L’ultimo mese e mezzo ha offerto agli hedge fund specializzati nelle posizioni corte un terreno fertile. La guerra in Medioriente, la chiusura dello Stretto di Hormuz e il crollo della fiducia sui mercati europei hanno portato le posizioni short sull'azionario del Vecchio Continente a livelli record. In Italia i dati Consob sulle posizioni nette corte (pnc) raccontano la stessa storia: fondi come Citadel, Aqr, Two Sigma, Marshall Wace e Voleon hanno incrementato le scommesse al ribasso su decine di titoli di Piazza Affari. Ma adesso il quadro sta cambiando. E per chi sa leggere le pnc Consob, il segnale è chiaro.
Chi vende allo scoperto prende in prestito titoli, li vende sul mercato e punta a ricomprarli a un prezzo inferiore. Il guadagno è la differenza. Il problema è la chiusura: per uscire dalla posizione bisogna riacquistare le azioni vendute. Se il mercato sale (o se troppi fondi insieme tentano di coprirsi) la domanda di acquisto si somma a quella degli investitori ordinari e il titolo sale ancora più velocemente.
È lo short squeeze: la trappola in cui chi ha scommesso al ribasso alimenta involontariamente il rialzo. L'analisi dei dati Consob dell’ultima settimana rivela che questo meccanismo non è solo teorico. I pattern sono già leggibili e le date delle posizioni dichiarate dai fondi permettono di ricostruire con precisione quando ogni trade è stato aperto, modificato e chiuso.
Il primo segnale è quello delle coperture sistematiche: posizioni aperte settimane fa che sono progressivamente smontate. Point72 Europe ad esempio aveva uno short su Hera dal 19 marzo; negli ultimi quattro giorni lo ha dimezzato, da 0,88% a 0,43%, riducendo in ogni seduta. Ilex Capital Partners aveva aperto su Bff Bank il 30 marzo: ha ridotto il 7 aprile e chiuso definitivamente l'8. Walleye Capital era entrata su Marr il 25 marzo: ha smontato tutto l'8 aprile. Tages Capital aveva uno short su Banca Ifis aperto dal 5 marzo, chiuso il 9 aprile.
Sono trade costruiti durante il picco della crisi geopolitica e smontati non appena il contesto è cambiato. Il secondo segnale è quello delle inversioni rapide. Due fatti che avvengono in parallelo il 7 aprile (nel giorno in cui Trump annuncia la sospensione delle operazioni militari contro l'Iran) dicono molto sulla reattività dei fondi quant. D.E. Shaw apre uno short su Brunello Cucinelli allo 0,5% e Two Sigma apre su Tenaris allo 0,50%. Entrambi li chiudono il 9 aprile, quarantotto ore dopo. Non è una tesi fondamentale: è un trade di momentum aperto e chiuso nel giro di due sedute, appena il segnale si è esaurito.
Il terzo, e più rivelatore, è il pattern a V di Citadel su Bff Bank. Il 6 aprile la posizione dell’istituzionale è all'1,67%. Il 7 aprile cade a 1,24% (-0,43% in un giorno solo), mentre l'8 aprile risale a 1,53% (+0,29 pp). Il 9 aprile inizia di nuovo a scendere, a 1,48%. È la firma di un fondo che alleggerisce, valuta la reazione del mercato, rientra con forza e poi inizia l'uscita definitiva. Nel frattempo però Walleye Capital e Marshall Wace continuano ad aumentare la posizione su Bff. La divergenza tra fondi sullo stesso titolo è uno dei segnali più classici di uno squeeze in maturazione.
Il caso di Two Sigma su Moncler racconta una storia diversa da quella dei trade rapidi di D.E. Shaw e Tenaris. La posizione era stata aperta il 13 febbraio, nel pieno di un ciclo ribassista sul lusso europeo. Two Sigma l'ha mantenuta invariata allo 0,50% per quasi due mesi, attraverso tutte le oscillazioni di mercato, senza mai toccarla.
Poi arriva il 7 aprile, Trump annuncia la sospensione delle operazioni contro l'Iran, i mercati rimbalzano, il lusso recupera e l'8 aprile Two Sigma riduce per la prima volta, a 0,47% mentre il giorno dopo la posizione scompare dal registro Consob. Due mesi di pazienza smontati in due sedute. Non è la velocità del quant che emerge qui, ma la disciplina di uscita: una tesi costruita sulla fragilità del lusso in un contesto di stress macro, liquidata nel momento esatto in cui quella tesi perde il suo fondamento. È esattamente come i modelli di questi fondi sono progettati per funzionare.
Saipem la più shortata. Con uno short aggregato del 10,59% del capitale, il gruppo energetico è il titolo più venduto d'Italia per distacco. A onor del vero tra queste pnc ci sono anche degli hedging a causa dell’operazione di fusione con Subsea7. Ad ogni modo, il segnale qui è arrivato nell’ultimo report Consob con Elliott Investment Management che ha ridotto di 0,07 punti percentuali (data posizione: 9 aprile) e D.E. Shaw di altri 0,03. In un titolo con questa concentrazione ogni movimento conta. Saipem è esposta all'area mediorientale attraverso i suoi contratti oil & gas, e la normalizzazione dello Stretto di Hormuz rimuove la principale giustificazione fondamentale per lo short. Chi si copre prima, paga meno e i trader (che se ne accorgono) festeggiano. (riproduzione riservata)