Ai fini della manovra il cosiddetto contributo del settore bancario e assicurativo di 5 miliardi viene considerato cruciale per una legge di bilancio fondata al massimo su 25 miliardi. Questa valutazione tuttavia non torna a favore del governo, dal momento che si potrà sempre dire che l'impalcatura del bilancio si basa su un apporto che dovrebbe essere straordinario ma che rischia di tramutarsi ormai in ordinario.
È prevedibile che venerdì 30, nel tradizionale convegno della Giornata Mondiale del Risparmio, si parlerà di questo asserito contributo, sul quale - non lo si dimentichi - si dovrà acquisire il preventivo parere della Bce. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha detto che nel governo è stato trovato l'accordo sull'apporto in questione e che verrà ricercata l'intesa con le banche; una ricerca, per la verità, che muove con il peccato originale della disapplicazione di fatto, per la parte che prevede l'esaustività triennale degli obblighi per gli istituti, dell'accordo raggiunto nello scorso anno con Abi e Ania. Così viene disatteso il fondamentale brocardo Pacta sunt servanda.
L'ipotesi, ventilata da esponenti dell'esecutivo, di sottrarre ai nuovi oneri gli istituti minori e le banche di prossimità introduce un'attenuazione ma non bilancia soprattutto il significato della specifica tassazione degli istituti che vi sono sottoposti e i rischi di trasferire agli investitori e ai risparmiatori, innanzitutto a quelli esteri, l'immagine di indeterminatezza dell'imposizione a cui sono soggette le banche, viste le misure che si susseguono anno per anno.
Nelle scelte che compiono gli investitori debbono tenere conto pure dell'alea di un’improvvida e inaspettata richiesta di contributi da parte dello Stato? Trattandosi di una tassazione, non si può dimenticare che essa deve obbedire ai principi costituzionali e che la sua reiterazione annuale confligge con i principi fissati dalla Corte Costituzionale per materie similari, i quali al primo punto stabiliscono la temporaneità di una tale misura; segue poi il collegamento con valide e straordinarie esigenze sociali e, se si muove dall'eccezionalità dei profitti, allora bisogna chiarire e motivare bene come li si calcola.
Resta comunque l'improprietà di un intervento che pone nuovi oneri a una specifica categoria avulsi da una complessiva valutazione dell'assetto fiscale. Come si è detto, Giorgetti si è riferito al previsto incontro con le banche, verosimilmente con l'Abi.
È importante che l'accordo raggiunto nel governo non costituisca una specie di contratto di adesione e che possa svilupparsi un efficace negoziato per entrambe le parti, governo da un lato e Assobancaria e Ania dall’altro.
Può sembrare eccessivo ipotizzare una sostanziale revisione dell'accordo interministeriale raggiunto, ma nel nostro caso si sta agendo nella straordinarietà, superando limiti e criteri fondamentali. E comunque l'alternativa è sempre quella di una generale riforma fiscale. Intanto, se si persiste nel voler permanere sul terreno del cosiddetto contributo, allora sarà difficile spiegare perché misure dello stesso tipo non vengano adottate per le società energetiche. Par condicio a fronte di pari situazioni e condizioni: non si può disconoscere anche quest'altro fondamentale principio. (riproduzione riservata)