Riduzione degli esuberi e nuovi investimenti per decine di milioni di euro nello stabilimento di Termoli, rimasto orfano del progetto che ne prevedeva la riconversione a gigafactory per la produzione di batterie da parte di Acc (joint venture tra Stellantis, Mercedes e TotalEnergies). È quanto emerso dall’incontro tra Stellantis e le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr dedicato al futuro del sito molisano.
Durante il confronto la direzione del gruppo automobilistico ha confermato la produzione di tutti e tre i motori attualmente assegnati alla fabbrica. Si tratta del Gse, per il quale è prevista un’evoluzione con lo standard Euro 7, del V6 - oggi penalizzato dai bassi volumi del marchio Maserati ma per cui si punta a una crescita - e del Gme, attualmente a pieno regime ma la cui sostenibilità futura preoccupa per l’elevata quota destinata all’esportazione verso gli Stati Uniti.
Un elemento chiave per l’occupazione sarà l’avvio della produzione del cambio eDct, utilizzato su numerosi modelli ibridi del gruppo e già realizzato attualmente nello stabilimento di Mirafiori, a Torino. Secondo quanto comunicato dall’azienda, la produzione partirà il 15 settembre. I lavori preparatori sono già in corso: l’installazione delle linee sarà completata entro fine aprile, mentre tra giugno e luglio sono previste le prime pre-serie.
L’investimento complessivo ammonta a 41 milioni di euro. Lo stabilimento non si limiterà al semplice montaggio ma ospiterà anche alcune lavorazioni a monte. A regime la produzione del cambio dovrebbe generare un fabbisogno occupazionale aggiuntivo di circa 288 lavoratori.
Il gruppo guidato da Antonio Filosa «conferma il proprio impegno industriale e occupazionale sul sito di Termoli», sottolinea Stellantis in una nota, spiegando che «a regime la produzione e-Dct impiegherà un numero di addetti paragonabile a quello precedentemente coinvolto nella produzione del motore Fire». La multinazionale italofrancese «investirà sull’evoluzione dei motori Gse, adeguandoli ai requisiti delle normative Euro 7 per garantirne la piena impiegabilità anche oltre il 2030. Prosegue inoltre la produzione dei motori V6 e Gme, contribuendo a mantenere un fabbisogno complessivo coerente con l’attuale livello occupazionale del sito».
Stellantis ribadisce inoltre che «si farà carico di individuare una idonea collocazione all’interno del gruppo per i dipendenti Acc dedicati al sito, confermando la propria attenzione alla tutela delle persone e delle competenze». Per accompagnare questa fase di transizione in modo graduale e responsabile, l’azienda «utilizza strumenti di gestione condivisi con le organizzazioni sindacali, tra cui uscite con accompagnamento alla pensione e il contratto di solidarietà, all’interno di un quadro di dialogo costante e costruttivo con le parti sociali».
Alla luce di questi sviluppi, spiegano i sindacati, su un organico di circa 1.780 dipendenti gli esuberi dovrebbero attestarsi a fine anno intorno alle 400 unità, di cui circa 180 temporaneamente trasferite in altre fabbriche del gruppo. Questo scenario consentirebbe di mantenere il contratto di solidarietà su livelli contenuti, attualmente attorno al 15%, con la prospettiva di ridurlo ulteriormente grazie a uscite volontarie incentivate, in gran parte legate ai pensionamenti.
Le organizzazioni sindacali hanno inoltre sottolineato che Stellantis ha iniziato ad assorbire i lavoratori italiani rientrati dall’esperienza nella gigafactory Acc. Il loro reintegro, chiedono i sindacati, dovrebbe essere completato privilegiando il rientro negli stabilimenti di origine.
Nel breve periodo l’arrivo del cambio eDct e l’evoluzione del motore Gse garantiscono la tenuta dello stabilimento di Termoli. Per gli anni successivi, però, secondo i sindacati sarà necessario ottenere nuove assegnazioni produttive, anche attraverso l’utilizzo degli attuali motori su nuovi modelli, per compensare i possibili cali di alcune linee.
Per questo le sigle chiedono a Stellantis di presentare il 21 maggio un piano industriale con nuovi investimenti per l’Italia, capace di garantire prospettive e piena saturazione occupazionale, a partire proprio dal sito molisano. (riproduzione riservata)