Stellantis, la carenza di cambi ibridi colpisce anche lo stabilimento di Rennes: sei giorni di fermo per la Citroën C5
Stellantis, la carenza di cambi ibridi colpisce anche lo stabilimento di Rennes: sei giorni di fermo per la Citroën C5
Dopo Sochaux un altro impianto in Francia è costretto a fermare la produzione per mancanza di cambi eDct: il sito produce circa 410 Citroën C5 Aircross al giorno

di Andrea Boeris 22/04/2026 15:00

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La carenza di cambi per motorizzazioni ibride continua a frenare la produzione europea di Stellantis, soprattutto in Francia. Dopo il caso di Sochaux, raccontato nelle settimane scorse, il problema colpisce ora anche lo stabilimento francese di La Janais, vicino a Rennes. Secondo quanto riportato da Ouest-France, l’azienda ha comunicato mercoledì 22 che la fabbrica che produce il modello Citroën C5 Aircross si fermerà per tre giorni e mezzo, dopo che un precedente stop di due giorni si è già verificato nella settimana centrale di aprile. L’impianto sarà fermo fino a venerdì 24.

Nel sito bretone escono circa 410 vetture al giorno. Considerando lo stop annunciato, il fermo produttivo equivale a circa 1.435 auto non prodotte (410 unità per 3,5 giorni), che si aggiungono alle perdite già accumulate nei giorni precedenti, superando in totale le 2 mila unità.

Il nodo dei cambi eDct e la domanda di ibride

Alla base dello stop, come già emerso nelle scorse settimane, ci sono problemi di approvvigionamento delle trasmissioni destinate ai modelli ibridi. Si tratta degli stessi cambi eDct che stanno creando colli di bottiglia in diversi impianti del gruppo. La dinamica conferma quanto già riportato da MF-Milano Finanza nel sito di Sochaux, dove a marzo è andata persa la produzione di alcune migliaia di vetture proprio per la mancanza di questi componenti. Il problema non è legato a fattori geopolitici, ma a un forte squilibrio tra domanda e capacità produttiva: le motorizzazioni ibride stanno registrando una crescita sostenuta e Stellantis fatica a produrre abbastanza cambi per tutti gli stabilimenti.

Oggi le trasmissioni eDct vengono realizzate principalmente a Metz e a Mirafiori, entrambe con capacità teorica di circa 600 mila unità annue, mentre un ulteriore contributo dovrebbe arrivare da Termoli a partire da metà settembre.

Stellantis conta di uscire dalla criticità entro giugno

Secondo quanto riferito dalla direzione dello stabilimento a Ouest-France, lo stop è legato alla «sovradomanda» di queste trasmissioni condivise tra più modelli del gruppo. L’azienda conta di uscire dalla criticità entro inizio giugno e sottolinea come l’impianto di La Janais a Rennes sia stato finora meno colpito rispetto ad altri impianti.

Una spiegazione che però non rassicura i sindacati. «In sole due settimane accumuliamo sei giorni di stop produttivo», osserva un rappresentante sindacale, evidenziando il rischio di ritardi nelle consegne e l’impatto sul lancio della nuova C5 Aircross, che è anche l’auto mobility partner del Giro d'Italia 2026.

Un solo modello e nessun piano B

La preoccupazione maggiore, secondo la stampa francese, riguarda però la struttura industriale del sito. La Janais produce un solo modello, una scelta che espone lo stabilimento a forti rischi in caso di rallentamenti o problemi nella supply chain. «Serve assolutamente un nuovo veicolo, è una questione di sopravvivenza», avvertono i sindacati, sottolineando come non esistano alternative industriali nel breve periodo. Senza nuovi progetti, il timore è che il sito possa trovarsi in difficoltà strutturali già nei prossimi anni.

Il caso di Rennes conferma comunque il quadro di criticità già emerso nelle ultime settimane: la carenza di cambi eDct sta diventando uno dei principali vincoli operativi per Stellantis in Europa, proprio mentre il gruppo sta guadagnando quote di mercato grazie all’offerta ibrida. Il rischio è che la domanda, invece di rappresentare un’opportunità, si trasformi in un limite alla crescita. E finché la capacità produttiva non sarà ampliata - con Termoli chiamata a giocare un ruolo chiave per risolvere il problema - nuovi stop negli stabilimenti europei restano uno scenario probabile. (riproduzione riservata)