Smart working, nuove regole per i datori di lavoro con la nuova Legge Pmi. Cosa cambia e le sanzioni
Smart working, nuove regole per i datori di lavoro con la nuova Legge Pmi. Cosa cambia e le sanzioni
La nuova legge introduce un regime sanzionatorio per un obbligo che le aziende già hanno: informare i dipendenti sui comportamenti corretti da tenere durante il lavoro agile. A rischio multe fino a 7.500 euro per i datori di lavoro 

di Anna Di Rocco 06/04/2026 11:51

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Il quadro normativo per le piccole e medie imprese italiane si arricchisce di un nuovo tassello. Domani, martedì 7 aprile, entra ufficialmente in vigore la legge annuale per le pmi (34/2026), pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 23 marzo. Tra i punti salienti del provvedimento quello che interviene sulla disciplina del lavoro agile è l’articolo 11 che mira a bilanciare flessibilità organizzativa e tutela della salute. Una novità che non introduce limiti diretti al lavoro da remoto, ma ne rafforza le regole.

Cosa cambia con la nuova legge Pmi

Il riferimento normativo interviene su un obbligo già previsto dall’articolo 22 della legge 81 del 2017: la consegna di un’informativa scritta sui rischi connessi alla prestazione lavorativa svolta fuori dai locali aziendali. Finora, però, quel passaggio è rimasto spesso sullo sfondo, percepito come un mero onere burocratico. Con la nuova norma, questo adempimento diventa centrale e, soprattutto, sanzionato, trasformandosi in un pilastro della gestione del lavoro agile.

Da martedì 7 aprile, infatti, i datori di lavoro che non trasmetteranno l’informativa ai lavoratori in modalità agile e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza potranno incorrere in pene che vanno da due a quattro mesi di arresto, oltre a sanzioni amministrative che possono raggiungere i 7.403,96 euro. È questo il dato che ha attirato l’attenzione delle imprese, ma il cuore dell’intervento è un altro: rafforzare uno strumento che, nel lavoro agile, sostituisce in parte il controllo diretto del datore di lavoro. Cresce, di fatto, il ruolo dell’informazione e della responsabilizzazione del lavoratore.

Il trasferimento di conoscenze

L’informativa diventa così il veicolo attraverso cui trasferire conoscenze, consapevolezza e indicazioni operative per la gestione dei rischi. Una funzione che assume un peso crescente proprio perché la prestazione si svolge in ambienti — come l’abitazione o altri luoghi scelti dal dipendente — che sfuggono alla supervisione quotidiana dell'azienda. Non si tratta di un documento formale, ma di uno strumento dinamico che deve indicare i rischi generali e specifici connessi alla modalità di lavoro.

Il documento deve porre particolare attenzione all’utilizzo dei videoterminali e agli effetti correlati, come l’affaticamento visivo, i problemi posturali e lo stress lavoro-correlato. L'obbligo prevede che l'informativa sia fornita almeno una volta all’anno, in modo da restare aderente alle modalità concrete di svolgimento dell’attività. In questo quadro, la norma si inserisce in un percorso più ampio di adattamento delle regole sulla sicurezza alle trasformazioni digitali del lavoro, riconducendo lo smart working a un sistema di tutele più esplicito. (riproduzione riservata)