Missione data center per Stefano Donnarumma. Dopo la lunga esperienza ai vertici di gruppi pubblici, da Acea a Terna fino alle Fs, l’ex amministratore delegato delle Ferrovie torna nel mondo degli investimenti mettendo la propria esperienza industriale e manageriale al servizio del capitale privato.
Secondo quanto Milano Finanza è in grado di anticipare, Donnarumma sarà partner strategico e key man del nuovo fondo immobiliare dedicato ai data center promosso da Polis, sgr controllata da Lbo France che ha nel capitale anche Bper e Intesa Sanpaolo. L'iniziativa rappresenta il primo tassello di una strategia che punta a intercettare la crescita delle infrastrutture digitali in Italia, facendo leva su una figura che negli ultimi vent'anni ha pianificato e gestito alcuni dei più importanti programmi di investimento nelle reti energetiche, ferroviarie, aeroportuali e nelle utility.
«Metto a disposizione dei capitali privati un'esperienza maturata nella gestione delle grandi infrastrutture italiane, continuando a lavorare per lo sviluppo del Paese con investimenti che hanno ricadute sulla collettività», spiega il top manager con un passato anche in Alstom, Bombardier, A2A e Adr.
Polis, nata nel 1998, ha in portafoglio 1,26 miliardi di euro di masse distribuite tra real estate, crediti distressed e infrastrutture, attraverso 19 fondi attivi. La sgr è controllata al 60% da Lbo France Gestion, uno dei principali operatori transalpini del private equity con oltre 2,5 miliardi di masse e che spazia dal food & beverage alla meccanica fino al digitale, affiancato da Bper (25%), Intesa (10%), oltre che da Banca Valsabbina, Banca Popolare di San Felice 1893 e Unione Fiduciaria.
Il nuovo fondo, con un obiettivo di raccolta di 200 milioni (ma fino a un massimo di 250 milioni) e un closing previsto nell'aprile 2027, non investirà nella costruzione o nella gestione dei data center. La strategia sarà «develop-to-sell», acquisire cioè terreni brownfield e greenfield, ottenere autorizzazioni, prenotare la capacità elettrica, sviluppare il progetto fino alla fase ready-to-build e quindi cedere gli asset a operatori specializzati o investitori infrastrutturali.
L'obiettivo è mettere a rendimento la fase in cui si concentra la maggiore creazione di valore limitando il rischio operativo della costruzione. Il portafoglio iniziale prevede cinque siti per una capacità complessiva di 520 megawatt, con un obiettivo di rendimento netto del 25% e un multiplo di investimento pari a due volte il capitale.
È proprio qui che entrerà in gioco Donnarumma. Il manager sarà chiamato a selezionare gli advisor tecnici, coordinare le competenze industriali e supportare l'intero processo di sviluppo, dalle connessioni alla rete elettrica ai rapporti con Terna e i distributori, fino agli aspetti regolatori, energetici e autorizzativi. Un ruolo costruito sulle competenze maturate nella pianificazione delle reti nazionali e nella gestione di investimenti infrastrutturali miliardari.
Nella visione dell'ex ceo di Fs, infatti, il data center non è un semplice investimento immobiliare ma un'infrastruttura complessa nella quale convergono energia, reti, telecomunicazioni, sicurezza e tecnologia. Per questo ritiene che servano competenze industriali prima ancora che finanziarie. L'obiettivo è contribuire a colmare il ritardo italiano in un settore oggi dominato da capitali internazionali, favorendo la nascita di una piattaforma nazionale capace di attirare al contrario investitori tricolori verso una asset class destinata a crescere rapidamente in scia alla diffusione dell'intelligenza artificiale.
Polis stima che il mercato italiano dei data center passerà da 7,5 a 13,5 miliardi entro il 2030, mentre la capacità installata salirà da 1,8 a 4 gigawatt. A rendere il Paese attrattivo, secondo il fondo, è anche un time-to-power di tre anni contro i 7-10 anni dei principali mercati europei, vantaggio competitivo che può consentire all'Italia di ritagliarsi un ruolo di hub digitale nel Sud Europa.
Non è il solo progetto per il manager. «A breve attiverò anche un fondo complementare di private equity destinato ad investimenti sulla filiera industriale per la realizzazione di infrastrutture energetiche, focalizzato su operazioni di buy and building tese a creare aggregazioni», conclude Donnarumma. (riproduzione riservata)