La Bce e tutte le banche centrali dell’Ue chiedono nuove regole sulle stablecoin con l’obiettivo di rafforzare la stabilità finanziaria. In particolare il Sebc (Sistema Europeo delle Banche Centrali, che include anche quelle non dell’area euro) ha proposto di cambiare la normativa sulle riserve degli emittenti di stablecoin, di chiarire le regole sulle emissioni multiple (quelle cioè in Paesi Ue e non Ue) e di aumentare i requisiti prudenziali e di reporting dei Casp (Crypto-Asset Service Providers) affidando all’Esma la loro supervisione. Inoltre le banche centrali hanno chiesto di mantenere il divieto di pagamento di interessi per le stablecoin.
I suggerimenti del Sebc sono contenuti in una risposta alla consultazione della Commissione Ue che sta valutando modifiche al regolamento sulle criptoattività (Micar o Markets in Crypto-Assets Regulation).
La novità principale riguarderebbe i requisiti per gli emittenti di stablecoin. Le banche centrali hanno suggerito di eliminare l’obbligo di depositare una parte delle riserve nelle banche (una quota oggi pari al 30 o 60% del totale, in base alle dimensioni dell’emittente) e di introdurre invece vincoli sulla liquidità con la richiesta in particolare di detenere una percentuale di attivi con scadenza a 1-5 giorni.
Il Sebc ha rilevato che l’attuale obbligo di depositare una parte rilevante delle riserve negli istituti di credito può aumentare il rischio di contagio alle banche di eventuali crisi delle stablecoin e viceversa. In caso di corsa al rimborso delle stablecoin, gli emittenti ritirerebbero i depositi creando un buco di liquidità anche nella banca collegata. Pure la crisi di un istituto potrebbe creare problemi a un emittente di stablecoin, come avvenuto nel 2023 per il dissesto di Svb che si è trasferito a Usdc di Circle. Inoltre, secondo le banche centrali Ue, il requisito sui depositi oggi in vigore riduce la redditività degli emittenti di stablecoin che invece è necessaria per garantire la sostenibilità dell’attività.
Il Sebc ha evidenziato inoltre che «se le riserve sono detenute sotto forma di depositi bancari, le stablecoin possono alterare le strutture di finanziamento delle banche sostituendo i depositi al dettaglio, relativamente stabili, con depositi provenienti dagli emittenti di stablecoin che tendono ad essere meno stabili e più sensibili alle condizioni di mercato».
Se invece le riserve sono investite in attività altamente liquide come i titoli di Stato a breve termine, «l’adozione delle stablecoin potrebbe inizialmente ridurre la base di depositi complessiva del settore bancario, ma tali fondi possono successivamente rientrare nelle banche a condizione che non vengano utilizzati per pagamenti o investimenti al di fuori dell’Ue».
Sono suggerite misure più stringenti per le stablecoin non collegate a valute Ue. La liquidità di breve termine, secondo la proposta delle banche centrali, dovrebbe essere di almeno il 20 o 40% delle riserve (sempre in base alle dimensioni dell’emittente di stablecoin), ma la calibrazione esatta richiederà ulteriori analisi a livello Ue.
Quanto al divieto di pagamento di interessi da parte delle stablecoin, la Bce ha sottolineato che «la moneta elettronica è destinata ad essere utilizzata per fare pagamenti e non come strumento di risparmio». (riproduzione riservata)