Si ferma ancora lo stabilimento Stellantis di Cassino, dove la situazione dei volumi continua a rimanere critica. La direzione aziendale ha comunicato lunedì 5 ottobre una nuova fermata che interesserà i reparti di Lastratura, Verniciatura e Montaggio da martedì 6 a venerdì 9 ottobre compreso. Continueranno invece a lavorare Presse e Plastica, che realizzano componenti destinati anche ad altri stabilimenti del gruppo.
La nuova sospensione si aggiunge a una lunga serie di fermate che hanno caratterizzato il 2026 del sito laziale, dove vengono prodotte Alfa Romeo Giulia e Stelvio e Maserati Grecale. Secondo la Fiom di Frosinone e Latina, dall’inizio dell’anno le giornate effettivamente lavorate sono state «poco più di 50», con un impatto pesante non soltanto sui dipendenti Stellantis ma anche sull’intera filiera della componentistica e dell’indotto.
Il sindacato torna così all’attacco del piano industriale del gruppo guidato dall’amministratore delegato Antonio Filosa. «Si continua con la costanza delle fermate produttive», sostiene la Fiom, secondo cui quanto sta accadendo conferma i timori espressi già in occasione dell’Investor Day di maggio: «Questo è un piano industriale impietoso e che ci condanna alla cassa integrazione».
Il prossimo passaggio sarà il 15 ottobre a Roma, quando è previsto l’incontro nazionale chiesto dai sindacati per discutere la situazione produttiva e le prospettive degli stabilimenti italiani. Per la Fiom sarà necessario ottenere in quella sede risposte precise sul futuro di Cassino, anche alla luce delle possibili nuove alleanze industriali di Stellantis.
Il riferimento è in particolare alle interlocuzioni con Huawei e Jac Motors, confermate nei giorni scorsi dalla stessa Jac in un documento depositato alla Borsa di Shanghai. Come anticipato da Milano Finanza, il dossier allo studio riguarda una possibile collaborazione a tre che potrebbe coinvolgere Maserati e lo stabilimento italiano di Cassino, sebbene al momento non sia stato sottoscritto alcun accordo vincolante e forma e contenuti dell'eventuale partnership restino da definire.
Proprio su questo fronte la Fiom lancia un avvertimento. Una partnership tecnologica e industriale con gruppi cinesi sarebbe, secondo il sindacato, necessaria alla luce degli attuali volumi, ma occorre stabilire quali attività rimarrebbero effettivamente in Italia. Il timore è che Cassino possa trasformarsi in una «fabbrica cacciavite», nella quale le vetture vengano prevalentemente assemblate o completate, senza portare nello stabilimento attività a maggiore valore aggiunto. Secondo la Fiom una soluzione di questo tipo potrebbe non essere sufficiente neppure a garantire l’uscita dagli ammortizzatori sociali. La richiesta è quindi che un’eventuale collaborazione comprenda anche know-how, sviluppo e ricerca, tutelando contemporaneamente lo stabilimento e la filiera locale.
Il sindacato segnala infine quello che considera un progressivo restringimento degli spazi industriali di Cassino, citando l’ex palazzina uffici e la vecchia sala medica. Fiom ricorda che istituzioni regionali e locali si sono già espresse contro un’eventuale parcellizzazione del sito o cambi di destinazione d’uso estranei all’attività industriale, mentre sostiene che Stellantis starebbe procedendo «esattamente nella direzione opposta». (riproduzione riservata)