Spesa, il caro-carrello resiste nell’Eurozona. Ma l’inflazione alimentare calerà secondo Bce. Ecco i prezzi aumentati di più
Spesa, il caro-carrello resiste nell’Eurozona. Ma l’inflazione alimentare calerà secondo Bce. Ecco i prezzi aumentati di più
Il carovita nel settore del cibo è stato del 2,9% nel 2025 nell’Eurozona

di Francesco Ninfole 12/01/2026 22:30

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L’inflazione alimentare è rimasta sostenuta nel 2025 nell’Eurozona, soprattutto a causa di carne, caffè, cacao e dolciumi. L’aumento dei prezzi del cibo è stato del 2,9% l’anno scorso, molto inferiore al picco del 15,5% annuo registrato a marzo 2023, ma ancora superiore alla media pre-pandemica di lungo termine (2,2%).

La Bce però si aspetta che l’inflazione alimentare scenda al 2,1% annuo nel terzo trimestre di quest’anno e che resti moderata nei mesi successivi.

Nel breve termine la previsione di una frenata è sostenuta dal calo delle aspettative sui prezzi dei produttori alimentari che sono scese al di sotto della media di lungo periodo osservata tra il 1999 e il 2019.

Nello stesso tempo, tuttavia, i benefici potrebbero arrivare in modo più lento ai consumatori finali: le aspettative sui prezzi dei rivenditori hanno frenato in modo meno marcato e sono rimaste al di sopra della media di lungo termine.

Questo andamento potrebbe riflettere in parte la crescita salariale ancora elevata nel settore alimentare, come ha precisato la Bce in un’analisi in uscita nel prossimo bollettino economico.

I prezzi aumentati di più

Negli ultimi mesi caffè, tè, cacao, dolci e carne hanno rappresentato oltre il 50% dell’inflazione alimentare, pur avendo un peso inferiore al 25% nel dato.

Al contrario, il contributo delle altre voci alimentari si è normalizzato dopo l’impennata del carovita del 2022-23.

I prezzi del cacao e del caffè hanno raggiunto nuovi picchi a inizio 2025, dopo essere più che raddoppiati da gennaio 2024 (come si vede nel grafico in pagina).

Sebbene i valori si siano leggermente attenuati rispetto ai picchi, gli aumenti passati si sono trasferiti con ritardo ai prezzi al consumo.

Gli aumenti in questi ambiti possono essere in parte dovuti a eventi meteorologici estremi e cambiamento climatico.

La Bce stima che l’ondata di caldo estivo del 2025 potrebbe aumentare i prezzi dei prodotti alimentari non processati nell’Eurozona dello 0,4-0,7% nel giro di un anno.

Inoltre il costo della carne europea, in particolare quella bovina, è stato trainato da un calo strutturale dell’offerta, in un contesto di domanda robusta.

Di conseguenza i prezzi europei della carne hanno raggiunto il picco a giugno 2025, ovvero il 17% in più rispetto a gennaio 2024, per poi rallentare leggermente in seguito.

Le pressioni sui prezzi si sono attenuate ma la crescita dei salari nel comparto alimentare è rimasta nel 2015 oltre la media pre-pandemica, secondo la Bce.

Il ruolo dell’inflazione alimentare

Il costo del cibo ha un ruolo significativo nella percezione dell’inflazione complessiva da parte dei consumatori e nelle aspettative di inflazione a breve termine.

Le persone sono attente ai prodotti alimentari perché rappresentano una quota considerevole del budget familiare, sono comprati con frequenza e le possibilità di una loro sostituzione sono limitate.

Per quanto riguarda i Paesi, il costo del cibo è aumentato del 28% in Italia tra fine 2019 e agosto 2025, più o meno lo stesso livello della Francia.

L’incremento è stato invece superiore in Spagna (+34%) e Germania (+37%). Il maggiore balzo è stato negli Stati baltici, attorno al +55%.

Per i Paesi Ue ha pesato negli anni scorsi l’invasione russa dell’Ucraina che ha fatto salire il costo dei fertilizzanti e dell’energia.

Più di recente ha avuto impatto il rialzo delle materie prime alimentari e del costo del lavoro.

L’aumento dell’inflazione complessiva, e in particolare di quella del cibo, ha causato una significativa perdita del potere d’acquisto degli europei negli anni dopo la pandemia. (riproduzione riservata)