Stellantis, Mirafiori può raddoppiare lo stop: verso quattro settimane di cassa integrazione tra ottobre e dicembre
Stellantis, Mirafiori può raddoppiare lo stop: verso quattro settimane di cassa integrazione tra ottobre e dicembre
Fonti vicine alla produzione indicano l’arrivo di altre due settimane di stop alla produzione della Fiat 500 oltre alle due già ufficiali di ottobre per le basse vendite. I sindacati hanno chiesto un incontro con i vertici sui volumi e sul futuro degli stabilimenti italiani e attendono ancora una risposta

di Andrea Boeris 30/09/2026 10:00

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La cassa integrazione alle Carrozzerie di Mirafiori potrebbe non fermarsi alle due settimane già annunciate ufficialmente per ottobre. Stellantis avrebbe aggiunto al calendario produttivo almeno una settimana di stop anche a novembre e un’altra a dicembre, secondo quanto riferiscono a Milano Finanza fonti vicine alla produzione. Con questa nuova programmazione, una volta ufficialmente confermata dall’azienda, le fermate produttive tra ottobre e fine anno con utilizzo della cassa integrazione saliranno quindi complessivamente ad almeno quattro settimane.

Due settimane ufficiali, altre due all’orizzonte

Le date dei due ulteriori periodi di fermo non sono al momento note e non sono sono state ancora comunicate ufficialmente dal gruppo a sindacati e lavoratori, ma secondo le fonti si tratta dell’ultima settimana di novembre e della prima di dicembre, anche se potrebbero ancora variare. Stellantis al momento non ha commentato l’ipotesi di ulteriori stop con l’estensione della cassa integrazione oltre le due settimane già stabilite a ottobre.

Il 22 settembre Stellantis ha annunciato ai sindacati il ricorso alla cassa integrazione dal 19 al 30 ottobre sulla linea della Fiat 500 elettrica e ibrida. L’azienda ha parlato di «problematiche produttive» e di una situazione complessa, sottolineando però che la produzione a Mirafiori è raddoppiata rispetto allo scorso anno. Spiegando il quadro in cui opera lo stabilimento, Stellantis ha richiamato anche la debolezza del mercato europeo, la concorrenza dei produttori extra-Ue e il costo dell’energia in Italia.

La domanda della 500 ibrida e i dubbi su volumi e vendite

La prospettiva di altra cassa integrazione oltre a quella già annunciata fa aumentare gli interrogativi sulla domanda della 500 ibrida, il modello su cui Stellantis puntava per rilanciare la produzione di auto a Mirafiori dopo il ridimensionamento della versione elettrica. L’avvio della nuova vettura ha consentito allo stabilimento di tornare a crescere: secondo l’azienda, nel primo semestre del 2026 sono state prodotte più auto che nell’intero 2025. Ma le fermate previste per l’autunno indicano che la ripresa dei volumi non basta ancora a garantire continuità alla linea.

I sindacati hanno già sollevato il problema delle richieste per entrambi i modelli e della mancanza di ordini per la nuova 500 ibrida. Dopo l’annuncio dello stop di ottobre, la Fim-Cisl ha chiesto a Stellantis di rafforzare la strategia commerciale per sostenere la domanda della 500 elettrica e della ibrida, oltre a garanzie per i circa 400 lavoratori somministrati inseriti per l’avvio del secondo turno. La Fiom continua anche a rilanciare la richiesta di assegnare a Mirafiori un altro modello ad alti volumi.

La richiesta di incontro dei sindacati per ora senza risposta

La preoccupazione va oltre Torino. Venerdì 25 settembre Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl e Acqf hanno chiesto a Stellantis un incontro sulla situazione produttiva e sulle prospettive industriali e occupazionali degli stabilimenti italiani, alla luce degli ultimi sviluppi e del crescente ricorso agli ammortizzatori sociali. Le organizzazioni vogliono conoscere nel dettaglio l’andamento dei volumi e le previsioni per ciascuna fabbrica, oltre a discutere le possibili nuove assegnazioni produttive legate al piano industriale.

Per ora la richiesta non ha ricevuto riscontri da parte del gruppo guidato da Antonio Filosa, che intanto sta fermando stabilimenti anche in un altro Paese centrale come la Francia, con quattro fabbriche finite in cassa integrazione tra problemi di forniture delle batterie e modelli a fine ciclo produttivo e quindi con domanda ormai ridotta. (riproduzione riservata)