Lo stabilimento Stellantis di Brampton, alle porte di Toronto, attira l’interesse dell’industria cinese mentre la guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada ne rende sempre più incerta la riapertura e più vicina la definitiva chiusura. Tra gli altri, anche il colosso delle auto elettriche Byd avrebbe chiesto informazioni sulla possibilità di rilevare il sito per produrvi autobus, secondo quanto dichiarato a Bloomberg dal sindaco della città canadese, Patrick Brown.
I primi contatti con il gruppo di Shenzhen risalirebbero a circa sei mesi fa. Il colosso cinese aveva già assemblato autobus elettrici in un altro impianto nell’area di Toronto, ma attualmente non produce automobili o veicoli commerciali né in Canada né negli Stati Uniti. Byd non ha commentato le indiscrezioni.
Il sindaco Brown ha riferito di aver ricevuto manifestazioni di interesse anche da Leapmotor International, la joint venture controllata da Stellantis e partecipata dal costruttore cinese Leapmotor, oltre che da una casa automobilistica italiana non meglio identificata.
Già ad aprile erano emerse discussioni tra Stellantis e Leapmotor sulla possibile produzione di veicoli elettrici in Canada e Brampton potrebbe diventare una delle alternative industriali considerate dalla joint venture per localizzare l’assemblaggio nel continente nordamericano e aggirare almeno parte delle barriere commerciali.
Il dossier resta comunque molto aperto. Stellantis ha precisato di non avere annunci da fare e di essere concentrata sulla ricerca di «una soluzione produttiva sostenibile» per lo stabilimento. Ma anche Unifor, il sindacato che rappresenta i lavoratori, aveva indicato nelle scorse settimane che il gruppo stava valutando diverse opzioni, inclusa anche la vendita del sito.
La fabbrica di Brampton, attiva da circa 40 anni, non produce veicoli dalla fine del 2023. Stellantis aveva avviato la riconversione dell’impianto per assegnargli la nuova Jeep Compass, ma il progetto è stato sospeso dopo l’introduzione da parte degli Stati Uniti di dazi del 25% sulle auto importate.
Per i veicoli costruiti in Canada l’imposta viene ridotta in funzione della quota di componenti statunitensi. Il presidente Donald Trump ha però appena minacciato di alzare l’aliquota al 50% dal primo gennaio 2027 e di estendere le tariffe anche ai componenti canadesi.
Secondo Brown, Stellantis gli avrebbe spiegato che, finché resteranno dazi sulle automobili, non esisterà un business case sufficiente per mantenere la produzione nello stabilimento di Brampton in Canada. Una prospettiva particolarmente grave per un’industria che esporta negli Stati Uniti la maggior parte dei veicoli assemblati nel Paese.
Il possibile interesse di Byd e Leapmotor si inserisce nel riposizionamento commerciale avviato dal governo di Mark Carney. A gennaio il Canada ha raggiunto un accordo per ridurre i dazi sui veicoli elettrici cinesi, con l’obiettivo dichiarato di attrarre nuovi investimenti e joint venture dalla Cina e creare posti di lavoro nell’industria automobilistica nazionale.
La produzione destinata esclusivamente o prevalentemente al mercato canadese potrebbe però non essere sufficiente a saturare un impianto delle dimensioni di Brampton. Prima dello stop lavoravano in quella fabbrica circa 3 mila persone e il sindaco ha chiesto che un eventuale nuovo investitore coinvolga Unifor e riassorba almeno una parte degli addetti.
Sul sito hanno mostrato interesse anche aziende estranee all’auto tradizionale. Le società canadesi della difesa Roshel e Dominion Dynamics avrebbero valutato rispettivamente la produzione di veicoli blindati leggeri e droni, sfruttando le attrezzature già presenti. In ogni caso, senza una soluzione alla guerra commerciale tra Washington e Ottawa, le prospettive di una riapertura di Brampton con Stellantis appaiono «piuttosto fosche», ha ammesso Brown. (riproduzione riservata)