La tassa europea sul carbonio alla frontiera è «ingiusta e discriminatoria». Lo ha affermato giovedì il Ministero del Commercio cinese in una nota, annunciando l’intenzione di adottare contromisure per difendere gli interessi del Paese.
Secondo il comunicato, l’Unione europea ha pubblicato una serie di proposte legislative e regole di attuazione relative al Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), la principale politica climatica di Bruxelles che impone una tassa sui prodotti ad alta intensità di emissioni importati. Il CBAM entra in vigore giovedì 1 gennaio.
L’Ue avrebbe assegnato ai prodotti cinesi valori di riferimento predefiniti sull’intensità di carbonio eccessivamente elevati, con l’intenzione di aumentarli ulteriormente nei prossimi tre anni, ha dichiarato il ministero cinese. Questi parametri — che determinano di fatto il costo del carbonio applicato alle importazioni in assenza di dati verificati — non sarebbero coerenti con le condizioni attuali né con il percorso di sviluppo futuro della Cina e «costituiscono un trattamento ingiusto e discriminatorio» nei confronti del Paese, ha sottolineato Pechino.
«Adotteremo con fermezza tutte le misure necessarie per rispondere a eventuali restrizioni commerciali ingiuste», ha affermato il ministero, «per tutelare gli interessi della Cina e preservare la stabilità delle catene di approvvigionamento globali».
Il CBAM mira a proteggere i settori europei ad alta intensità di carbonio dalla concorrenza ritenuta sleale durante la transizione green dell’Ue, in particolare da produttori operanti in Paesi con normative climatiche meno stringenti. Tuttavia, il meccanismo ha attirato critiche da parte dei partner commerciali per le sue implicazioni protezionistiche, con gli Stati Uniti che hanno chiesto «maggiori flessibilità» per le proprie imprese.
Il Ministero del Commercio ha inoltre affermato che la Cina si oppone alla proposta europea di estendere l’ambito del CBAM a 180 prodotti ad alto contenuto di acciaio e alluminio, tra cui macchinari, automobili e componenti auto, oltre agli elettrodomestici. Il piano, secondo Pechino, «va oltre il legittimo perimetro» della lotta al cambiamento climatico.
Infine, il ministero ha criticato la decisione dell’Ue di fare marcia indietro sul divieto dei nuovi veicoli con motore a combustione interna, sostenendo che allentare i requisiti normativi ambientali all’interno mentre si innalzano barriere commerciali verso l’esterno in nome della tutela dell’ambiente rappresenta un «doppio standard».
«L’Ue sta promuovendo una nuova forma di protezionismo commerciale con il pretesto di prevenire la “fuga di carbonio”», ha concluso il ministero, avvertendo che questa decisione aumenterà i costi per i Paesi in via di sviluppo e «minerà gravemente la fiducia internazionale». Pechino ha infine invitato Bruxelles a mantenere il mercato aperto. (riproduzione riservata)