Sempre più gas dagli Usa per l’Italia
Sempre più gas dagli Usa per l’Italia
Con la chiusura totale al metano russo aumenteranno gli acquisti di gnl americano. Stoccaggi Ue a picco. Tiene l’Italia, con i depositi pieni al 57%, gli incentivi e la rete Snam hanno fatto da scuso. Ma gli Stati Uniti sono determinanti: nel 2025 acquistati quasi 100 carichi. E gennaio conferma il trend

di di Angela Zoppo 03/02/2026 20:00

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La coda dell’inverno sta assestando il colpo finale alle scorte di gas dell’Europa. La percentuale di riempimento degli stoccaggi è scesa in pochi giorni da un già allarmante 44 al 40,5%, livello vicino a quello del 2022 nel pieno della crisi Russia-Ucraina. Il 3 febbraio 2025, per avere un termine di paragone, la percentuale era di circa il 52%. Colpa del freddo se, dall'inizio della stagione di riscaldamento – il 13 ottobre 2025 – i Paesi europei hanno prelevato circa 51 miliardi di metri cubi di gas dagli impianti di stoccaggio. L’agenzia russa Tass non si è fatta scappare l’occasione di dare evidenza a questi numeri, sottolineando che il prelievo netto, ovvero la differenza tra i volumi prelevati e quelli immessi, ha superato i 46 miliardi di metri cubi, e che a gennaio 2026, quando dai depositi europei sono stati presi quasi 24 miliardi di mc, è stato raggiunto uno dei picchi più alti in uscita dal 2017.

Allarme sulla chiusura di marzo, ma l’Italia fa eccezione

Ma a preoccupare è soprattutto quello che succederà nei prossimi mesi. A questo ritmo si prevede che a marzo 2’26, al termine della stagione, l’asticella degli stoccaggi possa precipitare al 30%, eventualità che costringerebbe ad acquistare almeno 60 miliardi di metri cubi di gas per restare sopra la soglia di sicurezza dell’80%.

Fa eccezione l’Italia, che difende il primato di fine 2025 e figura tra i Paesi più virtuosi con un tasso di riempimento degli stoccaggi del 57%, inferiore a quello del 2025 (62,6%) ma decisamente più alto della media Ue e della maggioranza degli altri Paesi. La Germania, per esempio, è scivolata al 32%, la Francia al 30,2%. Il caso italiano è merito, spiegano gli analisti, di una serie di fattori che altrove non si sono allineati: la rete di infrastrutture di Snam, compresi i nuovi rigassificatori di Piombino e Ravenna, che ha consentito di diversificare la geografia delle forniture, e la decisione politica (governo) e operativa (Arera) di introdurre dei meccanismi di incentivazione al riempimento, a favore degli operatori di mercato che si vedono riconoscere l’eventuale differenziale negativo, tra il prezzo del gas in inverno e quello della stagione estiva (quando è stato acquistato).

A scaldarci ora è Trump

A tenere i riscaldamenti accesi ha contribuito un nuovo fornitore, emerso con forza nella nuova mappa degli approvvigionamenti: gli Stati Uniti, emersi di pari passo con l’aumento della domanda globale di gnl, il gas naturale liquefatto, cresciuta del 30% nel 2025 a oltre 175 miliardi di metri cubi. Da quando, a fine 2027, l’Europa chiuderà anche le residue importazioni dalla Russia, il deficit che verrà a crearsi sarà compensato proprio dal gnl, atteso a un nuovo picco di 185 miliardi di mc. E a quel punto la staffetta Mosca-Washington sarà completata, perché secondo le stime dell'Aie (l’Agenzia Internazionale dell’Energia), il maggiore contributo arriverà dal Nord America, che guiderà un aumento del gnl di circa il 7% già quest’anno.

Restando all’Italia, la curva crescente della domanda di gas naturale liquefatto dagli Usa è confermata anche dai flussi di inizio 2026. La tendenza è in continuità con i volumi del 2025, che hanno visto arrivare 221 carichi, ben 98 dei quali proprio dagli Stati Uniti, seguiti da Qatar (54 carichi) e Algeria (47 carichi).

L’Ue: dipendenza da gnl Usa? Non è Russia bis

Da Bruxelles arriva però l’invito a non paragonare l’import di gnl americano alla dipendenza che legava l’Europa alla Russia. «Disponiamo di un quadro di sicurezza dell'approvvigionamento ben sviluppato. Monitoriamo molto da vicino l'offerta e la domanda sui mercati globali per evitare un'eccessiva dipendenza da un singolo fornitore. E i dati attuali di cui disponiamo non indicano preoccupazioni riguardo all'aumento delle importazioni di forniture energetiche dagli Stati Uniti», ha detto la portavoce della Commissione europea per l'Energia, Anna-Kaisa Itkonen. Tre, secondo Itkonen, le differenze con la situazione precedente. «Prima dell'inizio della guerra, la Russia forniva circa il 45% del nostro gas. Questo avveniva tramite gasdotti dedicati che erano controllati e appartenevano a un'unica società' statale (Gazprom, ndr) soggetta al controllo governativo. Secondo punto: la Russia ha frequentemente e ripetutamente usato le forniture energetiche come arma negli ultimi decenni. Terzo punto: a differenza dei gasdotti, il gnl è un mercato globale e liquido, che offre più opzioni di diversificazione all'Unione europea». (riproduzione riservata)