestre, con una stagionalità favorevole nella seconda metà dell’anno. Per Oddo rimangono però molte incertezze sulla performance delle singole aree geografiche, sia per il secondo semestre 2025 sia per il 2026, in attesa di maggiore visibilità con i conti del 26 febbraio.
Il Nord America resta la leva principale del miglioramento atteso, ma il broker continua a guardare con preoccupazione all’Europa, soprattutto alla luce di una possibile maggiore aggressività sui prezzi per riconquistare quote di mercato. Cautela anche sui mercati emergenti, dove la concorrenza - in particolare quella dei costruttori cinesi - resta intensa. A ciò si aggiungono diversi fattori di pressione, dai dazi alle materie prime, mentre il flusso di cassa libero è atteso ancora negativo nel 2026, anche al netto di componenti straordinarie, evidenziando una fragilità finanziaria non ancora superata. In questo contesto si inserisce l’ipotesi di un’emissione ibrida fino a 5 miliardi di euro per difendere il rating, che allontana ulteriormente il ritorno a remunerazioni significative per gli azionisti.
Sulla stessa linea prudente si colloca Morgan Stanley, che conferma il giudizio di peso uguale al mercato ma abbassa il target price da 9,20 a 7 euro. Citi, infine, resta neutrale e sottolinea come l’entità delle rettifiche annunciate e la quota rilevante di esborsi in cassa rappresentino un elemento di forte criticità. Secondo la banca americana, le nuove previsioni implicano un’ulteriore erosione di liquidità nel 2026, mentre il 2027 appare ancora altamente incerto, anche perché le misure adottate non sembrano sufficienti a una vera e propria revisione strutturale della base dei costi, ritenuta necessaria dopo la perdita di quote di mercato.
A fare da contrappeso al rimbalzo del titolo, che ha poi dimezzato il recupero a un +3%, è arrivata però anche la doppia decisione di S&P e Moody’s di tagliare il rating su Stellantis. La prima taglia il rating di Stellantis a BBB- da BBB mentre l’outlook resta negativo. «L'outlook negativo riflette il rischio che la forte concorrenza, l'aumento della quota di veicoli elettrici a batteria in Europa che riducono i margini e una ripresa dei volumi più lenta del previsto o costi più elevati in Nord America possano impedire a Stellantis di raggiungere un margine di ebitda rettificato intorno al 7% e un rapporto Free operating cash flow/vendite ben superiore all'1% entro la fine del 2027», spiega S&P.
Moody’s ha tagliato il rating di lungo termine di Stellantis a Baa3 da Baa2, portandolo a un passo dall’area speculativa, ma migliorando al contempo l’outlook da negativo a stabile. L’agenzia di rating motiva il downgrade con la forte revisione al ribasso di redditività e flussi di cassa emersa dai risultati preliminari 2025, che segnala una ripresa più lenta del previsto e una generazione di free cash flow ancora negativa anche nel 2026. Secondo Moody’s, l’incertezza sul timing e sull’intensità del recupero dei margini, nel pieno di una revisione strategica profonda, rende il profilo creditizio attuale «debolmente posizionato» all’interno della categoria investment grade.
Moody’s stima che il flusso di cassa libero rettificato resterà negativo per circa 2,5 miliardi di euro nel 2026, segnando il terzo anno consecutivo di forte assorbimento di liquidità, dopo un free cash flow stimato vicino a -8 miliardi nel 2025 e -9,2 miliardi nel 2024. Il gruppo ha inoltre annunciato svalutazioni e oneri per 22,2 miliardi, legati alla revisione della gamma prodotti, alla filiera delle batterie e alle garanzie, con 6,5 miliardi di impatti in cassa, di cui circa 2 miliardi già nel 2026. A mitigare il quadro contribuiscono però la decisione di non distribuire dividendi nel 2026 e l’autorizzazione all’emissione di ibridi fino a 5 miliardi, misure che, insieme a una liquidità ancora robusta (oltre 29 miliardi di cassa), sostengono l’outlook stabile. La scommessa, conclude l’agenzia, resta sul successo dei nuovi modelli e su ulteriori interventi strutturali sui costi per riportare margini ed equilibrio finanziario su livelli più solidi entro fine 2026. (riproduzione riservata)