Se fosse un evento musicale sarebbe come il concerto del rapper Bad Bunny del prossimo luglio a Milano. Oltre 200 mila persone online per comprare i biglietti: polverizzati in pochi minuti. Sui mercati finanziari l’evento a cui nessuno vuole mancare è la quotazione di SpaceX, la società di Elon Musk che ha debuttato al Nasdaq il 12 giugno, chiudendo a 161,11 dollari (+19%) per una capitalizzazione di mercato di 2.100 miliardi di dollari.
.Oltre 250 miliardi di dollari di domanda a fronte di un obiettivo di raccolta di 75 miliardi. Il tutto per una valutazione mai vista per un’ipo, intorno a 1.770 miliardi.
Il titolo partiva da un prezzo di collocamento di 135 dollari, di fatto fissato da Musk un paio di settimane prima dell’avvio degli scambi (pratica insolita per le nuove quotazioni). Gli scambi sono cominciati a 150 dollari, con un rialzo dell’11%, e quando questo giornale è andato in stampa le azioni guadagnavano quasi il 30%, proiettando SpaceX verso 2.000 miliardi di capitalizzazione.
In fase di collocamento Musk ha riscontrato un forte interesse sia dagli investitori istituzionali e professionali, con ordini miliardari arrivati ad esempio dai fondi sovrani del Golfo, sia dai piccoli risparmiatori: circa 70 miliardi su 250 erano riconducibili al retail secondo Bloomberg. Molta di questa domanda è rimasta però inevasa. Una parte degli insoddisfatti avrà sicuramente comprato al primo giorno di quotazione, contribuendo allo sprint iniziale del titolo. Ma cosa conviene fare a chi - pur interessato - non è riuscito a entrare in partita?
Il mercato delle ipo «presenta un andamento spesso deludente. I dati dell’economista Jay Ritter mostrano che dal 1980 una matricola negli Usa ha registrato in media un rendimento inferiore del 21% rispetto al mercato nei primi tre anni», sottolineano gli esperti di Lombard Odier. «I rendimenti sono disomogenei. Gli investitori spesso ricordano i guadagni del primo giorno, in media del 19%, ma questi vanno principalmente a beneficio di chi ha comprato al prezzo di offerta. Dopo 12 mesi i rendimenti sono nella migliore delle ipotesi in linea con il mercato».
Le grandi ipo tecnologiche non fanno eccezione. Queste azioni «hanno maggiori probabilità di seguire l’andamento generale del mercato piuttosto che discostarsene, ma difficilmente si comporteranno come large cap consolidate», aggiungono gli analisti. «Questi titoli potrebbero inizialmente essere sostenuti da una forte domanda, dai flussi passivi e da un flottante ridotto (SpaceX ad esempio ha un flottante di circa il 5%, ndr), ma nel tempo ci aspettiamo un percorso più accidentato con una volatilità che potrebbe aumentare ancora man mano che scadono i lock-up».
Inoltre, la creazione di valore «si sta spostando sempre più dal periodo successivo a quello precedente all’ipo», sostiene un’analisi di Aberdeen Investments. Per le big tech consolidate come Apple, Microsoft o Amazon, la maggior parte della crescita in borsa è stata generata con il tempo, negli anni successivi alla quotazione. «Il che significa che sono stati gli investitori del mercato pubblico a cogliere la maggior parte dei guadagni», sottolineano ancora gli esperti dell’asset manager. «Amazon, ad esempio, ha moltiplicato il proprio valore di circa 200 volte dal lancio all’ipo, ma ha continuato a creare un valore molto maggiore una volta quotata».
Nel caso di SpaceX il punto di partenza è un multiplo di circa 100 volte i ricavi. «Il giornale americano Barron’s ha calcolato che la capitalizzazione di SpaceX potrebbe da sola superare la somma di 12 aziende che compongono il settore aerospazio e difesa dell’indice S&P 500 (tra cui Boeing, Rtx Corp., Northrop Grumman e Ge Aerospace). Va aggiunto però che il fatturato di SpaceX è di appena 18,7 miliardi contro i circa 500 generati dal gruppo di compagnie citate», osserva Giulio Zaccagnini, senior portfolio manager di Consultinvest sgr. «Per questo non mancano gestori scettici. Il noto investitore Jim Chanos ha fatto notare che la valutazione di SpaceX è decisamente più alta rispetto a quella che colossi come Google e Meta avevano al momento del loro sbarco in borsa».
