Si incrina il fronte del no alla sospensione del Patto di Stabilità e Crescita per fronteggiare la crisi energetica. Alcune autorevoli fonti consultate da MF-Milano Finanza, hanno cominciato a sottolineare come il muro opposto alle richieste, soprattutto dell'Italia, a fermare per qualche tempo la regola del rapporto del 3% tra deficit-pil, si stia facendo meno invalicabile.
E questo per due motivi fondamentali: la perplessità della Bce ad aspettare una recessione conclamata prima di chiedere la sospensione del Patto, e le difficoltà della Germania, che per la prima volta ha scritto alla Commissione insieme ad altri Paesi, tra cui l'Italia col ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, affinché sia Bruxelles a varare con urgenza una tassa sugli extraprofitti energetici.
Sul primo punto è un banchiere centrale di lungo corso a sollevare con questo giornale qualche perplessità sulla rigidità di Bruxelles a sospendere le regole contabili di bilancio. «Le regole dicono che per attivare la general escape clause (la clausola per sospendere il Patto, ndr) ci vuole una grave recessione ma bisogna capire cosa accade nei Paesi.
Forse sarebbe il caso di anticipare queste misure prima che si sia palesata la recessione, anche perché con essa i tassi di mercato comincerebbero a scendere», ragiona il banchiere, che lascia quindi una porta aperta alla possibilità di ripetere in Europa oggi, con la crisi di Hormuz, quanto avvenuto ieri, con la crisi legata alla pandemia di Covid.
Un'altra voce abbastanza ottimista è un ministro delle Finanze collega di Giorgetti, il quale segnala l'importante novità che la lettera alla Commissione sulla tassa Ue sugli extraprofitti sia stata firmata anche dal ministro tedesco Lars Klingbeil. Che la scelta della Germania di chiedere un intervento diretto della Commissione sia un “segnale” inusuale quanto importante, ne è convinto peraltro anche lo stesso Giorgetti, il quale per primo, insieme al leader della Lega, Matteo Salvini, ha chiesto anche la sospensione del Patto di Stabilità per sostenere le economie in affanno a causa della crisi energetica dovuta alla guerra in Iran.
A Bruxelles le bocche sono cucite per il momento e si attende l'esito dell'ultimatum a Teheran del presidente americano Donald Trump onde valutare all'interno del gabinetto della presidente Ursula von der Leyen ogni opzione possibile. Un alto esponente della diplomazia italiana però si confida e afferma: «Tutto è possibile ma allo stato c’è un muro negativo preventivo. La sospensione del Patto di Stabilità non è mai stata nemmeno discussa. Ma la situazione è in continua evoluzione. Ricordo però che col Covid abbiamo dovuto aspettare la recessione prima di decidere di attivare la clausola che blocca la regola del rispetto del 3%».
Un altro ex ministro, che ha ricoperto svariati ruoli nei governi di centrodestra, azzarda infine una previsione che potrebbe tagliare la testa al toro delle indecisioni europee: «Se Mario Draghi scrivesse sul Financial Times un articolo per chiedere la sospensione del Patto di Stabilità credo che gli altri paesi lo terrebbero molto in considerazione, a cominciare dal governo di Giorgia Meloni per finire con la Francia e la Germania».
E l'ultima volta che il Patto di Stabilità e Crescita è stato sospeso fu proprio durante l'esecutivo dell'ex banchiere centrale a causa del lockdown dovuto alla pandemia di Covid. Ora non si tratta di fronteggiare un virus ma di rispondere ad una emergenza molto più visibile che si chiama guerra. (riproduzione riservata)