Snam, piano da 14 miliardi per la sicurezza energetica. Parla il ceo Scornajenchi
Snam, piano da 14 miliardi per la sicurezza energetica. Parla il ceo Scornajenchi
Per il ceo con lo stretto di Hormuz chiuso servono più infrastrutture e fonti di gas alternative. Ma l’italia ha fatto tesoro del conflitto in Ucraina e ha aumentato i punti d’ingresso diversificando le forniture

di di Andrea Cabrini 07/03/2026 08:47

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Con Hormuz chiuso, l’unico piano B è ampliare e integrare le fonti. Per la sicurezza energetica servono infrastrutture e diversificazione. I nostri investimenti vanno in questa direzione, ma nel breve c’è il rischio che, a questi prezzi, acquistare il gas per riempire gli stoccaggi - come avviene sempre a fine inverno - non sia conveniente, creando incertezza per la prossima stagione fredda».

Agostino Scornajenchi, ceo di Snam, ha presentato il nuovo piano industriale del gruppo mentre sul Golfo volavano i missili e il Qatar annunciava che, se la guerra continua, l’export d’energia si potrebbe fermare. A ClassCNBC ha spiegato obiettivi e rischi dello scenario energetico.

Domanda. Scornajenchi, la nuova strategia arriva in un momento di emergenza...

Risposta. Il nostro piano prevede investimenti per 14 miliardi di euro fino al 2030 con un obiettivo chiaro: rafforzare centralità e resilienza delle infrastrutture energetiche nazionali. Gli eventi geopolitici di questi giorni ci ricordano quanto la rete di trasporto del gas, insieme a rigassificatori e stoccaggio, sia strategica per l’indipendenza energetica dei Paesi.

D. L’Italia è a rischio?

R. Oggi disponiamo di un sistema molto più diversificato rispetto al passato. Dopo la crisi in Ucraina abbiamo accelerato su questa strada. L’Italia può contare su dieci punti d’ingresso del gas, cinque terrestri e cinque marini. Il che consente di diversificare più facilmente le forniture.

??????D. Intanto petroliere e metaniere restano ferme fuori dallo stretto di Hormuz.

R. È uno snodo cruciale per molti traffici globali. Per il gas, gran parte proviene dal Qatar. Il gnl in arrivo da lì vale circa il 10% dei nostri consumi complessivi: è un volume importante, ma non determinante per il bilancio energetico italiano. Per il momento le consegne previste sono confermate. Le metaniere partite prima dell’escalation stanno completando il viaggio, anche passando dal Capo di Buona Speranza. Alcune sono già entrate nel Mediterraneo. I carichi destinati al terminale di Rovigo per marzo risultano regolari.

D. E per i prossimi mesi?

R. Le maggiori preoccupazioni riguardano aprile: qualche carico potrebbe saltare. Siamo al lavoro con gli operatori per coprire eventuali slot vuoti. Entriamo però nella stagione primaverile, quando i consumi calano. Allo stesso tempo è il periodo in cui si iniziano a riempire gli stoccaggi per l’inverno successivo. L’Italia parte da una posizione relativamente favorevole: abbiamo livelli di stoccaggio più alti della media europea e chiuderemo l’inverno intorno a 40-45%. Il problema è che i prezzi elevati rendono meno conveniente acquistare ora gas da immagazzinare.

D. Se Hormuz restasse chiuso più a lungo, quale sarebbe il piano B?

R. In tal caso lo scenario geopolitico sarebbe più preoccupante. Detto questo, l’unico vero piano B è la diversificazione delle fonti. Oggi abbiamo due rigassificatori in più rispetto a tre anni fa, Piombino e Ravenna, abbiamo il Tap pienamente operativo e flussi da sud potenziati. Per un Paese importatore netto come l’Italia la strategia è costruire un sistema che consenta di cambiare rapidamente le rotte d’approvvigionamento.

D. Su cosa investirete nei prossimi anni?

R. Dei 14 miliardi di investimenti, circa 9 miliardi sono destinati al trasporto, che resta il pilastro del nostro business. Tra i progetti principali c’è il completamento della Linea Adriatica, che rafforza l’asse di trasporto del gas da sud a nord. Circa 2 miliardi saranno investiti negli stoccaggi. L’Italia consuma ogni anno circa 62-65 miliardi di metri cubi di gas e ha una capacità di stoccaggio che sfiora 20 miliardi di metri cubi, circa quattro mesi di consumi.

D. E il mercato? Cosa si possono aspettare gli azionisti dal piano?

R. Confermiamo la nostra politica di dividendi, con un payout fino all’80%, e un piano di investimenti che consentirà una crescita della nostra base asset superiore al 5%. Crediamo che gli investitori possano contare su fondamentali solidi e su una posizione finanziaria robusta. In questa fase la flessibilità finanziaria fa la differenza.

D. Resta il nodo del debito. Le condizioni finanziarie potrebbero cambiare.

R. Partiamo da una posizione migliore delle attese. Avevamo indicato per il 2025 un debito di 18,5 miliardi, ma abbiamo chiuso a 17,5 miliardi. Continueremo a mantenere una posizione finanziaria stabile, con 75% del debito a tasso fisso e 25% variabile. Nel corso del piano il costo medio del debito dovrebbe arrivare poco sopra il 3%. (riproduzione riservata)