Stellantis rilancia il proprio impegno industriale in Italia e annuncia un aumento della produzione già a partire dal 2026, sostenuto da nuovi modelli, dal rafforzamento dei turni produttivi e da investimenti mirati lungo tutta la filiera nazionale. È il messaggio portato da Emanuele Cappellano, responsabile Enlarged Europe & European Brands e alla guida di Stellantis Pro One, nel confronto con istituzioni e parti sociali al Tavolo Automotive in corso al Mimit alla presenza del ministro delle Imprese Adolfo Urso.
«La fase è complessa per l’industria e per l’Italia», ha detto Cappellano, ribadendo che il Paese è «centrale» per Stellantis, anche se permangono «costi di energia e lavoro troppo alti» e «servono condizioni competitive che ci permettano di affrontare la concorrenza, non solo extra-europea». Il manager ha quindi invocato «la necessità di un Piano per la competitività del settore automotive italiano, che abbia come priorità la riduzione dei prezzi dell’energia, l’efficientamento del costo del lavoro e la competitività della filiera».
L’avvio della produzione delle nuove DS 8 e Jeep Compass a Melfi e della Fiat 500 ibrida a Mirafiori rappresenta, secondo il manager, un punto di svolta per il sistema industriale italiano del gruppo. «Questi lanci», ha spiegato Cappellano, «insieme agli altri modelli in arrivo già da quest’anno, ci permetteranno di aumentare la produzione complessiva dal 2026». Un trend che inizia a manifestarsi già nei numeri del 2025, chiuso con un incremento della produzione a Mirafiori vicino al 28%, trainato proprio dal ritorno della 500 in versione ibrida.
I primi effetti operativi sono attesi nelle prossime settimane. A Melfi, dove sono partite le nuove produzioni, Stellantis riavvierà il secondo turno per far fronte alla domanda in crescita della nuova Jeep Compass. Parallelamente, nello stabilimento di Atessa verrà parzialmente ripristinato il terzo turno, consentendo un aumento di circa 200 veicoli al giorno nella produzione dei veicoli commerciali.
Il sito lucano di Melfi resta al centro della strategia industriale di medio periodo. Nel corso del 2026 partirà la produzione di un nuovo modello DS e, successivamente, della nuova Lancia Gamma, entrambe disponibili sia in versione elettrica sia ibrida. Entro il 2028 è inoltre previsto l’avvio di un ulteriore nuovo modello, rafforzando il ruolo dello stabilimento come hub multibrand e multienergia. A Pomigliano, ha confermato Cappellano, restano validi i tre modelli annunciati nel dicembre 2024, mentre ad Atessa il gruppo sta lavorando per portare una nuova generazione della famiglia dei grandi veicoli commerciali leggeri (Lcv).
Anche Mirafiori guarda oltre l’orizzonte immediato. Entro il 2030 arriverà la nuova generazione della Fiat 500, mentre nel frattempo il sito torinese beneficia dell’effetto positivo della versione ibrida. A Cassino, invece, Stellantis è impegnata nella gestione della transizione legata alla revisione della strategia full electric. In attesa della definizione del nuovo Piano Strategico e del mix produttivo ottimale, l’attenzione resta sulla gamma attuale: dopo il lancio delle serie speciali di Alfa Romeo Giulia e Stelvio, è stato deciso l’avvio della produzione di una nuova Maserati Grecale.
Sul fronte Maserati, il gruppo rivendica il rafforzamento del presidio industriale italiano. A Modena sono rientrate le produzioni di GranTurismo e GranCabrio nello storico stabilimento, mentre il progetto Bottega Fuoriserie punta a consolidare il posizionamento del marchio nel segmento del lusso su misura. Il futuro della Casa del Tridente, ha precisato Cappellano, sarà definito nel nuovo Piano Strategico, con l’obiettivo di individuare «la miglior soluzione possibile» per il marchio.
