Per Newcleo esordio in calo del 5,8% al Nasdaq. Il ceo Stefano Buono: così Newcleo si farà conoscere in Usa
Per Newcleo esordio in calo del 5,8% al Nasdaq. Il ceo Stefano Buono: così Newcleo si farà conoscere in Usa
Parla il ceo nel primo giorno di quotazione sul Nasdaq, con le azioni calo. Il fondatore: l’azione si stabilizzerà con la nuova liquidità dai soci. Negli Stati Uniti favoriti per produrre il nucleare

di di Nicola Carosielli 22/09/2026 22:20

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«Avevamo due esigenze: raccogliere capitali e farci conoscere dal mercato americano». Sintetizza così Stefano Buono, fondatore e ceo di Newcleo, la scelta di quotarsi a Wall Street sfidando anche una finestra temporale non proprio propizia per le società dell’energia nucleare. Ieri, la società dei reattori nucleari di IV generazione ha suonato la campanella al Nasdaq dopo il deal via spac che ha garantito 247 milioni, ma il titolo ha perso subito terreno cedendo fino al 17% in apertura. Alle 19.30 il titolo ha ridotto le perdite segnando un -8,5%.

Domanda. Buono, come si spiega la reazione iniziale negativa del titolo?

Risposta. Da quando abbiamo concluso questa operazione, qualche mese fa, il mercato nucleare ha avuto una diminuzione di circa il 40%. C’era quindi il rischio di pressione sul prezzo. A noi importa relativamente; abbiamo raccolto il capitale a 10 euro e poi in una Spac c’è sempre maggiore volatilità. Aspettiamo che il titolo si stabilizzi, soprattutto quando ci sarà più liquidità data dagli azionisti della pipe (programma di collocamento privato).

Dobbiamo abituarci agli alti e bassi della borsa. Una ipo canonica avrebbe rappresentato un rischio maggiore: avremmo potuto rinunciare, come ha fatto la scorsa settimana un’altra società del settore. E poi avevamo due urgenze: raccogliere capitale per continuare ad accelerare e farci conoscere dal mercato Usa il più presto possibile. Per mercato non intendo solo quello dei capitali, ma anche quello del nucleare.

D. Perché proprio il Nasdaq?

R. È sempre stato il mio sogno accedere al Nasdaq. Per quattro anni e mezzo, però, non era possibile perché la nostra strategia industriale non era prevista nella policy americana. Ma con il cambiamento di tale policy Newcleo è diventata una delle aziende più attraenti: facciamo un combustibile che oggi le policy americane desiderano, il Mox, prodotto tramite il riciclo del combustibile nucleare esaurito degli altri reattori.

D. Quali sono le prossime tappe negli Usa?

R. Abbiamo dei dialoghi con il governo Usa molto strategici e abbiamo selezionato un terreno per realizzare la prima fabbrica di combustibile per reattori nel sito di Savannah River, in South Carolina.

D. E in Italia che sviluppi vedete?

R. Stiamo completando il sito di qualifica al Brasimone, un sito che rappresenta la complessità di un reattore industriale. Entro fine anno dovremo finire la costruzione e l’anno prossimo operarlo.

D. Che prospettive vede per il nucleare in Italia, considerando anche l’iter legislativo in corso?

R. Speriamo che venga approvata definitivamente la legge e che arrivino presto i decreti attuativi. Ci aspettiamo la creazione di un ente regolatorio e che questo abbia il fast track per i reattori già licenziati in altri Paesi. Vogliamo usare questo fast track e spero che uno dei progetti che stiamo preparando per l’Italia possa vedere la luce.

D. Considerando i progetti in pipeline, che evoluzione si attende nei valori di borsa?

R. Mi aspetto che l’azienda sia sempre più conosciuta e si allinei ai peers. È un vantaggio competitivo enorme lavorare il Mox.

D. Gli azionisti storici continueranno a sostenere la società o monetizzeranno?

R. Nessuno dei nostri investitori è particolarmente abituato a operazioni speculative. Spero in futuro di avere fondi un po’ più infrastrutturali. Abbiamo già due casse pensioni a bordo, quindi fondi che investono sul lungo termine. Spero di riuscire pian piano a spiegare quello che facciamo e cambiare un po’ il dna dell’azionariato. (riproduzione riservata)