Satispay rivede al rialzo le previsioni sul fronte del welfare. L’unicorno italiano co-fondato e gestito dal ceo Alberto Dalmasso, forte di una super app e di un network di pagamento proprietario, stima di raggiungere a fine 2026 700 milioni di euro di volumi annualizzati per tutti i prodotti di welfare emessi.
A garantire il ritocco verso l’alto degli obiettivi è un 2025 che «ha segnato una forte accelerazione per SatisWelfare», spiega una nota di Satispay. A dicembre 2025, infatti, sono stati superati i 41 milioni di euro di volumi mensili di prodotti welfare emessi. Il valore annualizzato era salito quindi a quota 360 milioni, sostenuto da oltre 40 mila aziende – tra cui Iren, Armani e Sky – che hanno usato i prodotti Welfare dell’unicorno. Una «fiducia» che fa stimare a Satispay il raggiungimento del nuovo target.
Satispay mette in evidenza come gli strumenti digitali emessi rinforzino il traffico per i piccoli esercenti e incentivino la spesa all’interno della sua rete. Lo scontrino medio delle transazioni effettuate con i Buoni Pasto Satispay, spiega la fintech, è superiore del 60% rispetto alla media dei pagamenti digitali Satispay registrati nello stesso punto vendita.
SatisWelfare – la società controllata da Satispay che gestisce il ramo welfare – ha generato un rimborso di oltre 30 milioni ogni mese per il network di attività convenzionate.
Per tutti i propri prodotti welfare, Satispay prevede la lavorazione del rimborso il giorno stesso dell’incasso e l’accredito sul conto corrente dell’esercente entro un giorno lavorativo. In questo modo per l’esercente vengono «eliminati i lunghi tempi di attesa e i rischi di mancato incasso legati alla leggibilità o alla gestione manuale dei buoni» e gli viene assicurata «una liquidità immediata e certa». Satispay ricorda anche le commissioni sui buoni pasto strutturalmente al di sotto del tetto del 5% previsto per legge.
«Crediamo fermamente in un modello che rimetta al centro gli esercenti, perché il welfare genera valore solo quando è sostenibile per tutti gli attori coinvolti: aziende, lavoratori e negozianti. I risultati ci confermano che siamo sulla strada giusta: vedere che i nostri servizi aumentano la capacità di spesa dei clienti e il traffico nei negozi di quartiere è la prova che la tecnologia può sostenere l'economia reale», ha detto Dalmasso. (riproduzione riservata)