La produzione italiana di Stellantis cresce, ma il recupero si rivela più debole delle attese per l’intero anno. Secondo il nuovo report della Fim-Cisl, nei primi nove mesi del 2026 dagli stabilimenti italiani del gruppo sono usciti 340.745 veicoli, il 28,3% in più rispetto alle 265.490 unità dello stesso periodo del 2025, un anno che però aveva segnato i risultati più bassi dalla fine degli anni ‘50.
Il sindacato guidato dal segretario Ferdinando Uliano ridimensiona la previsione complessiva annuale: dai poco più di 500 mila veicoli indicati a luglio si passa a circa 450 mila, con le autovetture sopra quota 250 mila. A pesare è soprattutto il rallentamento della Fiat 500 a Mirafiori, tra problemi nelle forniture e minori ordinativi, mentre è sempre più critica la situazione di Cassino, dove i volumi arretrano del 37,1%.
Nei primi nove mesi le sole autovetture prodotte sono state 206.945, in aumento del 36,7%, mentre i veicoli commerciali hanno raggiunto 133.800 unità, con una crescita del 17,3%. Atessa recupera così la flessione registrata nel primo semestre e contribuisce per il 39,3% alla produzione italiana del gruppo.
Il confronto con il semestre mostra un’accelerazione della crescita cumulata: a giugno l’aumento complessivo era del 13,7%, con le auto a +27,7% e i commerciali a -4%. Il recupero avviene però, come detto, rispetto a un 2025 particolarmente debole. I volumi dei primi nove mesi restano inferiori del 12,1% rispetto allo stesso periodo del 2024, quando erano stati prodotti 387.600 veicoli, e lontani dal traguardo del milione indicato nei tavoli ministeriali.
Mirafiori registra l’incremento percentuale più elevato tra i principali impianti: 46.323 vetture, +151,1%, grazie alle due versioni della Fiat 500, elettrica e ibrida. Il nuovo modello ibrido ha consentito di invertire la caduta dei volumi, favorendo l’ingresso di 600 nuove risorse e l’avvio del secondo turno. Nel terzo trimestre però la produzione ha rallentato anche per la mancanza di materiali. Il report segnala inoltre minori ordinativi e la richiesta di due settimane di cassa integrazione a ottobre. Per la Fim il target produttivo di Stellantis per il 2026 non sarà raggiunto: l’attuale andamento porta a stimare circa 60 mila vetture complessive a fine anno rispetto alle 100 mila dichiarate come target dall’azienda.
Il sindacato torna quindi a chiedere una seconda auto per lo stabilimento torinese, ritenendo insufficiente una missione produttiva basata sulla sola 500. Per il 2027 è previsto un aggiornamento della versione elettrica, mentre la nuova generazione arriverà nel 2030.
Il punto più fragile resta Cassino, unico stabilimento di assemblaggio auto in calo rispetto al 2025. Nei primi nove mesi sono state realizzate 8.897 vetture, il 37,1% in meno: 5.227 Alfa Romeo Giulia e Stelvio e 3.670 Maserati Grecale. La previsione per l’intero anno scende a circa 12 mila unità, contro le circa 13 mila indicate nel report semestrale e le 19.364 prodotte nel 2025.
La crisi si riflette sull’attività e sull’occupazione: nel periodo sono state lavorate appena 56 giornate, mentre le fermate collettive hanno raggiunto 118 giornate di contratto di solidarietà. «Con questi volumi, la situazione del sito produttivo e dell’intero sistema dell’indotto non è più sostenibile», avverte la Fim nel report.
Secondo la ricostruzione del sindacato, Stellantis ha confermato la prosecuzione delle attuali Giulia e Stelvio per tutto il 2027 attraverso una serie speciale e l’arrivo della nuova Maserati Grecale dal prossimo anno. Restano però rinviate a fine 2026 le decisioni definitive sui futuri programmi Alfa Romeo e Maserati. La Fim chiede nuove attività immediate, ricordando che tra l’annuncio di un progetto e l’avvio produttivo possono trascorrere 18-24 mesi.
A Melfi la produzione raggiunge 47.580 unità, +77,2%, sostenuta soprattutto dalla nuova Jeep Compass. Il recupero resta comunque lontano dalle oltre 201 mila vetture assemblate nei primi nove mesi del 2019. Nell’ultimo trimestre, secondo il report, si aggiungeranno le produzioni di DS7 e Lancia Gamma, entrambe con tecnologie multi-energy. Entro il 2028 è inoltre previsto un nuovo C-Suv Alfa Romeo.
La crescita non ha ancora eliminato il ricorso agli ammortizzatori: nei nove mesi Melfi ha registrato 87 giornate di fermo collettivo e, nelle restanti giornate lavorative, un utilizzo medio della solidarietà del 40%, con circa 1.640 lavoratori coinvolti al giorno.
Pomigliano sale invece del 12,6% a 103.500 vetture, di cui 92 mila Fiat Panda e 11.500 Alfa Romeo Tonale. Resta ferma la produzione della Dodge Hornet. La Fim chiede di anticipare l’avvio delle nuove produzioni sulla piattaforma e-car rispetto alle attuali previsioni, per compensare i bassi volumi della Tonale e ridurre gli ammortizzatori. A Modena, infine, le Maserati prodotte passano da 75 a 645: un incremento legato soprattutto al trasferimento da Torino delle GranTurismo e GranCabrio.
Ad Atessa, principale sito italiano per volumi, la ripresa ha permesso di interrompere da luglio il contratto di solidarietà che coinvolgeva circa 200 lavoratori. Il report richiama inoltre l’investimento superiore a un miliardo di euro nei prossimi cinque anni e l’assegnazione della prossima generazione di grandi veicoli commerciali.
Nel complesso l’utilizzo degli ammortizzatori sociali nei nove mesi è diminuito di oltre il 30%, un risultato che la Fim attribuisce sia ai nuovi lanci sia alla flessione dell’occupazione. Il sindacato riconosce un cambio di passo con Antonio Filosa come ceo rispetto alla gestione Tavares, ma insiste sui nodi di Cassino, sulla necessità di un secondo modello a Mirafiori e sulle nuove attività da assegnare a Termoli dopo l’abbandono della gigafactory.
Il prossimo passaggio sarà il 15 ottobre, quando è previsto un incontro con la direzione Stellantis per fare il punto sulle produzioni e sull’avanzamento del piano industriale. Quel confronto dovrà chiarire come trasformare il recupero rispetto al 2025 in una ripresa stabile. (riproduzione riservata)