Inoltre, la valutazione da Guinness dei primati del gruppo di Musk non deriva tanto dai fondamentali quanto dalle aspettative del mercato. Nel 2025 SpaceX ha riportato una perdita di 4,9 miliardi (e altri 4,3 miliardi sono stati persi nel primo trimestre del 2026) e a fine marzo 2026 aveva debiti per 20,9 miliardi, frutto in particolare dell’integrazione di xAI.
Delle tre linee di business in cui SpaceX è attiva (i lanci spaziali, i servizi satellitari Starlink e l’intelligenza artificiale) solo una produce già profitti: Starlink, con 10,3 milioni di abbonati a livello globale e circa 10 mila satelliti in orbita. Ma Musk ha promesso che gli utili arriveranno eccome, da tutte le attività. Anche passando da imprese come la colonizzazione di Marte e la costruzione di data center spaziali per alimentare l’AI.
Alcuni analisti gli credono, altri sono scettici. La società di ricerca New Street, ad esempio, ha iniziato la copertura sul titolo con un prezzo obiettivo di 165 dollari, il 22% superiore a quello di ipo, e prevede che il gruppo raggiunga un fatturato di 195 miliardi con un utile operativo di 65 miliardi nel 2030.
Morningstar, invece, indica un target price di 63 dollari che implica un calo del 53% rispetto al collocamento, evidenziando alcuni «problemi ingegneristici» che sarà arduo risolvere entro il 2028. «Grazie ai forti contratti che Starlink ha firmato con le principali compagnie aeree (e non solo quelle) la crescita dei ricavi si annuncia esplosiva, anche se il consumo di cassa è significativo e le prospettive future dipendono da attività mai tentate prima dall’uomo», considera Giorgio Vintani, analista e consulente finanziario indipendente.
Che fare quindi? Questi sono i numeri e i report che gli investitori rimasti alla finestra hanno a disposizione per scegliere se, e quando, prendere posizione su SpaceX. Guardando al percorso di altre big tech, in alcuni casi (come Amazon o, più di recente, Arm Holding) il primo anno di quotazione è stato ricco di soddisfazioni, in altri (Meta e Apple ad esempio) i maggiori ritorni sono arrivati per gli investitori pazienti.
Con SpaceX «penso sia opportuno evitare le prime fasi concitate», aggiunge Vintani. «La speculazione a livello di ipo è altissima e quella di SpaceX non sarà seconda a nessuna delle altre società quotate in precedenza. Bisognerebbe aspettare almeno sei mesi per vedere come il colosso di Musk riuscirà a muoversi a livello di conti e strategie. Particolare attenzione va data al cash burn rate (il tasso di consumo di cassa, ndr), per stabilire se, quando, e in che misura sarà necessario ritornare sul mercato dei capitali per ulteriori finanziamenti».
Anche per David Pascucci, market analyst di Xtb, precipitarsi a comprare le azioni nei primi giorni di scambi può essere una scelta avventata. «Considerando i fondamentali, che sollevano perplessità sulla tenuta dei numeri nel breve termine, non entrare sulla ipo è l’approccio più prudente», considera l’analista. «La volatilità è il primo rischio. Un altro elemento è il sentiment: non sappiamo come il mercato prezza SpaceX e dobbiamo considerare anche il contesto generale, che ha visto di recente una forte vendita degli eccessi del settore tech. SpaceX ha grandissime potenzialità ma il problema è la fase iniziale. Se svilupperà in modo efficiente il business dello spazio, SpaceX potrebbe diventare il benchmark per quel mercato come oggi lo è Nvidia per l’AI». (riproduzione riservata)