La Fiat 500 ibrida avrebbe dovuto essere il modello della rinascita di Mirafiori. Ma a pochi mesi dall’avvio della produzione è ormai chiaro i volumi del 2026 saranno molto inferiori rispetto alle attese iniziali, forse addirittura la metà.
Lo ha in parte iniziato ad ammettere la stessa Stellantis venerdì 29 a Torino. Rispondendo a una domanda di questo giornale, il direttore operativo di Stellantis per l’Europa allargata, Emanuele Cappellano, ha confermato che il traguardo delle 100 mila Fiat 500 ibride annue è lontano. «Non so se arriveremo a 100 mila», ha dichiarato il manager, spiegando che le circa 15 mila vetture prodotte nel primo trimestre «corrispondevano agli ordini ricevuti» fino a quel momento.
La produzione segue una domanda reale del mercato che sembra meno forte rispetto alle attese e MF-Milano Finanza aveva già anticipato questa tendenza a febbraio. All’epoca però Stellantis aveva ribadito l’obiettivo di arrivare a 120 mila Fiat 500 prodotte a Mirafiori nel 2026 tra versioni ibride ed elettriche, mentre fonti vicine alla produzione avevano indicato un livello massimo più realistico compreso tra 80 e 85 mila unità.
A distanza di tre mesi Stellantis non conferma più il suo target iniziale e, secondo fonti a conoscenza dell'andamento produttuvo del modello, il volume massimo realisticamente raggiungibile nel 2026 sarebbe oggi compreso tra 70 e 80 mila vetture complessive tra ibride ed elettriche. Un dato che implicherebbe una riduzione di circa il 40% rispetto al target originario di 120 mila unità, come sottolinea in questi giorni anche la Fiom torinese.
Ma secondo alcune fonti di mercato il quadro potrebbe essere ancora più complesso. «Con l’attuale andamento della domanda, decisamente meno robusto rispetto alle aspettative iniziali di Stellantis, il gruppo potrebbe essere costretto a rivedere ulteriormente i programmi produttivi», spiega una fonte. Nello scenario negativo, «la produzione annuale potrebbe attestarsi tra 50 e 60 mila Fiat 500 ibride e appena 5-10 mila elettriche». In questo caso il taglio rispetto agli obiettivi annunciati dal gruppo sarebbe attorno al 50%.
I numeri delle immatricolazioni suggeriscono cautela. Tra gennaio e maggio in Italia sono state immatricolate 7.293 mila Fiat 500 e questo è un dato che, pur non rappresentando l’intero mercato europeo, appare abbastanza coerente con quanto affermato da Cappellano sul fatto che le circa 15 mila vetture prodotte nel primo trimestre fossero sostanzialmente già allineate agli ordini acquisiti.
La questione assume una rilevanza particolare perché l'intero rilancio produttivo di Mirafiori ruota attorno alla nuova versione ibrida della citycar. Lo stabilimento torinese, dopo anni di sottoutilizzo e lunghi periodi di cassa integrazione, ha avviato nuove assunzioni e il rafforzamento dei turni proprio per sostenere la crescita produttiva del modello. Nei mesi scorsi Stellantis aveva annunciato l'ingresso di oltre 400 giovani lavoratori tra Torino e il Piemonte per accompagnare la salita produttiva della 500 ibrida. Se i volumi dovessero attestarsi nella fascia più bassa delle stime oggi circolanti, inevitabilmente tornerebbero interrogativi anche sulla sostenibilità occupazionale di parte di queste nuove risorse.
Il tema è particolarmente sensibile perché, al momento, la 500 ibrida resta l'unico vero progetto industriale capace di garantire volumi significativi a Mirafiori. Nel piano strategico globale illustrato dal nuovo amministratore delegato Antonio Filosa nelle scorse settimane, lo storico stabilimento torinese non è stato infatti associato a nuovi modelli di grande serie. Le prossime date chiave saranno il 15 giugno, quando Stellantis incontrerà i sindacati a Roma, e il 17 giugno, quando Filosa sarà ascoltato dal Parlamento. In quelle occasioni sarà chiamato a rispondere anche sui target produttivi di Mirafiori. (riproduzione riservata)