Stellantis rafforza l’investimento sulla fabbrica americana di Belvidere, in Illinois, ma allunga ancora i tempi per la riapertura dello stabilimento. Il gruppo guidato da Antonio Filosa, come annunciato in una nota, investirà altri 200 milioni di dollari, portando l’impegno complessivo da circa 600 a oltre 800 milioni, ma la produzione vera e propria della nuova Jeep Cherokee slitterà ancora: la fase pilota partirà nella prima metà del 2028, mentre la produzione destinata alla vendita è prevista soltanto nella seconda metà del 2029.
Come riportano diverse testate americane, si tratta del terzo rinvio del programma industriale legato a Belvidere da quando, nel 2023, Stellantis aveva promesso di riattivare la fabbrica durante le trattative con la United Auto Workers (Uaw). Lo stabilimento era stato fermato nel febbraio di quell’anno dopo l’uscita di produzione della precedente Cherokee. Durante lo sciopero Uaw del 2023, il futuro del sito era diventato uno dei punti centrali del negoziato.
Il primo piano prevedeva la riapertura nel 2025 con un nuovo pick-up Ram di medie dimensioni, poi identificato con la futura Dakota. Il progetto è stato però rinviato e successivamente spostato nello stabilimento di Toledo. Nell’ottobre 2025, dopo l’arrivo di Filosa, Stellantis aveva quindi ridisegnato la strategia industriale americana nell’ambito del piano da 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti, assegnando a Belvidere la futura Jeep Cherokee e un secondo modello. All’epoca il ritorno in produzione era previsto nel 2027. Ora arriva un ulteriore slittamento.
La Cherokee sarà il primo modello destinato al mercato americano basato sulla nuova piattaforma Stla One, uno dei pilastri della strategia di semplificazione industriale voluta da Filosa. La Cherokee attuale, lanciata nell’agosto 2025, continuerà intanto a essere prodotta a Toluca, in Messico, fino al passaggio alla nuova architettura. Il ciclo produttivo a Belvidere inizierà quindi nel 2028, ma le vetture per i concessionari arriveranno solo dal 2029.
Resta invece aperto il dossier della Jeep Compass. La Uaw ritiene probabile che il secondo modello destinato a Belvidere sia proprio la Compass, inizialmente promessa allo stabilimento canadese di Brampton e successivamente trasferita negli Stati Uniti. Stellantis, però, per ora non conferma. «L’annuncio per ora riguarda la Jeep Cherokee. Condivideremo maggiori dettagli sul modello aggiuntivo per Belvidere al momento opportuno», ha spiegato una portavoce del gruppo in Nord America.
Il vicepresidente Uaw Rich Boyer ha comunque accolto positivamente la conferma degli investimenti. Secondo il sindacato, il dato più importante è che Belvidere rimanga aperta. Prima dell’accordo del 2023, ha ricordato Boyer, la chiusura definitiva dello stabilimento sembrava ormai decisa.
Il nuovo slittamento americano si intreccia con il caso Brampton, in Ontario. Il sindacato canadese Unifor ha dichiarato di essere stato informato da Stellantis che il gruppo sta «seriamente considerando» la chiusura e la vendita dello stabilimento, anche se al momento non è stata notificata formalmente alcuna chiusura. Reuters ha confermato che Stellantis ha comunicato al sindacato l’intenzione di avviare discussioni con una società terza per una possibile cessione.
Secondo Unifor, la controparte interessata non sarebbe un altro costruttore automobilistico. Una prospettiva che ha ulteriormente irrigidito la posizione del sindacato, perché ridurrebbe le possibilità di mantenere la produzione di auto sul sito. La vicenda Brampton è diventata uno dei dossier più delicati nei rapporti tra Stellantis e il Canada. Lo stabilimento era stato chiuso per essere riconvertito alla produzione della nuova Compass, ma nel 2025 il gruppo ha deciso di spostare il modello negli Stati Uniti dopo l’introduzione dei dazi americani sulle merci canadesi, violando, secondo Unifor, gli impegni assunti nel contratto del 2023.
Stellantis continua a indicare come priorità la ricerca di una «soluzione produttiva sostenibile» per Brampton, mentre il governo canadese sta discutendo con il gruppo, il sindacato e l’Ontario per evitare la perdita dello stabilimento e dei posti di lavoro. Prima della chiusura per la riconversione, Brampton impiegava circa 2.200 addetti. Le tensioni sono destinate ad aumentare anche perché il contratto collettivo tra Stellantis e Unifor scadrà il 20 settembre e le trattative entreranno nel vivo nelle prossime settimane.
Il quadro che emerge da tempo e che preoccupa il Canada è quello di un progressivo spostamento del baricentro produttivo verso gli Stati Uniti. Belvidere incassa nuovi investimenti e due futuri modelli, mentre Brampton rischia di uscire dal perimetro industriale del gruppo. Anche se la riapertura dell’impianto americano richiederà più tempo del previsto, la strategia di Filosa punta rafforzare la produzione negli Usa e a ridurre l’esposizione ai rischi tariffari lungo la filiera nordamericana. Il paradosso però è che proprio uno dei siti destinati a beneficiare maggiormente di questa strategia, Belvidere, continua a vedere allontanarsi l’avvio effettivo della produzione. (riproduzione riservata)