Small cap italiane, il 2026 può essere l’anno del riscatto. Ecco perché
Small cap italiane, il 2026 può essere l’anno del riscatto. Ecco perché
Dopo anni difficili, le small cap italiane registrano una crescita del 28% nel 2025, attirando nuovamente l'interesse degli investitori grazie a valutazioni ancora sottovalutate e a bilanci aziendali solidi

di Paolo Rizzo* 04/12/2025 21:20

Ftse Mib
44.347,56 17.40.00

+0,07%

Dax 30
23.564,01 18.00.00

+0,50%

Dow Jones
46.946,41 22.35.04

+0,83%

Nasdaq
22.374,18 22.30.00

+1,22%

Euro/Dollaro
1,1510 22.30.28

+0,16%

Spread
77,86 17.30.09

-3,32

Nel 2025 le small cap italiane sono tornate al centro dell’interesse degli investitori. Dopo tre anni di purgatorio questo segmento ha registrato una crescita significativa, sovraperformando il mercato principale, grazie a un riposizionamento degli investitori verso l’Europa e a una rilevante rivalutazione.

E lo fanno con la forza dei numeri: l’indice di settore segna nell’intorno del +28% da inizio anno. Ma il dato più significativo è un altro: nonostante il recupero, i multipli di mercato restano compressi, a livelli ancora di forte sottovalutazione.

Come stanno le small cap

Tra il 2022 e il 2024 il comparto ha attraversato una delle fasi più difficili della sua storia recente. Con la scadenza dei vincoli fiscali dei Pir, i riscatti da parte dei risparmiatori hanno innescato una pressione costante sulle quotazioni. Non si è trattato di un giudizio negativo sulle aziende, ma di un meccanismo tecnico: i gestori, costretti a rimborsare i sottoscrittori, hanno dovuto liquidare posizioni in massa, indipendentemente dalla qualità dei bilanci o dalle prospettive industriali.

In realtà, molti emittenti del segmento small cap hanno messo in fila, semestre dopo semestre, bilanci robusti, caratterizzati da livelli di indebitamento contenuti, margini operativi in crescita e una sorprendente resilienza nell’affrontare contesti macroeconomici sfavorevoli. È proprio questa tenuta dei fondamentali ad aver reso evidenti le distorsioni.

Le conseguenze sono state immediate. Le valutazioni si sono abbassate in modo drastico, con ribassi del 30-40% dai massimi. Titoli che trattavano a multipli in linea con i peer europei si sono ritrovati a scambiare con ev/ebitda inferiori a 5 volte e p/e sotto 10 volte. Questo ridimensionamento, durato oltre tre anni, ha generato una divergenza tra il valore intrinseco delle società e la percezione espressa dal mercato.

In questo scenario non sorprende che a muoversi per primi siano stati gli investitori industriali e i fondi di private equity. Di fronte a quotazioni così depresse, diverse società quotate sono diventate oggetto di offerte pubbliche d’acquisto a prezzi considerati vantaggiosi dagli acquirenti e difficilmente replicabili nel mercato privato. Sono molti i casi di operazioni che hanno evidenziato come il segmento fosse diventato un terreno fertile per chi cercava asset di qualità a valutazioni compresse, ridisegnando anche quella deteriorata percezione esterna dell’intero comparto.

Cosa aspettarsi nel 2026 delle small cap

Il 2025 sta segnando una svolta e aprendo la strada a una nuova ventata di ottimismo, che potrebbe concretizzarsi nell’arco del 2026. Infatti, esauritesi le pressioni in vendita e, con esse, la dinamica forzata dei ribassi, sul mercato hanno fatto ritorno capitali freschi, soprattutto istituzionali esteri, attratti dal forte sconto relativo rispetto ai peer europei. L’impatto è stato rapido: l’indice delle small cap ha messo a segno un recupero a doppia cifra e i fondi specializzati hanno colto il rimbalzo con performance anche superiori. Tale rimbalzo però non basta a chiudere il divario poiché i multipli restano ben al di sotto della media storica e delle valutazioni europee.

La spinta decisiva, pertanto, potrebbe arrivare con l’avvento di due fatti attesi nel corso del 2026: il possibile avvio del Fondo Cdp Small & Mid Cap e della nuova generazione di Pir che il governo italiano sta strutturando con incentivi fiscali rafforzati. Questi fattori, se si verificheranno, saranno determinanti per riportare le valorizzazioni su più corretti parametri di mercato, rispecchiando il vero valore intrinseco delle small cap e rimodulando in positivo la percezione.

Nonostante le small cap italiane restino un segmento volatile, ciclico e adatto a chi sa gestire oscillazioni di mercato, rappresentano una delle poche aree della Borsa italiana dove prezzi compressi, bilanci resilienti e flussi attesi convivono, rappresentando un’opportunità da cogliere per i capitali pazienti di investitori di medio-lungo termine. (riproduzione riservata)

*Anthilia Capital Partners sgr