«Il tempo in cui potevamo comodamente lasciare agli Stati Uniti gran parte dell’onere della nostra sicurezza è semplicemente finito». Così il segretario della Nato, Mark Rutte, ha tracciato la nuova linea rossa della difesa transatlantica davanti al Parlamento europeo. Non è più tempo di delegare, è giunto il tempo che «Europa e Canada si assumano maggiori responsabilità per la propria sicurezza».
«La buona notizia», ha ammesso il segretario, «è che lo stanno facendo: stanno intensificando e accelerando gli sforzi sulla spesa per la difesa, accelerando la produzione e l’innovazione della nostra industria. E per la Nato la priorità assoluta è essere pronti per il prossimo vertice che si terrà ad Ankara, in Turchia, a luglio».
Il piano è ambizioso e, per molti versi, senza precedenti. L’obiettivo è infatti destinare il 5% del pil in difesa entro il 2035. «Si tratta di una cifra molto elevata e rafforzare la base industriale non è semplice. Ma dobbiamo farlo e dobbiamo farlo in fretta. Perché la situazione della sicurezza è reale: ci troviamo di fronte a una vera sfida per la nostra sicurezza».
Rutte ha evitato la retorica della competizione tra organizzazioni, puntando invece su un approccio pragmatico per integrare le forze di Bruxelles e quelle di Mons. L’idea è quella di una complementarietà totale: «Siamo pratici, siamo realistici. Dobbiamo valorizzare i nostri punti di forza. La Nato è collaudata quando si tratta di standard, strutture, procedure e comando».
L’Ue è invece più ferrata nel «rafforzare il mercato interno, nel reperire risorse finanziarie e nella regolamentazione». Proprio sulla burocrazia, Rutte ha lanciato un appello specifico: «Abbiamo bisogno di deregolamentazione». L’obiettivo è creare un «unico insieme di forze» che sfrutti l’enorme potenza industriale del blocco europeo per garantire una difesa collettiva che resti però ancorata agli standard Nato, definiti dal Segretario come «indispensabili e collaudati».
Il contesto geopolitico descritto da Rutte è quello di un mondo che si sta compattando contro l’Occidente. «È innegabile che, mentre parliamo, Russia, Cina e Corea del Nord si stiano allineando sempre di più e ci stiano sfidando. Ma la loro partnership non è ben sviluppata. La Nato è anni luce avanti rispetto a loro».
Per questo «la cooperazione tra le nostre nazioni è un enorme vantaggio. Questo vale per la Nato ma vale anche per il nostro lavoro con i partner nel mondo: nei Balcani occidentali, sul fianco sud e anche più lontano, nell’Indo-Pacifico, con la Corea del Sud, il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda. È nel nostro interesse condiviso, Nato e Ue, costruire su queste partnership, imparare gli uni dagli altri e rendere davvero la nostra sicurezza condivisa uno sforzo congiunto e duraturo». (riproduzione riservata)