Per garantire un futuro produttivo a Mirafiori potrebbe non bastare il rilancio della Fiat 500 Hybrid, come sostengono da tempo i sindacati. Ora a dirlo è anche Adolfo Urso. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha dichiarato che allo storico stabilimento torinese di Stellantis sarà «probabilmente necessario un terzo modello» oltre all’attuale Fiat 500 elettrica e alla nuova versione ibrida, per assicurare un adeguato livello di attività.
La dichiarazione è arrivata durante il question time alla Camera di mercoledì 15, rispondendo a un’interrogazione sulla continuità produttiva del sito Stellantis di Mirafiori, tornato al centro del dibattito dopo i nuovi periodi di fermo produttivo annunciati nelle ultime settimane.
«La 500 ibrida a Mirafiori si è aggiunta a quella elettrica. Non è sufficiente, forse, a garantire un adeguato livello produttivo e quindi probabilmente servirà un terzo modello», ha detto Urso, lasciando intendere che il futuro dello stabilimento passerà anche dall’assegnazione di un nuovo progetto industriale. Negli ultimi mesi Mirafiori ha infatti continuato a registrare una produzione inferiore alle attese, nonostante l'avvio della nuova 500 Hybrid, modello sul quale Stellantis punta per rilanciare i volumi dello stabilimento torinese.
Nel suo intervento il ministro ha anche difeso il percorso intrapreso dal gruppo automobilistico, sostenendo che il cambio di strategia è già visibile nei numeri. «Stellantis registra finalmente un’inversione di tendenza dopo l’anno orribile 2025. Nel primo semestre del 2026 la produzione è cresciuta di oltre il 15% perché l’azienda si è mossa prima di altri, rimuovendo Carlos Tavares, che aveva puntato solo sull’elettrico, e cambiando radicalmente il piano industriale con modelli più rispondenti alle esigenze del mercato», ha detto Urso, citando proprio la 500 Hybrid come esempio del nuovo corso.
Le dichiarazioni del ministro sono state accolte con scetticismo dalla Fiom-Cgil di Torino. Il responsabile automotive Gianni Mannori ha sottolineato che «il sindacato sostiene da oltre un anno che la sola Fiat 500 ibrida, insieme alla versione elettrica, non sia sufficiente a garantire il futuro di Mirafiori». Secondo la Fiom, però «Urso avrebbe dovuto chiedere direttamente a Stellantis», nel tavolo tenutosi il giorno precedente, martedì 14, «l’assegnazione di un nuovo modello allo stabilimento» e «se non l’ha fatto ha perso un’occasione».
Mannori ha spiegato che «le soluzioni per portare nuovi modelli a Torino ci sono già», ad esempio «Fiat Grizzly e Grizzly Fastback assegnate invece al Marocco», e ha indicato nella «futura Due Cavalli, progettata anche a Torino, la soluzione più immediata per assicurare i volumi produttivi e salvaguardare l’occupazione», chiedendo comunque che entro il 2026 venga assegnato un nuovo modello con avvio della produzione già nel 2027. Il presidente John «Elkann e» il ceo Antonio «Filosa la smettano di parlare di Torino e portino le produzioni, non solo le parole».
Secondo il ministro, mentre Stellantis avrebbe anticipato la svolta strategica, «molte altre case automobilistiche europee, non solo tedesche, sono ancora in mezzo al guado nel pieno della tempesta». Urso ha inoltre ribadito quanto emerso al tavolo automotive convocato dal ministero, sottolineando che Stellantis ha confermato 5 miliardi di euro di investimenti in Italia, il mantenimento della produzione in tutti gli stabilimenti italiani e 7 miliardi di euro di contratti annui destinati alla filiera della componentistica. Parallelamente il governo ha annunciato oltre un miliardo di euro tra mini contratti di sviluppo e accordi per l’innovazione destinati ad accompagnare la trasformazione tecnologica della filiera nazionale.
Le dichiarazioni del ministro hanno però provocato la reazione dell’opposizione. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Marco Grimaldi ha invitato Urso a visitare Mirafiori, sostenendo che lo stabilimento è ancora fermo per diverse settimane tra luglio e agosto e accusando il governo di fare da «portavoce di Stellantis» anziché presentare un vero piano di rilancio dell'automotive italiano. Urso ha infine ribadito che la crisi dell'industria automobilistica europea nasce soprattutto dalle politiche del Green Deal, definendo Bruxelles «l'epicentro del terremoto» che avrebbe reso l'Europa dipendente dalla Cina. Il ministro ha spiegato di aver concordato con il collega francese una linea comune fondata su «neutralità tecnologica» e «Made in Europe», con l'obiettivo di coinvolgere presto anche la Germania per rilanciare la competitività dell'industria automobilistica europea. (riproduzione riservata)