Un capitolo cruciale riguarda Termoli. In un contesto in cui ACC è ancora impegnata a definire la strategia di investimento sulle gigafactory, Stellantis ha annunciato decisioni autonome a tutela della continuità industriale del sito molisano. Oltre alla conferma dell’arrivo della produzione dei cambi e-DCT, il gruppo investirà sul futuro dei motori GSE, adattandoli alle normative Euro 7 per garantirne l’utilizzo anche oltre il 2030. Una scelta che, secondo Cappellano, consentirà di associare lo stabilimento a produzioni chiave e ad alti volumi anche nel prossimo decennio.
A fronte di questi impegni e «grazie alla rinnovata politica di allocazione produttiva, oltre che alle uscite incentivate registrate in questi anni, prevediamo che già dal 2026 potremo ridurre il ricorso a strumenti di cassa integrazione o contratti di solidarietà in alcuni dei nostri stabilimenti», ha aggiunto Cappellano. Sul fronte occupazionale, il manager ha ricordato che «nel 2025 abbiamo assunto quasi 500 nuovi colleghi di cui circa 150 ingegneri e anche nel 2026 prevediamo di inserire in azienda oltre 500 nuovi colleghi, di cui oltre 400 a Mirafiori, in vista dell'attivazione del secondo turno per la produzione della Nuova Fiat 500 ibrida». Inoltre, «le quasi 400 nuove domande di brevetto depositate in Italia nel 2025 testimoniano il nostro primato nell'innovazione».
Il gruppo prosegue il suo impegno anche nei confronti della filiera italiana e dei fornitori attraverso l’Anfia e le altre associazioni di categoria. «Nel 2025 abbiamo chiuso con oltre 7 miliardi di euro di acquisti da fornitori italiani, a riprova della centralità della nostra filiera nell'universo Stellantis. Per il 2026 questo impegno sarà confermato», ha annunciato Cappellano, spiegando che l’azienda «ha creato una figura responsabile per i rapporti con tutta la filiera italiana».
«Con il nostro primo non-paper sul settore dell’ottobre 2024 abbiamo aperto la strada alle riforme in Europa, riuscendo ad ottenere l'anticipo della revisione del regolamento sulle emissioni di Co2 e il rinvio delle supermulte che avrebbero portato al collasso del sistema industriale dell'automotive europeo», ha dichiarato il ministro Urso durante il tavolo. «La proposta di revisione presentata il 16 dicembre scorso dalla Commissione però pur andando nella direzione giusta, non è affatto sufficiente: serve il pieno riconoscimento della neutralità tecnologica, lo sviluppo dei biocombustibili, risorse significative sulla filiera delle batterie e la tutela del Made in Europe. Per questo abbiamo sottoscritto un'intesa con la Germania sulle modifiche ai regolamenti, sulla politica industriale europea e sulla competitività. Ora dobbiamo ingaggiare anche la Francia per allargare il fronte delle riforme. Servono cambiamenti radicali, non maquillage. Servono subito: il tempo è scaduto».
Le parole del management arrivano però in un clima ancora teso con i sindacati, che continuano a chiedere risposte immediate su volumi, occupazione e tempi di attuazione del piano. Dopo essere stati in presidio davanti al Mimit al tavolo poi Fiom, Fim e Uilm hanno ribadito la gravità della situazione negli stabilimenti, tra produzioni ridotte e ricorso massiccio alla cassa integrazione, sollecitando il Governo a definire una vera politica industriale per l’automotive e Stellantis ad anticipare le scelte strategiche.
«Le produzioni di Stellantis sono ai minimi storici, poco meno del 60% dei lavoratori sono in ammortizzatore sociale», è la denuncia di Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità. «Le aziende della componentistica, soprattutto quelle monocommittenti verso Stellantis, sono in una situazione di emergenza. Sono circa 10.000 i lavoratori che stanno terminando gli ammortizzatori sociali e a rischio licenziamento». (riproduzione riservata)