Stellantis, nuovo incontro con i fornitori italiani per investire in Algeria: a settembre un forum ad Algeri
Stellantis, nuovo incontro con i fornitori italiani per investire in Algeria: a settembre un forum ad Algeri
L’ambasciatore Khelifi: già individuati terreni vicino Orano per i fornitori italiani. A febbraio l’evento «Stellantis Algeria meets Turin companies» a Torino aveva acceso il dibattito sulle delocalizzazioni

di Andrea Boeris 18/05/2026 07:30

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Stellantis continua a rafforzare l’asse con l’Algeria puntando sulla componentistica italiana. Dopo il forum organizzato lo scorso febbraio a Torino, il prossimo 7 settembre si terrà ad Algeri un nuovo incontro dedicato alle imprese italiane interessate a sviluppare attività produttive legate allo stabilimento del gruppo automobilistico a Tafraoui, vicino Orano. Ad annunciarlo è stato l’ambasciatore algerino in Italia, Mhamed Khelifi, in un’intervista ad Agenzia Nova.

L’incontro di Torino e le polemiche sulla delocalizzazione

L’iniziativa rappresenta la prosecuzione del forum «Stellantis Algeria meets Turin companies», promosso presso l’Unione Industriali Torino e partecipato da circa cento aziende piemontesi della componentistica. Un appuntamento che però aveva suscitato polemiche nel mondo sindacale e politico torinese, con timori legati a una possibile delocalizzazione di attività produttive dall’Italia verso il Nord Africa in una fase già delicata per l’automotive europeo e per gli stabilimenti italiani del gruppo.

Proprio per rispondere a queste critiche, Khelifi ha ribadito che la cooperazione industriale con l’Italia «non rappresenta una delocalizzazione», ma un modello «complementare» tra i due Paesi. Secondo l’ambasciatore, l’obiettivo è rafforzare la presenza di partner italiani in Algeria e aumentare progressivamente la quota di integrazione locale nella produzione automobilistica.

Già individuati terreni per ospitare le aziende italiane

Il progetto ruota attorno all’impianto Stellantis di Tafraoui, dove il gruppo produce veicoli Fiat destinati al mercato locale, come ad esempio la Grande Panda già prodotta in Serbia. Secondo quanto riferito dall’ambasciatore, sono già stati individuati terreni nell’area di Orano che potrebbero ospitare aziende italiane della filiera interessate a investire nel Paese nordafricano. Stellantis ha appena avviato l'ampliamento dello stabilimento Fiat di Tafraoui, con l’obiettivo di incrementare il volume di produzione a 135 mila veicoli all'anno entro il 2028, con la creazione di 1.000 nuovi posti di lavoro diretti e indiretti.

Khelifi ha indicato tra i punti di forza dell’Algeria energia a basso costo, manodopera qualificata e la possibilità di utilizzare il Paese come piattaforma produttiva ed esportatrice verso tre grandi aree di libero scambio: il mercato arabo, quello africano e l’Europa tramite l’accordo di associazione con l’Unione Europea.

Modelli industriali integrati in chiave anti-Cina

L’ambasciatore ha inoltre sottolineato come Algeria e Italia condividano l’interesse a sviluppare nuove filiere industriali nei settori automotive, energia, agricoltura e manifattura. «Non possiamo continuare con la vecchia visione di produrre in patria soltanto per consumare in patria», ha osservato, richiamando la necessità per l’Europa di adottare modelli industriali più integrati per competere con la concorrenza asiatica.

La Francia invita Stellantis e Renault a usare fornitori francesi

Nel frattempo, sempre a proposito di fornitori, la Francia si rivolge direttamente alla stessa Stellantis e a Renault (delle quali è azionista) invitandole a servirsi dei fornitori francesi per la produzione dei loro veicoli a tutela dei posti di lavoro nel paese. A dirlo è stato il ministro francese delle Finanze Roland Lescure, che in un’intervista a La Tribune Dimanche ha dichiarato che le due aziende «devono fare la loro parte sulla preferenza europea, anche per quanto riguarda gli acquisti presso i loro fornitori». 

Il messaggio è rivolto sia al capo di Stellantis, Antonio Filosa, che sta aprendo la porta alla collaborazione con altri gruppi soprattutto cinesi, ma anche a Francois Provost, ceo di Renault, che da quando è a capo della casa francese sta ricorrendo sempre di più a fornitori cinesi per ridurre i costi dei veicoli. (riproduzione riservata)