Stellantis punta sul rilancio dei suoi marchi più importanti con l’impiego di grandi risorse finanziarie. Il nuovo piano strategico che sarà presentato il 21 maggio a Detroit dal ceo Antonio Filosa dovrebbe concentrare la maggior parte degli investimenti su quattro brand chiave: Jeep, Ram, Peugeot e Fiat, secondo quanto emerge da indiscrezioni raccolte da Reuters e da fonti vicine al dossier.
Secondo quanto riferito, il gruppo intende rafforzare in modo «sostanziale» gli investimenti sui marchi più redditizi e con i maggiori volumi, segnando una discontinuità rispetto al passato, quando le risorse venivano distribuite in modo più uniforme tra i 14 brand del gruppo.
«La combinazione di scala globale e radicamento locale consente a ciascun marchio di esprimere la propria identità e rispondere alle esigenze dei clienti», ha dichiarato un portavoce di Stellantis, sottolineando come i brand rappresentino «una forza distintiva» nella strategia del gruppo.
Nel nuovo assetto gli altri marchi, tra cui Citroën, Opel e Alfa Romeo, non verrebbero dismessi, ma utilizzati in modo più selettivo, con un posizionamento geografico più mirato e una minore presenza globale. Il modello operativo punterebbe su una maggiore condivisione di piattaforme e tecnologie sviluppate dai brand core, con i marchi secondari chiamati a declinare tali basi comuni in prodotti differenziati per design, contenuti e posizionamento.
Tra le leve allo studio figura anche il «rebadging», ossia la commercializzazione dello stesso modello con marchi diversi a seconda del mercato. In questo contesto si inseriscono anche le trattative con il partner cinese Leapmotor per lo sviluppo di un suv elettrico a marchio Opel, già emerse nelle scorse settimane.
Negli ultimi mesi parte degli analisti aveva ipotizzato possibili chiusure per i marchi meno redditizi, nell’ottica di ridurre le inefficienze. Ma secondo le fonti citate da Reuters Filosa non sarebbe orientato a questa soluzione, ritenendo che anche i brand minori possano avere un ruolo strategico in specifici mercati.
Il piano dovrebbe quindi puntare sui marchi «che contano davvero» in termini di volumi e profitti, mantenendo però una certa flessibilità sul resto del portafoglio. Eventuali decisioni più drastiche resterebbero legate all’evoluzione delle performance nei prossimi anni. (riproduzione riservata)