Lo shock energetico torna a farsi sentire anche sul debito pubblico italiano. Il rendimento del Btp decennale, giovedì 1° ottobre, è salito al 4,67%, ai massimi dall’ottobre 2023, mentre lo spread con il Bund tedesco si è portato a 107 punti base, il livello più alto da giugno 2025. A pesare è il nuovo scenario sull’inflazione e, di conseguenza, sulle prossime mosse della Banca centrale europea.
La crisi nello Stretto di Hormuz ha infatti riportato sotto pressione i prezzi dell’energia e spinto verso l’alto l’inflazione in Italia e nell’Eurozona. Il mercato sta così rivedendo il percorso dei tassi della Bce: secondo le attuali aspettative degli operatori, potrebbero arrivare tre rialzi entro la fine del 2027.
Il movimento non riguarda solo l’Italia. La curva dei rendimenti dell’Eurozona continua a spostarsi verso l’alto e il rendimento del Bund tedesco a dieci anni oscilla sopra il 3,6%, sui massimi dal giugno 2009. In Francia, l’Oat decennale ha raggiunto un nuovo massimo degli ultimi 18 anni. Per i Paesi con un debito pubblico elevato, il rialzo dei rendimenti significa però anche un aumento del costo delle nuove emissioni. Ed è proprio questo uno dei fattori che il governo sta già mettendo in conto in vista della prossima legge di bilancio.
«Con tutta sincerità vi devo dire sarà una legge di Bilancio difficile», ha detto il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, intervenendo alla giunta esecutiva di Confartigianato. «Per l’effetto dell'inflazione, per effetto della tenuta dei conti pubblici, per effetto del debito pubblico nel momento in cui noi andiamo a fare emissione dei titoli. Avete visto lo spread, lo abbiamo tenuto sempre sotto controllo e per effetto dell’aumento di energia sta arrivando a 100», ha spiegato, auspicando che l’Unione europea «capisca questa situazione» e conceda maggiore flessibilità. Un margine che, secondo il viceministro, consentirebbe al governo di avere «un po’ più d’ossigeno» per interventi mirati. (riproduzione riservata)