Il rimbalzo di Stellantis dopo i conti non cancella la prudenza degli analisti. E al centro delle valutazioni, all’indomani della trimestrale e in scia al confronto avvenuto con il management durante la call, c’è il recupero di circa 3 miliardi di capitale circolante atteso nel quarto trimestre. Un sostegno importante per chiudere il 2026 con un consumo di cassa inferiore all’anno scorso, che dovrà però lasciare spazio a un miglioramento dei margini per raggiungere l’obiettivo di free cash flow positivo nel 2027.
Jefferies conferma il giudizio buy (comprare) ma taglia il prezzo obiettivo da 9,5 a 8 euro, mentre Mediobanca scende da 6,2 a 4,8 euro, mantenendo il rating neutral. In direzione opposta Equita, che alza del 4% il target a 5,7 euro, con la raccomandazione che resta hold (mantenere). Gli analisti del credito di Barclays confermano invece market equalweight, un’indicazione di peso in portafoglio in linea con il mercato.
Dopo il balzo del 15,4% di mercoledì 28 ottobre, il titolo è tornato sotto pressione: nel primo pomeriggio del 29 le azioni cedono il 3% a circa 4,1 euro. Per le banche d’affari, il recupero della cassa atteso nel quarto trimestre è un passaggio importante, ma il rilancio dovrà trovare conferma nei margini del 2027.
Nel suo report Jefferies invita a non attribuire eccessivo significato al rally successivo ai risultati: il percorso di rilancio resta lungo e complesso. La banca descrive il terzo trimestre come debole, ma sostanzialmente atteso. Segnali incoraggianti arrivano dal Nord America, tornato in utile operativo rettificato, mentre l’Europa resta in perdita per la pressione sui prezzi e sul mix delle vendite.
Jefferies riduce del 14% la previsione di utile operativo rettificato 2026, a 2,6 miliardi di euro, con un margine dell’1,6%. Più marcata la revisione sul 2027: la stima scende del 34%, a 4,3 miliardi, con un margine del 2,4%.
Sul fronte della cassa, la banca prevede un free cash flow industriale negativo per 3,3 miliardi nel 2026 e positivo per circa un miliardo nel 2027. Nonostante i tagli, conferma il buy perché considera la valutazione di borsa eccessivamente bassa rispetto al valore degli asset. Il recupero dipenderà però dall’accelerazione dei risparmi, dal miglioramento della redditività e dal ritorno alla generazione di cassa.
Anche Mediobanca riconosce i progressi del terzo trimestre, con ricavi e risultato operativo rettificato superiori al consenso, ma riduce le stime sui margini e sul free cash flow per il 2026 e il 2027. A pesare sono soprattutto l’inflazione delle materie prime e dei chip e la persistente debolezza dei prezzi e della redditività in Europa.
Da qui il taglio del prezzo obiettivo a 4,8 euro, pari a circa il 23% rispetto ai precedenti 6,2 euro. La banca resta cauta perché il miglioramento dei margini atteso nei prossimi trimestri è ancora esposto alle difficili condizioni di mercato, nonostante il sostegno del piano di riduzione dei costi.
Secondo le sue stime, Stellantis tratta a 4,6 volte gli utili attesi per il 2027, contro una media di 5,6 volte del settore automobilistico. Uno sconto che non basta, per ora, a giustificare una promozione del titolo.
Nel terzo trimestre Stellantis ha registrato ricavi per 37,6 miliardi di euro, in aumento di circa l’1%, e un risultato operativo rettificato di 256 milioni, rispetto ai 90 milioni di un anno prima, con un margine dello 0,7%. Mediobanca sottolinea il miglioramento del ricavo medio per veicolo, cresciuto di circa il 2% includendo l’effetto cambi. Dietro il dato complessivo restano però forti differenze: in Europa il ricavo medio è sceso di circa il 6%, mentre in Nord America è salito del 10% e in Sud America del 4%.
Il free cash flow industriale è rimasto negativo per 4 miliardi, contro i 4,3 miliardi assorbiti un anno prima, facendo comunque meglio dei 4,5 miliardi di consumo previsti da Mediobanca. La perdita netta è stata di 453 milioni, rispetto ai 4,5 miliardi del terzo trimestre 2025.
