La produzione di Stellantis negli stabilimenti italiani torna a crescere nel primo trimestre del 2026, come non accadeva dalla fine del 2023, anche se resta ancora molto lontana dai livelli pre-crisi e con forti criticità industriali e occupazionali, in particolare a Cassino. È quanto emerge dal report diffuso dalla Fim-Cisl e illustrato giovedì 9 aprile dal segretario generale Ferdinando Uliano a Roma.
Nei primi tre mesi dell’anno la produzione complessiva si è attestata a 120.366 veicoli tra auto e veicoli commerciali, in crescita del 9,5% rispetto alle 109.900 unità dello stesso periodo del 2025, definito dal sindacato «un anno nero». A trainare il recupero sono soprattutto le autovetture, che registrano un balzo del 22% a 73.841 unità, mentre i veicoli commerciali segnano una flessione del 5,8% a 46.525 unità.
Il miglioramento è legato principalmente al lancio di nuovi modelli, tra cui la 500 ibrida a Mirafiori e la nuova Jeep Compass a Melfi, che hanno consentito di recuperare parte delle perdite accumulate negli ultimi anni. Ma, sottolinea la Fim, i livelli restano ben al di sotto sia del 2024 sia, soprattutto, dei volumi del 2023, quando la produzione superava le 750 mila unità annue.
La fotografia per impianto evidenzia una ripresa diffusa ma molto disomogenea: Melfi segna la crescita più forte (+92,5%), grazie all’avvio della produzione della nuova Compass, mentre Mirafiori accelera del 42,4%, sostenuta dalla 500 ibrida (14.040 unità tra 500 ibride ed elettriche) e Pomigliano cresce del 6,7%, con la Panda che da sola rappresenta quasi la metà della produzione nazionale. Modena registra invece un rimbalzo tecnico (+583%) legato al trasferimento delle Maserati GranTurismo e GranCabrio.
In controtendenza netta c’è lo stabilimento di Cassino, che continua a soffrire con la produzione che crolla del 37,4% a 2.916 unità nel trimestre. Qui la situazione viene definita «oltre ogni limite di sostenibilità»: pochi giorni lavorati, ampio ricorso agli ammortizzatori sociali e assenza di certezze sui nuovi modelli Alfa Romeo e Maserati.
Lo stabilimento di Atessa, dove si assemblano veicoli commerciali, si conferma il principale polo produttivo italiano, con circa il 40% dei volumi complessivi, ma la produzione scende del 5,8% per effetto degli interventi sulla verniciatura, che hanno comportato un adattamento della capacità produttiva.
Sul fronte occupazionale ci sono segnali contrastanti. Da un lato la ripresa dei volumi dovrebbe ridurre il ricorso alla cassa integrazione nel corso del 2026 e, in alcuni casi, portare a nuove assunzioni, soprattutto a Mirafiori. Dall’altro persistono situazioni critiche in diversi siti, con migliaia di lavoratori ancora coinvolti in contratti di solidarietà.
Particolarmente delicato il caso di Cassino, dove l’organico è sceso a circa 2.130 addetti e l’attività produttiva è limitata a pochi giorni al mese.
Per l’intero 2026 la Fim-Cisl stima una produzione intorno ai 500 mila veicoli, con oltre 300 mila autovetture, quindi un dato vicino a quello del 2024 ma ancora molto lontano rispetto al 2023. Il risultato dipenderà però dalla tenuta commerciale dei modelli già in produzione e dal successo dei nuovi lanci attesi nel corso dell’anno, tra cui DS7 e Lancia Gamma. Resta inoltre l’incognita del contesto macroeconomico e della domanda, in un mercato europeo ancora debole e in piena transizione tecnologica.
Alla luce di questo scenario, il sindacato chiede un rafforzamento del piano industriale presentato da Stellantis nel 2024, ritenuto insufficiente. L’appuntamento chiave è fissato per il 21 maggio, quando si attende un aggiornamento della strategia per l’Italia. Tra le priorità indicate ci sono il rilancio produttivo di Cassino con tempi certi per i nuovi modelli, ma anche l’accelerazione dei progetti su piattaforma Small a Pomigliano, nuove assegnazioni per Mirafiori e maggiori investimenti su ricerca, sviluppo e indotto. (riproduzione riservata)