Space economy, lo spazio non è più così lontano. Ed è un settore in cui investire (grazie all’esempio di SpaceX)
Space economy, lo spazio non è più così lontano. Ed è un settore in cui investire (grazie all’esempio di SpaceX)
Il calo dei prezzi ha stimolano l’innovazione e accorciano i tempi di ammortamento degli investimenti. La quotazione dell’azienda di Elon Musk ha reso mainstream il comparto

di Cosmo Elms* 12/07/2026 16:00

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Lo spazio non è più una frontiera lontana: si è trasformato in un settore in cui investire, caratterizzato da flussi di cassa reali, una concorrenza significativa e una parte core sempre più commercializzata. Per gli investitori, questo cambiamento continua a offrire opportunità straordinarie. La space economy genera già circa 600 miliardi di dollari di ricavi annuali e potrebbe raggiungere quasi 2.000 miliardi entro la metà della prossima decade. Circa tre quarti dell’attività è ad oggi di natura commerciale, non controllata dagli Stati, e molte aziende private si rivolgono sempre più ai mercati pubblici per le loro prossime fasi di crescita.

I fattori chiave

Il fattore chiave è stato il costo. I prezzi di lancio sono scesi da circa 400 mila dollari al chilogrammo nell’era Apollo a circa 2 mila dollari oggi. Una riduzione di 200 volte cambia il concetto di cosa sia economicamente fattibile. I costi più bassi ampliano il mercato potenziale, stimolano l’innovazione e accorciano i tempi di ammortamento in settori quali i satelliti, la connettività, l’imaging e le capacità legate alla difesa.

Un secondo fattore trainante è dato dalla scala. I servizi spaziali stanno passando da una dimensione di programmi pilota a quella dell'adozione di massa. L’esempio più calzante è la banda larga: Starlink conta oltre 12 milioni di abbonati e nel 2025 ha generato un fatturato di 11,4 miliardi di dollari. Si prevede che i suoi satelliti V3 offriranno un miglioramento di dieci volte nella capacità di downlink, aspetto questo che riflette un fenomeno ben noto nel settore tecnologico: il cosiddetto paradosso di Jevons, secondo cui i progressi tecnologici creano nuovi casi d’uso e, in fin dei conti, una maggiore domanda.

L’ipo di SpaceX e l’importanza della difesa

Tra gli sviluppi recenti più significativi il primo è senza dubbio l’ipo di SpaceX. Una quotazione nel 2026 con una valutazione di quasi 2 mila miliardi di dollari rappresenta, a nostro avviso, il momento in cui il settore spaziale entra nella coscienza degli investitori mainstream. Che si possiedano o meno azioni della società, le ripercussioni sono concrete: maggiore copertura da parte degli analisti, più benchmarking e legami più stretti tra l’innovazione privata e i mercati pubblici.

In secondo luogo, il settore dell’osservazione della Terra sta subendo una trasformazione radicale e Planet Labs ne è l’esempio più lampante. Recentemente l’azienda si è aggiudicata un contratto pluriennale da 240 milioni di euro con il governo tedesco per immagini satellitari basate sull’intelligenza artificiale e sorveglianza marittima, un contratto con la Nato per il monitoraggio spaziale continuo e un’estensione da parte della National Geospatial-Intelligence Agency statunitense per l’analisi marittima automatizzata. Il suo portafoglio ordini è cresciuto di circa il 79% su base annua, raggiungendo quasi 1 miliardo di dollari, con il 97% del valore contrattuale annuale che ora è ricorrente. Si tratta di un modello di business fondamentalmente diverso rispetto a quello di pochi anni fa.

In terzo luogo, la connettività diretta ai dispositivi mobili sta passando alla fase di una prima realtà commerciale. Ast SpaceMobile ha lanciato con successo tre satelliti BlueBird di nuova generazione nel giugno 2026, quadruplicando la propria flotta Block 2 nel giro di un unico lancio. Questi satelliti trasportano vettori delle dimensioni approssimative di un campo da tennis, senza necessità di hardware speciale. Asts punta a mettere in orbita circa 45 satelliti entro la fine dell’anno, con un servizio continuo a seguire. L’azienda ha stretto partnership con quasi 60 operatori di rete mobile che coprono oltre 3 miliardi di abbonati. La tecnologia non è esente da rischi, ma la direzione da seguire chiara.

In quarto luogo, il settore della difesa sta vivendo un superciclo. L’Europa si sta riarmando e il portafoglio ordini ha raggiunto livelli record. Lo spazio è parte integrante della deterrenza moderna: comunicazioni, navigazione, individuazione degli obiettivi e resilienza. L’Italia gioca al di sopra delle proprie possibilità grazie alle capacità di produzione end-to-end di satelliti e razzi, e i titoli nazionali lo hanno dimostrato.

Una nuova opportunità

Consideriamo gli investimenti nel settore della space economy come un’ampia opportunità industriale e tecnologica, non come una singola chiamata. Il nostro approccio è di tipo bottom-up e basato sui fondamentali. Un approccio barbell, che bilancia le società pure play di settore ad alta crescita con quelle più stabili dei settori aerospaziale e della difesa, può aiutare a gestire la volatilità propria di un tema ancora alle sue fasi iniziali.

La fase successiva riguarda l’integrazione. I dati spaziali si fonderanno con le reti terrestri, i flussi di lavoro basati sull’intelligenza artificiale e le architetture di difesa. Gli investitori dovrebbero attendersi fasi di volatilità, ma anche una gamma sempre più ampia di modelli di business sostenibili. La space economy sta di fatto passando dalla fantascienza al mainstream, ed è proprio in questo momento che un investimento disciplinato ha la massima importanza. (riproduzione riservata)

*client portfolio manager di Neuberger