In meno di cinque mesi il 50% della capitalizzazione di Softbank è andato in fumo. La holding giapponese vale circa 24.700 miliardi di yen, ovvero 157 miliardi di dollari, dopo aver perso il 6,9% il 22 ottobre. Sul titolo pesano i timori che circondano l’intelligenza artificiale e la sostenibilità degli investimenti delle big tech, di cui Softbank è partner in numerosi progetti.
A inizio giugno Softbank era il gruppo giapponese di maggiore peso in borsa davanti a Toyota. A ottobre vale meno sia della casa automobilistica sia di Hitachi e Recruit Holdings. Dall’inizio di ottobre il titolo è il peggiore del Nikkei a causa di una perdita superiore al 30% che ha cancellato i guadagni accumulati a settembre.
In un semestre il calo è stato del 23%, frutto del deteriorarsi del sentiment intorno all’intelligenza artificiale. I mercati sono scettici in particolare sulle maxi spese che le società del settore stanno finanziando con bond miliardari. Sotto i riflettori è finito ad esempio il caso di CoreWeave, specializzata in potenza di calcolo per l’AI, i cui titoli non garantiti in scadenza nel 2032 sono arrivati a rendere il 15%. Secondo alcune stime, il capex (spesa in conto capitale) dei principali gruppi impegnati nella corsa all’AI supererà 800 miliardi nel 2026 e salirà oltre 1.100 miliardi nel 2027.
Softbank è molto esposta all’intelligenza artificiale, motivo per cui le sue azioni accusano in modo così pronunciato novità e umori del settore. A settembre il gruppo ha raccolto 11,1 miliardi di dollari tramite un bond proprio per finanziare le ambiziose strategie del fondatore Masayoshi Son nel campo dell’AI. Inoltre, tra le partecipazioni della holding ci sono numerosi player e iniziative legate al comparto.
Softbank, ad esempio, ha investito 65 miliardi in OpenAI, alla quale è legata anche dal progetto Stargate con Oracle, e controlla Arm Holding, gruppo quotato negli Stati Uniti che progetta i microchip avanzati necessari a far funzionare l’intelligenza artificiale. (riproduzione riservata)