Tsunami o bolla di sapone? L’intelligenza artificiale è da mesi sulla bocca di tutti e più volte il terrore di una «bolla» ha abbattuto i mercati (e soprattutto i titoli tech), ma nelle scorse settimane si è andati oltre. La paura ha fatto cadere uno dopo l’altro settori finora considerati solidi come software-as-a-service, servizi legali, real estate e risparmio gestito. Lo scossone è arrivato con il lancio del modello di AI Claude Opus 4.6 di Anthropic, il 5 febbraio 2026, e dei servizi della startup Altruist.
Il motivo dell’effetto domino va cercato nelle capacità di coding dei nuovi modelli. La piattaforma Altruist automatizza la pianificazione fiscale, mentre l’ultimo aggiornamento di Claude è in grado di eseguire operazioni di management aziendale, analisi finanziaria e immobiliare.
L’impatto sui mercati è stato immediato, a partire dai titoli del mondo software. L’iShares Expanded Tech-Software Sector Etf, che riunisce titoli legati agli applicativi aziendali, ha perso circa il 21% rispetto al mese scorso. La paura si è così propagata di settore in settore, fino alla consulenza finanziaria. In un futuro non troppo lontano - è il timore che aleggia - Claude gestirà i risparmi?
Anthropic ha appena chiuso un round di finanziamento da 30 miliardi di dollari, che ha portato la valutazione della società a 380 miliardi, e l’aggiornamento di Claude è «la cosa più importante accaduta nell’AI dal lancio di ChatGpt» secondo Dean Ball, senior fellow alla Foundation for American Innovation. A questo punto è lecito domandarsi se Claude rivoluzionerà davvero la gestione del risparmio, tenendo conto del fatto che - secondo un approfondimento di Klecha - i servizi finanziari sono uno dei comparti in cui l’AI ha un impatto maggiore insieme a sanità, manifattura ed editoria.
Non è la prima volta che ci si interroga sulla tenuta del modello di consulenza tradizionale. Lo status quo è già stato messo in discussione dall’avanzata delle challenger bank come Revolut, Trade Republic o Scalable Capital e dai servizi di robo-advisory, forniti tra le altre da Euclidea (Banca Ifis), Fideuram Direct (Intesa Sanpaolo), Tinaba (Banca Profilo) o Moneyfarm. La crescita di queste realtà è stata alimentata soprattutto dalla domanda di clienti più giovani e tecnologicamente esperti, alla ricerca di soluzioni semplici e con costi ridotti, come è emerso da un report di Morningstar Dbrs.
L’intelligenza artificiale potrebbe rafforzare ulteriormente questa tendenza, mettendo ancora sotto pressione i prezzi. «L’AI potrebbe rendere più semplice confrontare i prezzi. I broker azionari o le piattaforme che applicano i prezzi più elevati potrebbero essere esposti a rischi maggiori e a volumi di switching più alti rispetto al passato», sostengono gli analisti di Ubs.
«Gli investitori temono che le soluzioni di AI possano sostituire la consulenza tradizionale, erodendo il potere di prezzo delle società incumbent», aggiungono gli esperti di Citi, confermando la possibilità di un impatto sui costi. «Le piattaforme potrebbero beneficiare di un taglio delle commissioni di consulenza. Se il costo della consulenza tradizionale si dimezzasse nel tempo, con un aumento dell’efficienza che raddoppiasse il numero di clienti, l’effetto sarebbe neutro per il consulente ma vantaggioso per la piattaforma che genera ricavi dalle commissioni di piattaforma e da quelle sui prodotti».
Inoltre l’AI sembra essersi già introdotta nel lavoro del consulente finanziario. Secondo una ricerca di McKinsey & Company, il 69% dei più giovani la utilizza frequentemente, contro il 43% dei consulenti over 45. L’intelligenza artificiale è impiegata innanzitutto per l’analisi di portafoglio (34%) e, nel 25% dei casi, per l’interazione con i clienti e la creazione di materiale informativo. Inoltre lo scorso anno l’Anasf, l'associazione dei consulenti finanziari, ha annunciato l’intenzione di sviluppare un modello di AI interno. Qualche indicazione in merito potrebbe arrivare in occasione di Consulentia, l’evento annuale in programma a marzo.
Tuttavia non è detto che il mestiere del consulente sia destinato a scomparire. «Abbiamo già visto questo film con la robo-consulenza. È stata attesa a lungo, ma non è realmente decollata. Questa volta potrebbe essere diverso, ma probabilmente continuerà a esserci valore nell’incontro con i consulenti e nel contatto umano», credono gli analisti di Ubs.
I robo-advisor «hanno faticato a crescere», conferma un’analisi di Citi. «Margini ridotti e costi elevati di acquisizione dei clienti hanno impedito alle società di svilupparsi con successo, comprese quelle con grandi disponibilità finanziarie. A ottobre Us Bancorp ha chiuso la sua unità di robo-consulenza. Ubs ha abbandonato l’attività negli Stati Uniti a maggio 2025, mentre Jp Morgan lo ha fatto nel 2024».
Niente da temere, dunque? Forse è presto per dirlo. «Con l’AI ci saranno conseguenze operative, alcune mansioni saranno automatizzate mentre in altre sarà sempre più importante la specializzazione umana. Nel breve termine l’impatto potrebbe essere tutto sommato limitato, ma nel lungo periodo credo che il cambiamento sarà dirompente», osserva Andrea Di Camillo, fondatore e managing partner di P101, fondo di venture capital specializzato in società innovative e nuove tecnologie. «L’AI non si limita a seguire regole pre-impostate come i robo-advisory, ma crea le regole in tempo reale. Sarà più disruptive di quanto lo è stata la combinazione di telefonia mobile e Internet». (riproduzione riservata)