Si apre un nuovo fronte a livello sindacale per Stellantis in Nord America. A partire dalla settimana che inizia lunedì 31 agosto il gruppo guidato da Antonio Filosa avvierà le trattative con Unifor per il rinnovo del contratto dei lavoratori canadesi, in un negoziato che il sindacato considera potenzialmente il più difficile della propria storia recente. A pesare c’è soprattutto la guerra commerciale in corso tra il Canada e gli Stati Uniti, oltre alle difficoltà attraversate dal costruttore e all’incertezza sul futuro di alcuni impianti canadesi.
A lanciare l’allarme è stato James Stewart, presidente della sezione locale di Unifor che rappresenta oltre 6 mila dipendenti dello stabilimento Stellantis di Windsor. «Qualsiasi altro round negoziale sembra facile rispetto a quello che dobbiamo affrontare ora», ha dichiarato Stewart alla Cbc, ricordando persino la crisi finanziaria del 2008-2009. «Penso che questa sia una situazione molto peggiore per quanto riguarda la nostra capacità di andare avanti e assicurarci di essere ancora qui nel lungo periodo».
La trattativa per rinnovo del contratto arriva in un momento particolarmente delicato per l’industria automobilistica canadese. Il principale problema, secondo Unifor, è rappresentato dalle fortissime tensioni commerciali con gli Stati Uniti, che hanno già imposto costi miliardari ai tre costruttori di Detroit. Il recente fallimento dei tentativi di raggiungere un’intesa capace di allentare le tensioni e i nuovi dazi del 50% minacciati dal presidente Usa Donald Trump sulle auto prodotte in Canada hanno notevolmente aumentato l’incertezza per gli impianti canadesi fortemente integrati nella filiera nordamericana.
A questo si aggiungono il rallentamento della domanda di auto elettriche, i problemi di accessibilità economica delle nuove vetture e le difficoltà specifiche di Stellantis, impegnata nel rilancio dopo la crisi degli ultimi anni.
È proprio la natura esterna di molti di questi problemi a rendere, secondo il sindacato, il negoziato diverso da quello della grande crisi finanziaria. Nel 2008-2009, ha spiegato Stewart, i lavoratori potevano accettare modifiche al contratto collettivo per aiutare l’azienda a superare la fase di difficoltà. «Non possiamo tenere fuori dal negoziato il problema della tensione a livello commerciale e nemmeno l’attacco che stiamo subendo da parte dell’amministrazione Trump», ha sottolineato il sindacalista. E allo stesso modo, ha aggiunto, il contratto non può risolvere da solo i problemi accumulati da Stellantis.
Tre sono le priorità fissate dal sindacato. La prima è ottenere da Stellantis le stesse principali conquiste già raggiunte nei negoziati appena conclusi con Ford e General Motors. La seconda riguarda invece direttamente l’impronta industriale canadese del gruppo: Unifor vuole ottenere garanzie sul futuro dello stabilimento di Brampton, attualmente fermo. Secondo quanto riferito dal sindacato alla Cbc, Stellantis avrebbe comunicato di stare valutando anche la vendita del sito. Il destino della fabbrica diventa così uno dei punti potenzialmente più difficili del confronto.
La terza richiesta riguarda l’assegnazione di sufficienti volumi e prodotti agli stabilimenti di Windsor e all’impianto di Etobicoke, in modo da garantirne l’attività nel lungo periodo.
Stellantis, interpellata dalla Cbc sulle posizione espresse dal sindacato Unifor ha scelto di non replicare, ma il presidente delle attività canadesi del gruppo ha recentemente riconosciuto la complessità della situazione. Molti dei problemi sul tavolo, ha osservato, sono fattori esterni al rapporto tra azienda e sindacato. L’obiettivo comune, però, resta «costruire grandi auto qui e assicurarci di avere un’attività sostenibile».
Il tempo per trovare un compromesso sarà limitato. Stellantis e Unifor avranno meno di tre settimane per chiudere il negoziato: l’attuale contratto collettivo andrà in scadenza il 20 settembre. Per Filosa si apre quindi un altro dossier industriale delicato in Nord America, proprio mentre il ceo sta cercando di riportare il gruppo su un percorso di crescita e redditività dopo la profonda revisione della strategia ereditata dalla precedente gestione di Carlos Tavares. (riproduzione riservata)