Serie A, il difficile cammino dei giovani verso il professionismo. Ma la nuova stagione segna un cambio di passo
Serie A, il difficile cammino dei giovani verso il professionismo. Ma la nuova stagione segna un cambio di passo
Nonostante l'Italia produca talenti giovanili di qualità, la loro presenza nel massimo campionato è limitata. Il nuovo corso, con la Figc guidata da Giovanni Malagò, ha visto un incremento nell'impiego degli Under 21

di Alessandro Rigamonti 22/10/2026 19:00

Ftse Mib
48.383,66 17.40.00

-2,54%

Dax 30
25.371,75 18.00.00

-1,07%

Dow Jones
52.815,26 21.40.47

-0,08%

Nasdaq
25.959,53 21.35.53

-2,78%

Euro/Dollaro
1,1220 21.20.45

+0,08%

Spread
124,97 17.29.40

+8,85

Dopo l’ennesimo Mondiale di calcio sfumato, con la fase a eliminazione diretta della Coppa che non vede protagonista la nazionale dal 2006, l’Italia del calcio sta provando a ripartire anche grazie alla nuova governance della Figc. Secondo uno studio di Football Benchmark Group, per affrontare le sfide attuali del calcio italiano, sono necessari ampi cambiamenti strutturali: «Tra le numerose questioni in discussione, un tema si impone chiaramente al centro del dibattito, ovvero la necessità di un sistema sostenibile di sviluppo dei talenti». Questo cambio di passo, vedendo i numeri della nuova stagione della Serie A, sembra sia già in atto. Ma andiamo con ordine.

Un problema italiano

A differenza di quanto si pensi, il problema della nazionale di calcio non è la mancanza di giovani talenti. Football Benchmark ha analizzato le performance delle nazionali giovanili e la squadra azzurra è tra le migliori d’Europa come numero di partecipazioni alle principali competizioni Uefa e Fifa. «I dati sembrano suggerire che l'Italia continui a produrre un bacino di talenti sufficiente per diventare professionisti», spiegano gli autori del report. «Pur essendoci ancora margini di miglioramento in ambiti come le strutture regionali di individuazione dei talenti e i formati delle competizioni giovanili, la base di giocatori nelle prime fasi del percorso non sembra essere il problema principale».

Il problema della mancanza di talenti allora è da ricercare sul passaggio da competizioni giovanili a quelle professionistiche. Nelle ultime sei stagioni, i giocatori italiani Under 21 non hanno mai totalizzato più di 50.000 minuti complessivi in Serie A in una singola stagione, né hanno rappresentato più del 6% del totale dei minuti giocati in campionato. Inoltre, la percentuale di italiani Under 21 che militano in Serie A è attualmente inferiore al 4%, mentre anche nella stagione 2025/26 si è registrato un minimo storico: 37 giocatori di questa categoria hanno avuto l'opportunità di giocare, ma solo 14 hanno disputato più di 1.000 minuti. La Serie A si posiziona all’ultimo posto tra i principali campionati europei, insieme alla Premier League inglese.

«Tuttavia, rispetto ad altri paesi simili, le opportunità di gioco per i giovani talenti sia in Serie A che nelle competizioni Uefa per club rimangono limitate. La Serie A offre un minutaggio relativamente basso ai giocatori Under 21 nazionali, mentre il percorso tra il calcio giovanile e le competizioni d'élite rimane piuttosto ristretto», spiegano gli esperti. «Inoltre, l'elevata percentuale di giocatori stranieri e i livelli relativamente bassi di emigrazione possono ulteriormente limitare le opportunità di accumulare una preziosa esperienza professionale».

Un leggero cambio di passo

Dopo la mancata qualificazione al Mondiale, il timone della Figc è passato a Giovanni Malagò. L’ex presidente del Coni aveva vinto le elezioni federali lo scorso giugno, ma dopo la vicenda del mancato tesseramento alla Federcalcio, la Giunta Nazionale del Coni aveva deliberato l'azzeramento della governance Figc e il commissariamento dell’organizzazione. La scelta del commissario straordinario è ricaduta su Malagò stesso.

Durante la nuova gestione si è già visto un sensibile cambio di passo per quanto riguarda l’utilizzo dei giovani in Serie A: la giornata di apertura del massimo campionato ha registrato il numero più alto di giocatori Under 21 nelle formazioni titolari (32), di under 21 in campo nel corso della partita (52) e di minuti giocati dai giovani (2771). Numeri che non si vedevano da inizio secolo. In totale sono stati 14 i giovani italiani scesi in campo.

«Risultati positivi nello sviluppo dei talenti possono inoltre creare un circolo virtuoso per il calcio di club, soprattutto considerando il crescente valore strategico e finanziario dello sviluppo dei giovani giocatori», spiegano gli esperti di Football Benchmark. «Per il calcio italiano, la priorità non è quindi necessariamente produrre più talenti, ma creare un ambiente in cui un maggior numero di questi talenti possa compiere con successo la transizione ai massimi livelli del gioco». (riproduzione riservata)