Più favorevole la revisione di Equita, che continua a descrivere il trimestre come debole, ma meno negativo di quanto temuto. Secondo la sim, il rimbalzo del titolo dai minimi storici è giustificato dal superamento del periodo più critico dell’anno sul fronte della cassa. E questo avrebbe allontanato il rischio di stress finanziario e potrebbe avere favorito anche ricoperture delle posizioni ribassiste.
Equita riduce di circa il 20% l’assorbimento di cassa previsto per il 2026, a 2,15 miliardi. Il miglioramento dipende dal recupero del capitale circolante e dallo slittamento al 2027 di circa 400 milioni di esborsi legati ai maxi accantonamenti del secondo semestre 2025. Quest’ultimo elemento alleggerisce il fabbisogno di quest’anno, ma sposta il pagamento sull’esercizio successivo.
Sul conto economico, la sim porta i ricavi attesi per il 2026 a 163,4 miliardi, circa l’1% in più rispetto alla precedente previsione, anche grazie ai cambi. Conferma sostanzialmente l’utile operativo rettificato a 2,98 miliardi e l’utile netto rettificato a 1,73 miliardi. Scende invece del 13%, a circa 730 milioni, la previsione di utile netto riportato, per maggiori oneri non ricorrenti.
Il management si aspetta che il capitale circolante generi circa 3 miliardi di cassa nel quarto trimestre, recuperando sostanzialmente quanto assorbito nei primi nove mesi. Il meccanismo è in parte stagionale: prima di Natale la produzione si ferma, mentre prosegue la fatturazione dei veicoli già in stock.
Barclays stima così un free cash flow industriale negativo per circa 2 miliardi nell’intero 2026, con un quarto trimestre positivo. La riduzione delle scorte sarà determinante: a fine settembre gli stock complessivi erano pari a circa 1,43 milioni di veicoli, in aumento del 14% rispetto a un anno prima.
Negli Stati Uniti le scorte dei concessionari erano scese del 6% rispetto a giugno, a 368 mila unità, equivalenti a 84 giorni di vendita contro i precedenti 92. Il gruppo punta a ridurle ulteriormente a 320-350 mila veicoli entro dicembre.
Gli analisti sottolineano i progressi del programma di riduzione dei costi Vcp. Mediobanca e Barclays segnalano la fiducia del management nella possibilità di superare gli obiettivi di 2,4 miliardi per il 2027 e 6 miliardi entro il 2028. Il beneficio sui conti dipenderà però da quanta parte dei risparmi sarà assorbita dai rincari. Equita quantifica in circa 500 milioni il contributo atteso nel quarto trimestre, ma ritiene che possa essere in buona parte compensato da circa 400 milioni di maggiori costi delle materie prime. Mediobanca richiama anche l’inflazione dei chip di memoria.
Pesano soprattutto le difficoltà in Europa: i prezzi sono scesi del 3% nei primi nove mesi e sono attesi ancora in calo nel quarto trimestre, a fronte di una sostanziale stabilità a livello di gruppo.
Per Barclays il ritorno a un free cash flow industriale positivo nel 2027 è credibile, ma dipende dalla capacità di realizzare il rilancio. Il recupero del circolante previsto entro dicembre non potrà infatti fornire nuovamente un sostegno della stessa entità l’anno prossimo.
Serviranno quindi maggiori utili operativi, disciplina sui prezzi, efficienza e minori costi di garanzia e richiamo. Anche Mediobanca richiama questi fattori, insieme ai sette prossimi lanci di prodotto, in particolare in Nord America. Barclays ritiene che il contributo più consistente del rinnovo della gamma arriverà soprattutto nella seconda metà del 2027 e nel 2028.
Il gruppo dispone comunque di risorse per intervenire. A fine settembre, secondo Barclays, la liquidità industriale disponibile era di 42,7 miliardi, con una cassa netta industriale di 5,4 miliardi. La banca non vede problemi immediati di liquidità o rifinanziamento, ma avverte che un altro anno di free cash flow industriale negativo indebolirebbe sensibilmente il profilo creditizio.
Tra i prossimi appuntamenti, Equita guarda al Maserati Day del 10 dicembre, dal quale si aspetta novità sul rilancio del marchio e l’annuncio di nuove partnership, con benefici distribuiti nel medio-lungo periodo. Anche Barclays vede nelle alleanze uno strumento per ridurre i costi e utilizzare meglio gli stabilimenti, ma evita per ora di attribuire loro un contributo autonomo agli utili, perché i vantaggi possono sovrapporsi ai risparmi già previsti dal piano industriale. (riproduzione riservata)