Stazi (Consob): per far crescere le ipo servono incentivi al risparmio di lungo periodo. Come ha fatto la Svezia
Stazi (Consob): per far crescere le ipo servono incentivi al risparmio di lungo periodo. Come ha fatto la Svezia
Per far tornare le quotazioni a Piazza Affari  bisogna evitare oneri e complessità ma soprattutto consolidare il legame tra ricchezza delle famiglie e mercati, dice il presidente della Commissione, proprio come ha fatto il Paese scandinavo

di Anna Messia 16/09/2026 15:00

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Per far crescere il mercato dei capitali servono incentivi fiscali che favoriscano gli investimenti di lungo periodo dei risparmiatori. Il modello da seguire è quello svedese, che è riuscito ad avvicinare domanda e offerta di investimenti, e a consolidare il legame tra ricchezza delle famiglie e mercati.

L’indicazione è arrivata dal presidente della ConsobGuido Stazi, nel suo discorso di apertura del convegno Corporate governance in Italia, promosso insieme ad Assonime e al Comitato italiano per la corporate governance. Dall’ultima edizione del rapporto Corporate governance della Commissione nazionale per le società e la borsa emerge l’evidente riduzione del numero delle società: a fine 2025 erano le 185 imprese negoziate sull’Euronext Milan, il listino principale di Piazza Affari, con una capitalizzazione complessiva di 907 miliardi. Solo un anno prima erano 196, scese in conseguenza di operazioni di delisting e riassetti.

Le riforme del Tuf e della Legge Capitali

Per rendere il mercato più attraente e competitivo è arrivata la recente riforma del Testo unico della finanza  e della Legge Capitali, che l’ha preceduta e ha previsto l’introduzione di elementi di maggiore flessibilità negli assetti societari e nei processi decisionali delle società quotate. Nei prossimi mesi Consob dovrà adottare modifiche dei propri regolamenti che completeranno il quadro normativo introdotto dal legislatore. Mentre le regole di corporate governance sono chiamate a trovare un equilibrio non sempre semplice: da un lato garantire la trasparenza,la tutela degli investitori e il corretto funzionamento delle società; dall'altro evitare oneri e complessità non necessari che possano scoraggiare la quotazione e la permanenza sul mercato.

Ma non basta. Per invertire la rotta e far crescere il mercato dei capitali non servono soltanto incentivi alle ipo e riforme che riguardano le imprese, ha sottolineato il presidente della Consob. E’ necessario intervenire contemporaneamente anche sul lato della domanda di investimenti. «In altre parole, non solo è importante che vi siano più società interessate a quotarsi e in grado di attrarre investitori, ma è altrettanto importante che vi siano più risparmiatori disposti a investire nel mercato dei capitali», ha spiegato Stazi

Liquidità nei conti correnti ed educazione finanziaria

Anche su questo fronte la sfida è chiara. Dall’ultima analisi pubblicata dalla Bce emerge che circa 10 mila miliardi di euro di risparmi, in Europa, sono fermi in contanti e depositi bancari a basso rendimento. Una situazione che si riscontra anche in Italia dove si stima che ci siano 1.500 miliardi di euro parcheggiati sui conti correnti.

«In questa prospettiva, assume un ruolo centrale l'educazione finanziaria, che contribuisce a rafforzare la capacità delle famiglie di comprendere opportunità e rischi degli investimenti e di orientare il risparmio verso strumenti adeguati agli obiettivi di lungo termine», ha aggiunto Stazi e «e più in generale, meritano attenzione gli strumenti che in altri Paesi hanno favorito una più ampia partecipazione delle imprese e dei risparmiatori ai mercati finanziari attraverso incentivi di natura fiscale. Penso, ad esempio, ad alcune esperienze nordiche che – per favorire l’investimento del pubblico nei mercati finanziari - hanno cercato di semplificare il rapporto tra risparmio e investimento di lungo periodo attraverso meccanismi fiscali chiari e facilmente accessibili ai cittadini». È il caso, appunto, della Svezia

Il modello svedese e gli incentivi al risparmio

«Il mese scorso, nel riordinare le mie carte per il trasloco dall'Antitrust alla Commissione di Borsa», ha raccontato il presidente di Consob insediatosi ad agosto dopo un passato da segretario generale dell’autorità alla Concorrenza,  «ho ritrovato un vecchio contributo scientifico del 1971, scritto dal professor Franco Romani - mio maestro accademico e fondatore dell'Antitrust italiano-, che analizzava il sistema svedese dei fondi di investimento di riserva».

«L'articolo», ha proseguito Stazi, «affrontava un tema ancora attuale: come utilizzare incentivi fiscali ben disegnati per favorire lo sviluppo del mercato dei capitali e sostenere la crescita dell'economia». In quel caso, ha sottolineato, «gli incentivi erano rivolti alle imprese e agli investimenti produttivi, non agli investitori individuali; tuttavia, l’idea di fondo era la stessa: creare condizioni favorevoli all'impiego affinché il risparmio e il capitale possano essere impiegati in modo più efficiente e con una prospettiva di lungo periodo».

Stazi ha quindi accennato al «modello svedese» e a come oggi sia guardato con «crescente interesse da molti Paesi: non come una formula da replicare meccanicamente, ma come un'esperienza da cui trarre indicazioni concrete». Il suo punto di forza, ha spiegato il presidente di Consob, «è aver costruito, in un lasso di tempo non breve, non una singola misura, ma un sistema coerente e integrato, nel quale domanda e offerta di capitale si alimentano reciprocamente e incentivi al risparmio, strumenti semplici di partecipazione e previdenza, cultura finanziaria si rafforzano, consolidando il legame tra ricchezza delle famiglie e mercati, convogliando gli investimenti nell'economia reale». (riproduzione riservata)