Satispay, parla Dalmasso: risparmio, welfare e investimenti per arrivare a 1 miliardo di ricavi
Satispay, parla Dalmasso: risparmio, welfare e investimenti per arrivare a 1 miliardo di ricavi
?L’app nata nel 2013 per semplificare i piccoli pagamenti, ora vuole trasformarsi in piattaforma finanziaria completa. Nel futuro l’obiettivo è quotarsi in borsa????

di Andrea Cabrini 12/07/2026 15:00

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???Satispay sfida le banche: «fra dieci anni i leader non saranno quelli di oggi». La app nata nel 2013 per semplificare i piccoli pagamenti, ora vuol fare leva sui suoi 6,5 milioni di clienti per trasformarsi in piattaforma finanziaria completa: «ma non compreremo una banca, chiederemo una licenza ex novo». Il co-fondatore e ceo Alberto Dalmasso ha spiegato a Class CNBC la nuova strategia dopo il lancio di tre carte di debito e l’apertura alla possibilità di investire dalla app in azioni ed Etf. L’obiettivo è arrivare a un miliardo di ricavi entro il 2030, soglia oltre la quale il gruppo valuterà la quotazione in borsa. A giugno i ricavi annualizzati 2026 sono saliti a quota 120 milioni. L’anno scorso il fatturato è stato di 73,8 milioni, in crescita del 53%, mentre la perdita è rimasta stabile a 40,5 milioni.

Domanda. Satispay è nata e cresciuta come rivoluzione dei pagamenti. Perché ora questo cambio di strategia?

R. Più che un cambio di strategia è il completamento della nostra visione. Satispay è diventata un’abitudine quotidiana per oltre sei milioni di persone e questo ci permette di ampliare l’offerta. Negli anni abbiamo visto crescere l’utilizzo dei salvadanai, degli investimenti e del welfare aziendale. Da qui la convinzione di poter costruire una piattaforma completa di servizi finanziari, che comprenda pagamenti, investimenti, credito e, in prospettiva, banking. Chi accrediterà lo stipendio su Satispay potrà utilizzare tutti questi servizi in un unico ecosistema: pagare ovunque, anche all’estero, accedere ai depositi remunerati, agli investimenti e, quando serve, al pagamento rateale. Mentre il nostro circuito di pagamento continuerà a rappresentare un elemento distintivo.

D. Le banche generaliste, quelle digitali come Revolut o N26, oppure i sistemi di pagamento di Apple o Samsung. A chi volete fare concorrenza?

R. Oggi esistono competitor fintech importanti, ma la loro quota di mercato è ancora limitata. La vera opportunità è conquistare clienti alle banche tradizionali. Siamo convinti che tra dieci-quindici anni i leader bancari europei non saranno quelli di oggi. Il banking può essere gestito molto meglio da aziende nate con una cultura tecnologica. Le banche tradizionali spesso non sviluppano internamente la tecnologia e dipendono da fornitori esterni. Per noi funzionalità come recuperare il Pin con il riconoscimento facciale sono normali; per molti istituti rappresentano ancora procedure complicate. Questo divario tecnologico è destinato a pesare sempre di più.

D. Per diventare banca servirà una licenza. Pensate di acquisire un istituto?

R. No. Oggi operiamo già come istituto di moneta elettronica e come investment firm. Continueremo lungo questo percorso, ampliando progressivamente i servizi. Quando arriverà il momento di diventare banca preferiamo ottenere una licenza bancaria ex novo piuttosto che acquisire un istituto esistente. Vogliamo costruire il nostro modello senza dover integrare strutture e sistemi ereditati.

D. Avete appena raccolto 120 milioni con un nuovo aumento di capitale, dopo quello da 60 del 2024. Serviranno anche per acquisizioni?

R. Non nel settore bancario. Le opportunità più interessanti sono nel welfare aziendale.
Negli ultimi anni abbiamo costruito una piattaforma completa che comprende buoni pasto, fondi pensione, rimborsi sanitari e altri servizi. Sul mercato esistono molte società che hanno ottimi rapporti con le aziende ma offrono soltanto una parte di questi servizi. Acquisendole possiamo ampliare rapidamente la loro offerta e, allo stesso tempo, utilizzare il canale B2B per avvicinare nuovi utenti all’ecosistema Satispay. È una strategia che si è dimostrata estremamente efficace.

D. Avete introdotto anche la possibilità di acquistare dalla app azioni ed Etf, anche frazionati. Chi gestisce il portafoglio in modo attivo ha già tante piattaforme molto competitive con cui fare trading.

R. Abbiamo imparato che le persone non vogliono utilizzare dieci applicazioni diverse per gestire il proprio denaro. Preferiscono affidarsi a poche piattaforme e fare tutto da lì. Per questo, se vogliamo diventare uno dei principali operatori europei dei servizi finanziari, dobbiamo offrire anche gli strumenti per investire. Pagamenti, risparmio, investimenti e credito devono convivere nella stessa esperienza. Inoltre, osserviamo una crescente diffusione di investitori orientati ai piani di accumulo di lungo periodo che, allo stesso tempo, desiderano acquistare direttamente azioni di aziende che seguono. È un’evoluzione naturale del mercato.

D. Satispay è «unicorno» dal 2022 (start up dal valore superiore a un miliardo, ndr) ma non ha ancora prodotto utili. Qual è il prossimo traguardo? E arriverà in Borsa?

R. La quotazione è un obiettivo, ma soltanto quando avremo raggiunto una dimensione adeguata. Pensiamo che abbia senso guardare alla Borsa oltre il miliardo di euro di fatturato. È il traguardo che ci siamo posti per il 2030, mantenendo gli attuali ritmi di crescita. Sarà una sfida impegnativa, ma è il percorso che riteniamo corretto. Oggi il mercato considera piccoli gli operatori con valutazioni inferiori a 5 miliardi.? Per questo vogliamo arrivare alla quotazione con una scala e una redditività coerenti con le aspettative degli investitori internazionali. (riproduzione riservata)