La maxi-quotazione di SpaceX, che ha chiuso la seduta del 12 giugno a 161,11 dollari (+19%), potrebbe aver messo i bastoni tra le ruote al bitcoin. Che nell’ultimo anno ha perso il 40% del valore, di cui il 30% solo negli ultimi sei mesi. A evidenziare la correlazione è Matteo Stivanello, responsabile Italia e Canton Ticino di Coinshares: «Bitcoin si trova a competere per i capitali in un mercato sempre più affollato», spiega. Da una parte «l’ipo di SpaceX potrebbe assorbire una parte del capitale marginale destinato agli investimenti più rischiosi».
Ma c’è una ragione ancora più profonda. «Da settimane l’unico prezzo di SpaceX aggiornato in tempo reale è quello visibile su Hyperliquid, una piattaforma di scambio di asset digitali dove gli operatori possono assumere posizioni long o short con leva finanziaria attraverso un contratto sintetico», spiega Stivanello.
Nei giorni precedenti alla quotazione questo contratto è arrivato a trattare «a un premio di circa il 21% rispetto al prezzo di collocamento di 135 dollari. Ma quello che più conta è la profondità del mercato: circa 140 milioni di dollari di open interest e 63 milioni di dollari di volumi nelle 24 ore» prima del debutto sul Nasdaq.
Attenzione però: la profondità di questo mercato parallelo non è necessariamente un male per il bitcoin. Secondo l’esperto infatti «questi mercati stanno iniziando a svolgere una funzione che fino a pochi anni fa apparteneva quasi esclusivamente alle banche d’investimento». Senza dimenticare, conclude, che nel bilancio di SpaceX «ci sono 18,712 bitcoin». Che sia un volàno per il rimbalzo? (riproduzione riservata)